Poesie e farfalle. Antologico

Poesie e farfalle. Antologico

Iannozzi Giuseppe

farfalla

Per una lacrima

Donna triste, son le tue lacrime
ad alto contenuto alcolico;
Dio, vedendo la pena sul tuo viso,
con una carezza il dolore ti nettò,
e un secondo dopo la mano si leccò
per cadere in ferale delirio tremens,
trapassando coll’enorme corpo morto
tutt’e sette i cieli e le nuvole
fino a toccare del centro la Terra,
sorprendendo persino quel diavolo
annoiato che, a dispetto di tutto,
ancor si chiama Belzebù.
Per un gesto di pietà su una donna
è morto Dio come chiunque muore:
per sempre dannato dall’Amore,
alla corruzione del tempo esposto.

La mia collezione di farfalle

Mi piacerebbe un giorno
accompagnarti a vedere
la collezione di farfalle
che tengo sotto vetro
in camera mia
Sono la cosa più preziosa
che io ho; e quale onore
sarebbe per me
se il tuo pudore lucidasse
con lo sguardo i mille colori
che sulle ali distese riposano

Vorrei anche farti vedere
il pennello la tela e il cavalletto
che uso quando con la paglia
in testa dipingo le donne
che piano lungo la strada scivolano
costeggiando il pericolo
– la riva dell’Arno sempre pronto
a schiumare sua centenaria rabbia

Per portarti infine al luna park
tra pinocchi pagliacci e scrittori
che ti leggono il futuro
per una lira o due appena

Un giorno sì, te lo giuro,
ti accompagnerò
dentro ai meandri oscuri
della Vanità; e se paura
prenderà casa nel tuo cuore
di corsa a casa mia al sicuro
fra colori tele e farfalle!

Come serpente

Ti muovi
come serpente
tra le foglie
e l’erba alta
T’insinui
nella mente
e lì rimani
in attesa
di cambiar
la pelle

Ti muovi piano
Non ti si sente;
di te
giusto un fruscio
vicino
e lontano
tra lucertole al sole,
e grida di bambini
che feriscono l’aria
con una loro gioia
per un niente

E improvviso
un lampo,
e quello ch’era
ciel sereno
tosto cangia
in nero
più del nero
E grida
avvolgono allora
ogni angolo
e muraglia:
giovinezza
se ne fugge,
e dietro di sé
lascia soltanto
l’eco dispersa
– distorta –
per quel
che domani
sarà amor
da raccontare
a tutti
o a nessuno,
quasi uguale
a un segreto,
a una vergogna
troppo grande

Domani sì,
si cambia
la pelle

Non morire

Non mi morire
fra le braccia
che a croce
tengo aperte
per un abbraccio
che sia di pace
e d’amore

Ti penserò
da qui
all’eternità
e di più
Accanto
a me ti terrò,
soltanto
per te vivrò

Vivrò sì,
solo
se lo vorrai

Sei tornata, sei amata

Sei tornata
Sei amata
Sei qui
Mi sei mancata
infinitamente
Non ci speravo più
che tornassi,
come fulmine
a ciel sereno
Non ci contavo più
che mi amassi
ancora come un tempo
Dio, sei tornata

Tentazione di cuore
e di mente
il tuo profilo
sulla mia pallida ombra

Reggimi la mano
Non scappare più
Non andare oltre
là dove non batte
il sole
Resta con me
questa notte
Non dire una parola
Non dire un niente
che sia un di più
Lascia soltanto
che le anime
si fondano in una

Sei tornata
Sei amata

Donna e volpe

Strano animale sei,
strano sul serio
Volpe sei,
volpe d’oro e d’argento
vittima delle notti di luna,
golosa di uve pregiate
Sempre arrivi a prendere
il frutto proibito che più ti fa gola
Volpe e donna sei,
sei come sei
Impossibile darti la caccia
Prima che si possa anche sol tentare
sei tu fuggita via
con l’uva e con il cuore mio

Oh, tu piangi!
E perché mai? Sol perché
il mio cuore hai ingoiato
in un momento di distrazione
credendolo uno dei tanti acini d’uva
ai tuoi piedi? E’ per questo
che adesso ti disperi e la coda
fra le gambe nascondi?

Volpe sei, e donna anche
Questo non l’avevi previsto
quando mi hai teso la trappola
che mi ha fatto cadere in tuo potere

Ho lasciato la vita

Ha lasciato la vita mia
perché è giovane la sua
Ha lasciato me
alla sua finestra
a guardare la pioggia
che viene e viene giù

Ha lasciato lei
quel poco che di me resta
con la testa fra le mani,
e gli occhi bagnati
feriti a morte
da lacrime senza posa

Allo sbando

Perdo i capelli,
imbianco sul campo
Allo sbando,
non conosco la pietà

Agli uccelli
in volo sparo felice
Seguo la vita
che precipita
nel folto del bosco
Non la raccolgo
La abbandono
Do invece voce
a un altro colpo
dal fucile
della mia bocca

Mia bella ciociara

Mia bella ciociara
più non mi chiedi
se vedo,
se nudo vivo
o in braccio a sorella Morte.
Ma che importa?
…che importa
se la farfalla di mia gioventù
è caduta giù
proprio quando alto il sole
spandeva luce
su quei prati in fiore
che un dì non lontano
mi graffiarono le terga
di ragazzo innamorato.

Core de Roma,
pure tu sei cambiato,
o son solo io
che non ti riconosco più.
Il mio vecchio però ancora
mi racconta di quand’eri
sotto la pressione del fascio,
e le donne eran qualcosa
per cui valeva la pena
di morire
tant’erano belle e schiette.

L’Amante

Non fu abbastanza un amante,
il suo cuore e tutta la sua povertà
Ne volesti a te accanto altri cento,
uno diverso per ogni santa notte
Ti donasti loro con pena e voluttà
Ma all’alba ognuno fuori dal letto,
di nuovo raminghi per chiese e città
in cerca d’un’altra suora di carità

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Poesie e farfalle. Antologico

  1. furbylla ha detto:

    rubo come attimi già vissuti
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Attimi già vissuti ma forse ancora buoni. 😉 Grazie infinite, cara Cinzietta.

    beppe

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