Sogni di uomini robot. Antologico

Sogni di uomini robot

Iannozzi Giuseppe

robot

Uomo morto, sei tu?

Non hai pianto
Le chiese cadono in frantumi,
la mia fede è solo a un miglio
dalla sedia elettrica
Ciclamini tra i tuoi capelli
dicono le lettere
Gli occhi azzurri ricordano
che ogni uomo ha il suo incubo
a ciel sereno

Tutti passano in fretta
Hanno in mano la loro vendetta
Ventiquattrore alla fine del mondo
di carte e scandali
La foresta brucia là in fondo
ma nessuno ne è al corrente,
i giornali si vendono lo stesso
con dentro un po’ di sesso

Ho ucciso che ero così giovane
La condanna era accanto a me
con la luna, ha visto mia madre
darmi a un mondo di lupi
– braccato per sedere qui
Non dovresti accendere il sole
se non hai intenzione di trovarmi
sul serio dove io vivo
a passo lento fino all’ultimo

Non dovresti accendere il sole
se non hai intenzione di trovarmi
sul serio dove io taglio
le vene ai quattro apostoli
restando in piedi
a passo lento fino all’ultimo

Dammi la mano
Porta via il prete
Non è il momento
Non sarà mai un giorno di nubi,
ho solo ucciso uno sballato
che con occhio torbido
si guardava troppo a lungo
in uno specchio d’acqua
Dammi lo sguardo,
non ho niente da giustificare
Ma la Corte Suprema ha deciso
che fra tre giorni non sarò più qui
E tu, tu che intendi
quando assicuri alla stampa
di non avere lacrime?

Ho solo ucciso uno sballato
Ho solo ucciso uno fra tanti
Ho solo ucciso la fragilità

E tu che intendi
quando mi guardi
per subito ritrarti?

Decadenza

dov’è dio?
l’ho cercato nel tempo così a lungo
(così tanto a lungo)
che alla fine ho dimenticato questo perché
che si fa strada in me
perché?

sono ancora me stessa di spalle
guardo il mondo che ho davanti
fisso la decadenza per trattenerla
per sopportarla
è il tempo di un attimo nel mio sguardo

questa casa desolata
questa luce che c’è ed è fioca
questo sentimento che si fa strada in me
è possibile sopportare tutto questo?
le spalle le lascio scoperte al vento
la schiena l’avvolge la carezza del biondo
non c’è segno di vita in strada
tranne la decadenza

dov’è dio?
l’ho immaginato più forte di me
adesso è evidente che fu uno sbaglio
l’ho cercato nel mio sguardo al mattino
alla sera, nelle ore del crepuscolo
e alla fine ho dimenticato questo perché
che si allontana da me

sono ancora me stessa
solo un po’ più sola ma donna
anche se questa decadenza intorno a me
non smette di reggere la sua parte
anche se volgo lo sguardo altrove
non cambia mai la strada vuota

non ho bisogno di una sconfitta amata-tradita
o del coraggio che si fa nebbia all’orizzonte
questa casa desolata però
questa luce che c’è ed è fioca
questo sentimento che accarezza una lacrima nascosta
posso sopportare tutto questo? far finta di niente?

sono ancora la regina di una notte senza luna
e della luce che sa portare
quando il mondo spegne i suoi occhi

come vittima sacrificale offerta al mio sorriso
(ingenuo in un passato non troppo scaduto)
come una lacrima abbandonata sul mio volto
(quello di una donna che sa)
continuerò a fissare questa decadenza
che si prende tutto il tempo che c’è

dov’è dio?
l’ho cercato nel tempo così a lungo
“è nella decadenza” così dicono quelli
che stanno al piano di sopra
continuerò, continuerò a fissare la casa
che è quaggiù
e la strada e ogni cosa che il mio sguardo arriva
sono ancora la regina di una notte senza luna
e della luce che sa portare
continuerò a fissare questa decadenza
che si prende tutto il tempo che c’è

continuerò
continuerò a fissare la decadenza per trattenerla
giusto il tempo di un attimo nel mio sguardo
anche se si prende tutto il tempo che c’è

Buddha bambino

Guarda adesso
Guardalo ora che traballa sulle gambe
I gradini portano a un ballo di sangue
E tu credi in…?
Non posso credere
che sei tutto quel che ho,
questa visione di tortura
Questa mi fa male

