Rose di un Re senza corona. Antologico

Rose di un Re senza corona

Iannozzi Giuseppe

King Lear

Le rose del Re

Madonna, non v’è più lume od ombra
in queste mie siderali orbite scavate;
ciò non ostante ho da dirvi cose, non troppe,
non dubitate della parola d’onore d’un morente.

Gl’anni m’hanno insegnato a temere
il ferro amico più di quello battuto dal Diavolo;
è il tempo maestro inesorabile – inviso ai più -,
che non conosce né pietà né ritardi,
ogni cosa consuma sia essa bella sia essa brutta;
nel broglio di nostra esistenza ci tocca
di far di conto e più spesso d’armar la mano.
Niuno che sia un minimo saggio dirà il contrario.
Fui Re ed ai miei piedi dame e dongiovanni
chinarono il capo obbedienti come somari;
neppure io ricordo quanti feci metter alla gogna
con un pretesto per mio solo divertimento,
per far del male gratuito a chi me sgradito.
Ero un Re e ogni cosa m’era concessa.
A più d’uno col mio spadone ho levato il fiato.
Non ho risparmiato né per sesso né per debolezza,
con uguale accanimento ho distrutto castelli e capanne;
di questo vado fiero, perché mai ho obbedito
a quella bruttura cristiana che porta il nome di Pietà;
il mio regal capriccio ho seguito, talvolta con nequizia,
e nemmeno ho disdegnato di corromper gl’orecchi
di fanciullini e donzellette con incauti versi infami.
Non ho preteso che venissi io detto poeta,
ma in gran segreto condannavo il disgraziato
che male m’apostrofava sicuro di non esser udito;
più d’una testa è rotolata presto ai miei piedi,
più d’un coglione è finito nel mio giardino
a far da concime alle allegre spine dei miei roseti.
Tutto questo ho fatto e pentimento non nutro.

Madonna, a voi tante sconvenienze ho dedicato.
Non pretendo ora che mi perdoniate, né sopporterei
che pietade la vostra bellezza mi dimostrasse.
Però un favore ho da chiedervelo
certo che non mancherete: raccogliete il capo mio
e sotterratelo in gran segreto in quel fazzoletto di terra
che colla primavera vi regala le più belle rose del reame.
Madonna, fate questo in memoria di me
e colla nuova stagione sarò per voi un fiore,
un fiore del Male che non potrete non amare.

Senza fili

Se dal mio cor solitario
che requie mai trova
un anelito di vita ancor
ci fosse allora sì
dir potrei che vano
non fu soffrir
Ma stracche le membra
una a una s’arrendono
come a un burattino
che i fili gl’han tagliato,
così sul proscenio resto
libero slegato, e inutile

Tigri

Dalle tigri non ci tengo
a esser sbranato,
non adesso che ho conquistato
un harem
dove da mane a sera
vengono gaudenti le bambine
a dirmi quanto son bello forte e potente
prendendomi in giro anche

Ma Tu che la mia testa vorresti
ai tuoi piedi veder presto rotolare,
Tu bella e crudele più di Salomè,
io che un regno non ce l’ho ma che sogno
e sogno tanto, sì tanto da farmi male,
io ti invito a penetrare col nudo piè
il territorio di fantasie e serpenti
che da un bel Niente ho tirato su

Non mi reciterai mica la parte
di quella che peritosa
– ma a parole forte –
tosto declina l’invito!
Non lo potrei sopportare
e mio malgrado costretto sarei
a lasciar libere dalla Torre le colombe
che sì tanto amasti
quand’eri a malapena una bambina
piangente
innocente
persa nella speranza d’un amor impossibile

Alieno Ritorno

Son qui
in ginocchio da te
venuto da lontano
senza casa
in cerca d’una casa
chiamata Terra
Sul mio volto cicatrici,
sulle mie mani il sangue
dei nemici
ch’eran come noi

Ho peccati mortali
segnati lungo le linee
della mano,
alieno alla verità
per una manciata
di rosicata teatralità
Chiamala vita se ti va
A me però
non va più giù
di far fuori chi come me
partorito
da un Dio comune
alieno
tanto a me quanto a te

Son qui
perché mio figlio
quando sarà grande
non si perda
nelle trame d’una profezia
vera a metà, falsa uguale

Son qui
Ho fatto il Male
per colpa d’un troppo cieco amore
pensandomi umano
unico
perfetto

Son qui
Son qui
ben sapendo che domani
il domani non mi porterà
al di là dell’Eterno Ritorno

La bambina e il poeta

Chopin riecheggia nell’aria
e tu rossa sei in volto
col crepuscolo nella Senna
già quasi del tutto annegato
La candela non ancora accesa,
e tu tremi, forte tremi
seppur non abbia ancor parlato
Attacco una storia
senza né capo né coda;
tu fingi divertimento
Sconvolto cado ai tuoi piedi
chiedendoti perché
Tu rispondi, “Non trovi
anche tu sia così brutto
esser qui stasera?”
Capisco che non aspettavi me;
che ho conquistato
un tavolo sbagliato;
ed è così che lontano
mi porto dai tuoi sogni,
da quei tuoi occhi innocenti
persi a sognare
un giovane perbene

Dalle tue fantasie

Dalle tue fantasie strappavo nudi baci,
allargando le braccia in un torrente
di dolorosa passione. Immaginavo braci
tormentose che davano via me in fonte
d’estasi, incontrando nella tua voce
la pura durezza del diamante in croce.

