Poesie per parrucchieri. Antologico

Poesie per parrucchieri

Iannozzi Giuseppe

poesie per parrucchieri

Nella mia follia

Il Premio Ultimo lo vincerò dentro a un manicomio con gli occhi di fuori e i sogni ancora tutti dentro alla testa.

Nella mia follia sì, mi ricorderò di tutti voi, di tanto in tanto. Mi ricorderò degli sguardi, delle unghie e degli smalti, dei graffi muliebri sulla schiena – che mi gridarono felicità.
Nella mia follia sì, mi ricorderò di una strada e di una sera che la pioggia veniva giù tenendo un ritmo più forte del mio cuore.

Poi, in giro si dirà che non sono stato buono neanche a scrivermi l’epitaffio.

Rosa selvatica

Tra vagoni e treni al buio,
quanti e quanti baci di luna
senza quasi segno di pudore
per la carezza che ho amato,
per il gridolino che ho udito
calpestandoti, Rosa selvatica
– sogno di Suzanne!

Soldati

Siamo poi soltanto soldati
fra giarrettiere e brindisi
pronti a andare incontro
alla vita per una morte da fessi

Spirito libero

A Capodanno mi darò la fine
Era una vita che aspettavo
di chiedere la tua mano
alla vecchia maniera
Era una vita che tremavo
all’idea d’esser davanti ai tuoi
Ma solo ricco di lune storte
non mi hai mai portato
in palmo di mano, e in ginocchio
sono caduto – meno d’una foglia
strappata dall’albero della vita

A Capodanno sarà libero
il mio spirito dalla prigione
che l’ha in consegna
Potrò così anch’io volare alto
al di là dell’amore, ed amare…
amare veramente senza la paura
di dover vuotare le tasche
per dimostrare che valgo più
d’un povero cristo in croce

A Capodanno siederò
con un bicchiere di rosso
in una mano e il coltello pronto
allargato in un sorriso in quella
che è libera

Milioni di baci

Bella Suzanne,
quanti milioni di baci
ti devo dare oggi?
Tanti, troppi; e di più
Riuscirai a raccoglierli tutti?
Riuscirai a soffocarli
con altrettanti baci?
O mi dirai
che non sono il tuo tipo,
che hai già un altro appuntamento
appostato tra il tramonto
e là dove il vento soffia
e soffia impetuoso
più d’ogni amante sognato
creduto per un momento,
per uno soltanto reale…

In questo Capodanno
che mette alle corde gl’anni miei
In questo primo giorno
che ti confesso quanto vecchio
e quanto infiammato l’ardore,
tu da me fuggirai, lo so bene:
fuggirai oltre la linea
dove l’umano sguardo arriva
E delle tue delicate linee
mi rimarrà il ricordo,
un fantasma leggero
da disegnare nell’aria
con l’indice,
cercando invano di amarti
per il poco
che ho saputo essere per te

Un giorno mi vedrai

Un giorno mi vedrai
All’alba i miei occhi
ti diranno che ho pianto
Al tramonto saprai
che non ti ho mentito
Durante la notte
avrai la certezza
che ho perso tutto
perché ho perso te

Un giorno mi vedrai
in ginocchio, sporco
e con la barba troppo lunga
E allora sì, capirai
che ho continuato a piangere
anche quando distraevi
lo sguardo dalla mia figura

Un giorno sì,
mi seppellirai nel ricordo
di pochi giorni felici,
ormai troppo lontani
per avere ancora valore

In un bordello

Con la sete
nella gola sprofondata
ti ho cercata

Ti ho cercata
lungo tutta la spiaggia
per lasciarti a bocca aperta
con una poesia,
con un po’ di gioia
presa di mira
dal mio sorriso marinaio,
alla faccia di dio!
Ma non ho trovato
che questo verbo infinito,
orlo di sabbia e di mare
rasato dal sole al tramonto;
e mille corpose voci di marinai,
così tanto uguali alle mie mani
di calli di tagli,
di sbagli e nicotina

Ti ho trovata
tutta sola
seduta in faccia
a un sole naufragato,
ignara del baccano
dentro al mio cuore
e di quello nell’intorno

Ti ho cercata,
l’ho capito adesso
che bevo il sale
dei miei occhi,
come un bambino
che si è perso
in un bordello più grande
d’un milione d’inganni

Era il nostro Tango

Quanto ardore
tosto disperso
per due passi
nel fango,
e uno di tango
con l’Ignoto!