Guarda adesso
I monaci cadono senza far rumore
Ogni angolo ha un manganello nell’ombra
e una pozza di sangue che non si cicatrizza
Hai la Kodak pronta,
hai le mani in manette già da un po’
Questa fotografia mi tortura l’anima
da quaranta e passa anni
Mi fa male
Mi fa male ma rispondo OM
Fa male ma rispondo
Eco insegue altra Eco
Non posso credere
che sono tutto quel che ho

Cammina accanto
Accanto, porta il mio canto alto
Moltiplicalo per cento
Camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà, e ricominceremo
alzandoci perché credo
nel sorriso del Buddha bambino
Perché non posso
credere che questa tortura
finita in ultima pagina è tutto
quel che c’è

Mi fa male
Mi fa male ma rispondo OM
Fa male ma rispondo
Eco insegue altra Eco
Così camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà, e ricominceremo
alzandoci perché credo
nel sorriso del Buddha bambino

Vincente

L’aria imbronciata,
fuggono all’occhio le autostrade,
ed hanno avvistato dio a Las Vegas
Domani sarà un giorno di pioggia,
Lascia i bowindows in chiaro
e spegni la tivù
Non c’è molto altro che possiamo
Non c’è molto altro
Non c’è molto
Non c’è

Hai sentito di quello che si è impiccato
e di quell’altro
che ha falciato il grano maturo con la 45?
Sono caduti con la faccia nel piscio,
perciò spegni la tivù e metti su Chet Baker
Non c’è molto altro che possiamo
Davvero, devi credermi,
un momento fila dritto
e quello appresso non è già più così
Non c’è altro, ma se hai un quarto di dollaro
puoi buttarlo in una di quelle stupide macchinette
e scoprirlo da te che non c’è proprio nient’altro
che si possa fare quando dio perde la memoria

Se ne sta appollaiato in attesa del grande colpo
Prega per un jackpot, non fa caso a tutti gli altri
Non c’è molto altro che possiamo
Non c’è molto altro
Non c’è molto
Non c’è

Farfalle

tengo il mio, la strada
si sbaglia sempre
quasi mai abbastanza
come le foglie cadono
così le farfalle e il loro volo

il ritorno fa paura
come l’andata
e sempre la pioggia spinge
il mio riflesso nelle pozzanghere

dicesti “non finirà”
dicesti “è così la vita”
così adesso lo so
che ogni male viene per nuocere
per piovere

tengo il mio, la strada
tutti hanno un dolore
e una commedia da portare avanti
come le foglie cadono
così le farfalle e la vita in volo

Come B.B.

c’è una voce che è bionda come il fumo
c’è una voce che si spinge oltre il rumore
se è questa l’onda di frequenza che stona (che amo)
se è questa l’onda che spruzza vita (che amo)

in una pioggia di dottori trovo il tuo nome
mi invita a sperare kandinsky
e la geometria di una antenna contro il cielo
per una trasfigurazione del sensibile
in un bagno biondo mentre si fa il tramonto

in un bagno biondo il tuo canto (che amo)
se è questa l’onda che spruzza vita (che amo)
se questo è il problema, se è il bello che vuoi
un tutto spirituale unitario e la donna-bellezza lolita
il sapore delle bolle di sapone e della tua bocca

mi farò bastare lo scandalo della tua bellezza
come B.B. sei, come B.B. il bagno biondo
che ristora la mia stanchezza a fondo, affondo
affondo nell’onda che spruzza vita, in questa frequenza

c’è una voce che è bionda come il fumo
mi farò bastare lo scandalo della tua bellezza

c’è una voce che si spinge oltre il rumore
come B.B. sei, sei tu il mio bagno biondo
se questo è il problema, se è il meglio che voglio
a fondo affondo, a fondo affondo nel biondo

a fondo affondo, a fondo affondo nel biondo
in questo bagno biondo, nel tuo canto
è questa l’onda di frequenza che spruzza vita
a fondo affondo, a fondo affondo nel biondo

buongiorno B.B., così inizia il tramonto (che amo)
così inizia il biondo, così si fa l’onda e il bagno
mi farò bastare lo scandalo della tua bellezza

buongiorno B.B., così inizia a vivere il mondo (che amo)
così affondo nel biondo, così si fa l’onda e il bagno
se questo è il problema, se è il meglio che voglio