Del tuo nudo petto esposto al mio petto
rimane sol più il mio nudo vuoto letto.

Fra le tue braccia

Quando sera si fa,
muoio fra le tue braccia:
sono un soldato.

Io, un povero vecchio

Io, un povero vecchio
pazzo, costretto a star
all’occhio, a ogni passo
una trappola;
a questo vale esser Sire,
a morire per nemica mano:
persino il balordo al gabbio
ha più tranquillità
d’un Re che mille genti
ha soggiogato
colla sua sola forza!

Irlanda

Irlanda, paese di magie
di donne agli ubriachi;
di ignude streghe anche
che a ogn’ora col sole
o no, le gambe mostrano
all’occhio straniero
e a quello più abituato
degli irlandesi nel ghigno
seppelliti.
Può forse Primavera
non accendere passione
dentro ai virili petti?
Di ebrietà colmi i cori
il maschio lor pelo
a nudo gittano su i seni
delle palpitanti donne,
mute incantate, nulla affatto
ingenue: della lussuria
consapevoli vittime.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a Rose di un Re senza corona. Antologico

  1. Rosy ha detto:

    Beppe, a parte queste bellissime poesie, che si sposano con diversi momenti della vita – della tua Vita – ad oggi che dire…?
    Ti penso.. e non posso fare altro che copiare qui, la migliore poesia che ho scelto fra queste tue, dedicandotela e augurandoti che il domani ti porterà al di là di un Eterno Ritorno:

    Alieno Ritorno

    Son qui
    in ginocchio da te
    venuto da lontano
    senza casa
    in cerca d’una casa
    chiamata Terra
    Sul mio volto cicatrici,
    sulle mie mani il sangue
    dei nemici
    ch’eran come noi

    Ho peccati mortali
    segnati lungo le linee
    della mano,
    alieno alla verità
    per una manciata
    di rosicata teatralità
    Chiamala vita se ti va
    A me però
    non va più giù
    di far fuori chi come me
    partorito
    da un Dio comune
    alieno
    tanto a me quanto a te

    Son qui
    perché mio figlio
    quando sarà grande
    non si perda
    nelle trame d’una profezia
    vera a metà, falsa uguale

    Son qui
    Ho fatto il Male
    per colpa d’un troppo cieco amore
    pensandomi umano
    unico
    perfetto

    Son qui
    Son qui
    ben sapendo che domani
    il domani non mi porterà
    al di là dell’Eterno Ritorno.

    In bocca al lupo, Beppe 🙂

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  2. romanticavany ha detto:

    V’è una voluttà nello sforzo tuo poetico che solo i poeti sanno.( proverbio Americano) 🙂
    Il vino e la poesia forniscono occasioni di diletto,in un bicchiere di vino vi è un bagaglio di poesia.:) (proverbio Cinese)
    La Rosa del Re è molto bella perché sa di storia e mi sa tanto che sia stato un parto molto difficile ,ed è per questo che ho pensato che forse ti sei bevuto un goccetto 🙂 ma forse sbaglio non è molto difficile nulla per te, tu sei un grande.
    Bacetti e LeKKatine ♥ vany

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cara Rosy, temo di sì, che ci sia anche un po’ del mio vissuto in queste mie scritte nel corso degli anni e che ho qui recuperato. Scritte in diverse occasioni, lascia che s’avvolgano di un po’ necessario mistero, perché ognuno le interpreti come meglio crede.

    Grazie infinite della dedica. Chi lo sa, chi non lo sa. C’est la vie… 😉

    bacio ❤

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ah ah ah, comincio dal fondo, dai bacetti e dalle leKKatine vanYtose con la “kappa”. Non lo nego, mi mancavano davvero le tue “leKKatine”, agnellina Vany. ❤

    Siamo vicini al Natale, e tu, Agnellina Vany, lo sai che significa vero? In caso non rammentassi, ti spolvero la memoria. 😀

    Non ci sei andata poi troppo lontana, Violetta: quando scrissi “Le rosa del Re” avevo in corpo una birra di troppo e non scherzo. Ero in vena di goliardate. E’ una poesia scritta con puro spirito goliardico, con stile, certo che sì. Ma non è di certo una birra o due a farmi andare in pappa il cervello. Ci vuol ben altro. ^_^ E’ chiaro che trattasi di una storia tutta inventata, un parto della fantasia quella in “Le rose di un Re”. Per le altre poesie, be’, c’è un po’ del mio vissuto.

    E mi mancavano anche i tuoi proverbi. Ne conosci davvero tanti. E sì. ^_^

    Un grande io? Be’, diciamo che oramai verso “verso” la mezza età quasi. Accidenti, sto diventando vecchio. Che dici? A 43 anni un uomo è vecchio, buono sol più per il macero, o no?

    Violetta, ma quanto mi piacciono le leKKatine con la “kappa”, ma non disprezzo – e ci mancherebbe – i tuoi bacetti. ❤ ❤ ❤

    LeKKatine orsine e bacetti, Violetta bella ❤ ❤ ❤

    King 😉

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