Il nostro Tango

E così hai pensato bene
che tanto il tempo aggiusta poi tutto
Hai così pensato
che potevo ben esser trascurato
per un giorno o due
Ti sei fatta un giro di tango
sotto un tappeto di stelle straniere

Mi hai lasciato
con in mano le pistole
e nostro figlio nella culla

Avevi dato a dio tante promesse:
che mi avresti amato fino all’infinito,
che ogni dì di sole l’avresti con me consumato…
a letto sudati d’amore di sangue di rose,
o in piazza a mostrar i nostri passi di tango

Ma l’argento mi colora le tempie
Gli anni son volati,
nostro figlio seppellito
E io ancora qui ad aspettare
tra sabbia cenere e carbone,
e in mano le solite vecchie pistole
che mai un colpo l’hanno sparato
manco per sbaglio

Domani, domani sarò morto
Sarò sotto due metri di terra buona
e sul mio cuore una croce di legno

Domani, domani sarò eco
nell’infinito perso ma meno d’un ricordo
E tu sarai ancora giovane e nuda
come quando la prima volta ti amai

Perdente
(inedita, 1 gennaio 2013)

Ed ora lasciatemi
Ho bevuto il vino
e fatto fuori i bicchieri
uno a uno in un camino di fantasie,
e il mio cammino non è ancora finito

Ho guardato le carte
perdendo la posta in gioco;
ho perso le lacrime al tavolo verde
per continuare a giocare,
e quel che me n’è venuto
è una sera buia più del buio

Se nasci sotto la stella nera
non pensare di poter cambiare
Tutti hanno un motivo per ammazzare
e tutti possono sputarti in faccia
se nasci in una notte di buio assoluto
com’è accaduto a me e agli amici miei

Ora lasciatemi, devo far fuori
i demoni che vedo davanti a me
Devo farmi fuori, ballare nel loro cerchio,
dare il meglio di me perché tutto è finito
e sono stato io a volerlo credendo all’amore,
cedendo all’amore

Malelingue

Lingue attorcigliate
non hanno
del leone la dignità:
nel cavo orale
biforcute si legano,
si menano l’un l’altra
quasi a seppellirsi

Serpenti fra i denti
mettono in agitazione
il codardo e il temerario,
lo sfigato a tiro
Tosto lo baciano;
nel sangue non fatica il tosco
a inebriare fino a sicura morte
il povero malcapitato
che pria di spirare
ha però tempo di confessare
torti amori e panzane
– quasi in un sol fiato

Fianco a fianco

Fianco a fianco ci accompagniamo
verso solitudine fra infinito e eternità,
per un’inumana verità
al di là delle possibilità
del cuore e della mente
Sulla cenere delle ère lasciamo
le nostre orme ora leggere, ora pesanti
Per plaghe ricche di frutti
Per deserti edaci dove il sole ammazza
e la luna un freddo occhio
trapiantato fra il trono di Dio e la speranza
Per mari – profondi più dei nostri cuori –
di fondali abitati da Leviathan e da più negre creature
Attraverso sogni e incubi disperati
Così tanto, così, sempre fianco a fianco
reggendo la spada e lo scudo in mano,
dimenticando le risate dei bambini
e i rantoli dei vecchi alla loro ultima notte,
e non ancora è finito il cammino
né ci preoccupiamo di quanto rotte le ginocchia

Centinaia di anni insabbiati
e di culture sgretolate, come niente;
e noi non poi troppo diversi da ieri:
soltanto qualche ammaccatura qua e là
Verso solitudine ci muoviamo
Seppelliamo mostri e Crociati allo stesso modo
in una terra che appartiene al limbo estremo
del nostro pensiero
Così fianco a fianco ci accompagniamo,
più morti di tutti quei morti
che seppelliti e marcescenti
da un remoto recesso
dentro al nostro infinito pensiero
tentano indarno di lanciarci eco d’avvertimento…

Io lo sapevo

Io lo sapevo sin dall’inizio
che alla fine ti saresti dimenticata
di chi t’ha amata, di chi ancora non osa
accettar la verità, che tu oramai andata
per un altro amore, lontano lontano

Io lo sapevo sin dall’inizio
che la fine inizia dall’inizio
con la promessa in un “per sempre!”

Così crudele
e logica la realtà
Eppur ha da rimanere
incastrata là dove da un’eternità
riposa il pomo d’Adamo,
costretto da poca o tanta saliva,
per tutta la vita,
a un utile quanto noioso su e giù

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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