Un bacio

capisco, stile che è stile non si dice che è
la pellicola fotografica raccoglie l’immagine
la restituisce più vera, o inferno & paradiso

non sei sparita, neanche io, solo meno sposato
solo più posato, una tovaglia dalle briciole spolverata
i discorsi che mangio a volte non li seguo
ma ci sono e si fanno strada di traverso in me
e dicono la loro
e io solo posso apparecchiarmi al loro volere
ma è anche il mio, e non sono sparito

e così ti seguo
inseguo i tuoi pensieri come fossero i miei
e mi perdo in un dedalo fantastico
come un giorno nella notte costretto
come una notte che ha solo un principio

leggo le pareti del dedalo, interpreto i segni
perché possano condurmi non so dove
in un qualche dove, non è importante dove
solo il quando si porta, non sono sparito
e neanche tu

il cumulo del tempo si è perso per me
e tu sei sempre un bacio pieno per me
ed allora un po’ sorrido, torno a respirare
come un pesce fuor d’acqua

non è mai abbastanza quel poco che abbiamo
facciamocelo bastare, è tutto per noi
come nella distribuzione dei pani e dei pesci
facciamocelo bastare e sorridiamo, sorridiamo
al sorriso nascosto nell’ombra del cappello
e poi una magia tirerà l’altra
ciliegie rosse per me le tue labbra

niente pani da dare in pasto al miracolo
la moltiplicazione viene strana in bonbon
di questo ti dovrai accontentare
di questo mi dovrò giustificare
sei tu sempre un bacio pieno per me
ciliegie rosse per me le tue labbra

Pazzo King Lear
(versione estesa)

e imparai a pronunciar il tuo nome
scagliandolo nell’Infinito
in questo mare che non si affoga
nemmeno di sé stesso
mentre un uomo se lo trascina via
il peccato d’esser vivo

i pazzi non hanno voce
solo un mare di sudore in dote
i pazzi, no, non hanno voce
solo sudore e un’ultima sigaretta
i più fortunati anche una lama di fiato
– o àncora che sia –
per inventarsi passaporto
in Terra di Nessuno

i sani hanno grida bestemmie
e anche un ossario – loro Capitale –
da investire sempre comunque e dove
i sani, sì, hanno bestemmie sassi fra le mani
i più sfortunati una moglie domestica
utile a spiare il passato creduto addomesticato all’eternità
che fugge via in una scia d’immortale sopruso
in Terra di Tutti Frutti avari e guasti

e imparai a diventare, a diventare il mio nome
scegliendo se rimanere o esser uomo
dove la vita l’unico debito concesso in prestito
alle cinque dita della mano
corteggiata da un bicchiere mezzo pieno mezzo vuoto
affogato nel sangue di Cristo in croce

se scegliere tra Penelope o mille Sirene
sia Alternativa Vita Morte
o Buona Novella
per un Amen, Così Sia
se vivere per ammazzare Caino o Abele
sia circostanza interrotta via
se sia semplicemente quel che sia, sia
Infinitamente

erotico andare incontro
venire dentro
ma io non so chi conosco
se dormo sogno incubo
se sveglio tremo e basta

ma i pazzi, no, non hanno voce sassi
ma i sani, sì, hanno tutto questo niente
di Poveri e Ricchi

e io, io che immagine ho?

questo posto è troppa folla
anche se riparo altrove
e buon divertimento bar o quel che sia

i pazzi, no, non hanno voce sassi
i sani, sì, hanno tutto questo niente
di Poveri Ricchi
e uno specchio rotto e il vento di Bob Dylan
poi croci cimiteri e altri simili ammennicoli
per ricordarsi in un epitaffio nel mago di Oz
e le fantasie, le fantasie bambine di Alice

e Dio, dio inventato dio
che immagine ha della sua immagine?

questo posto sempre troppa folla
anche per chi ha un riparo infinito nell’eternità
e milioni di soldatini
in Terra di Guerra e Pace, Delitto e Castigo

e imparai a pronunciar il tuo nome
e imparai a diventare, a diventare il mio nome
la Buona Novella sasso scagliato prima pietra senza…
senza Peccato

e imparai a pronunciar il mio nome puro
e imparai a diventare, a diventare il mio nome
King Lear sasso scagliato prima pietra con
e senza Peccato

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, Beppe Iannozzi, cultura, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe detto Beppe, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.