Sulle orme di Omero

Sulle orme di Omero

Iannozzi Giuseppe

Omero

I.

Ed io e il mio io,
che insieme contiamo sì,
ma quanto il due di picche,
facciamo quel che possiamo,
non bene non male;
poi a tarda sera confidiamo
in una bottiglia di vino
che se non ci dà allegria
almeno almeno in un sonno di piombo
ci sprofonda;
e se sarà per sempre o no
chi se ne fotte.

II.

Quante bottiglie di rosso
per toccare delle radici
la morta vita
nel Sahara ben piantata?
Chiedo al Salice Piangente
e a quelli nell’Oasi immaginata:
nessuno sa… sfioriscono però
nel giardino dell’infanzia le rose
e finge distrazione il filosofo di Basilea.

Nessuno sa chi ancor sul vivere
e chi invece con l’acqua alla gola;
fa quasi impressione la notte,
di gente fuor di testa, vuota.
Fortuna c’è un nero nero gatto
che tra i rifiuti a capofitto si getta
sollevando un pandemonio
che manco Paganini col suo violino.

III.

Essere alto,
in alto puntare,
in lungo e in largo cercando
di Omero le cieche orbite;
perdendo le ali,
le contraddizioni
che la lira di Apollo
la ridussero
in schegge di silenzio.

Per un foco nuovo,
per l’artifizio
che Berlino inginocchiò,
esplodere più reali fantasie;
al di sopra di genti e nuvole
non più argentee nebbie
che la mente spengono
in vano peregrinare
fra deragliate disgrazie…
futili da raccontare.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
Questa voce è stata pubblicata in amore, arte e cultura, attualità, Beppe Iannozzi, cultura, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe detto Beppe, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Sulle orme di Omero

  1. furbylla ha detto:

    sone belle ma a queste e anche ad altre è come se mancasse qualcosa di te
    Buongiorno
    Cinzia

    Mi piace

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sono belle, certo, lo so pure io e lo riconosco.
    Manca quella stupidità che era in tante e tante cosette che nel corso degli anni ho scritto. Ma parliamo appunto di cosette, che erano davvero troppo mie per poter interessare e piacere se non a quattro gatti. La poesia deve essere ad ampio spettro, omerica, e non parrocchiale. Di cavolate ne ho scritte tante. Direi che è pur ora di lasciare da parte la poesia parrocchiale per una poesia da vero poeta, ma non chiamatemi in ogni caso poeta.

    Spero continuerai a seguirmi, perché adesso, nella maturità, potrò dare il meglio, anche nella narrativa.

    Buondìhttps://iannozzigiuseppe.wordpress.com/wp-admin/edit-comments.php#comments-form

    beppe

    Mi piace

  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A ogni modo, le poesie in stile coheniano, ricche di passione, quelle continuerò a scriverle quando sentirò il bisogno e avrò l’ispirazione. Giustamente diviso fra poesia omerica e coheniana, così come ha da essere. Un esempio di poesia che ti piacerà sicuramente è qui, “Amante Mia”, che non hai commentato e mi par strano. 😉

    https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2016/01/02/amante-mia/

    Bacio

    beppe

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...