Garibaldi: “Sveglia Italia!”

Garibaldi: “Sveglia Italia!”

– Il prete che insegna Dio è un mentitore, poiché nulla egli sa di Dio. Egli, sacerdote dell’ignoranza, persecutore della sapienza, insegna Dio! Ma se Dio avesse voluto rivelarsi all’uomo lo avrebbe fatto ai Kepleri, ai Galilei, ai Newton, non a questi miserabili adoratori del ventre.

– I clericali sono sudditi e militi di una potenza straniera, autorità mista ed universale, spirituale e politica, che comanda e non si lascia discutere, semina discordie e corrompe.

– Il prete è l’assassino dell’anima poiché in tutti i tempi egli ha fomentato l’ignoranza e perseguito la scienza.

– I preti attizzano gli uni contro gli altri popoli a sbranarsi, trucidarsi, distruggersi e condannano senza pietà alle pene dell’inferno i novecento milioni d’esseri umani che non appartengono alla loro bottega.

– «Morte ai preti!» – «Morte a nessuno!», gridava il solitario dall’alto del balcone alle moltitudini, rispondendo alla terribile loro esclamazione! Morte a nessuno!
Eppure, chi è più meritevole di morte che la setta malvagia la quale ha fatto dell’Italia un Paese di morti, un cimitero? O Beccaria! le tue dottrine sono sante! io ripugno dal sangue! ma non so se l’Italia potrà liberarsi da’ suoi tiranni dell’anima e del corpo senza distruggerne, senza annientarne sino l’ultimo rampollo!

– Tra le astuzie dei sardanapali pretini, ricchissimi com’eran, fu sempre mercé la stupidità dei fedeli, non ultima fu quella d’impiegare gli artisti più eminenti nell’illustrazione delle loro favole. Quindi i Michelangeli e i Raffaelli d’ogni età, furon da loro assoldati e il popolo anche persuaso della vanità delle proprie credenze, e dell’impostura dei leviti di Roma, rispetta ancora i simulacri della sua prostituzione, perché sono capi d’opera di molto pregio. Ma il primo capo d’opera d’un popolo non è la libertà? non è la dignità nazionale? E tutti quei portenti dell’arte, benché portenti, che gli rammentano il suo servaggio e la sua degradazione, oh!, non sarebbe meglio che ei li mandasse all’Inferno?

– Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada

Garibaldi

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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