Storia di Tortorella

Storia di Tortorella

Iannozzi Giuseppe

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Da Angeli caduti (Cicorivolta edizioni) di Iannozzi Giuseppe – Gulp sapeva che amare era cosa da antologia. I baci. I sogni. I fiori regalati. I sorrisi. Gli occhi grandi e innocenti. Il sapore della saliva. Le frasi e il loro miele. E i sorrisi, sempre troppi. Gulp sapeva amare solo così, in maniera antologica. Una volta, qualcuno gl’aveva detto che era un minimalista dell’amore. Lui non ne fu offeso, perché i suoi tre accordi erano suonati bene, e di questo ne era certo. Che ci provassero loro a suonare tre accordi, a renderli ogni volta nuovi, una continua sorpresa! Magari io sarò anche un fumetto, però amo e il mio amore bambino mai morirà, mentre voi che amate tanto, sempre troppo, alla fine soffocate nella passione. E, inevitabilmente, arrivate a un punto che dovete dire Basta, perché vi rendete conto che mai avete amato. Così pensava.

ANGELI CADUTI

Lei lo aspettava sul ciglio della strada. Anche da lontano le si leggeva in viso il sorriso della cordialità.
“Ciao Tortorella”, la salutò Gulp subito attirandola a sé per baciarla con trasporto, sempre come se fosse la prima volta. E quando le loro bocche affannate d’amore si furono debolmente allontanate, Gulp le accarezzò un ribelle cernecchio sulla fronte spaziosa da bambina. E quel gesto commosse entrambi. Lui la baciò ancora una volta, come se desse da mangiare a un passerotto, con una delicatezza poetica inaudita. Poi le sue grosse mani cinsero i fianchi di lei. Sollevò Tortorella in aria per alcuni secondi d’eternità. Ed entrambi non potevano essere più felici.

“Io sto bene, io sto male… E’ una questione di qualità o una formalità? Una formalità… Una formalità… Una formalità…”, continuava a ripetersi.
L’aveva conosciuta per caso, sul ciglio della strada, e da lì l’aveva strappata. Non si sentiva per questo un eroe, ma c’era sicuramente voluto del coraggio per andare incontro al magnaccia e sparargli sul grugno che amava Tortorella, che era un suo dannato diritto. Iceberg non era un tipo mica facile, era un bastardo tutto d’un pezzo. Gli sorrise come un coltello e Gulp deglutì a vuoto.
“Pidocchio!”, grugnì. E già l’aveva catturato per il bavero: “Tortorella è di chi se la sbatte.”
Gulp rimase appeso qualche secondo alla mano del magnaccia. Poi, questi, lo fece rotolare a terra liberandolo dalla presa all’improvviso.
“La notte è per gli affari”, grugnì il pappa. “Tu quanti affari sai fare in una notte?”
Questa proposta aspettava: “Quanto?”
Il pappa scoppiò in una risata belluina. “Quanto vale sbattersi ‘na figa per uno come te?”
Avevano concluso l’affare. Gulp aveva tirato fuori, dopo una settimana dall’incontro col pappa di Tortorella, qualcosa come cinquanta milioni, tutti sull’unghia. Tortorella non sapeva, ma una notte Gulp la caricò in macchina e le disse che la portava via, lontano. E lei lasciò si lasciò portare via convinta che, in fondo, si trattava solo d’un passaggio di proprietà. E il contratto che Gulp aveva stipulato con Iceberg era cosa astratta che non la interessava.

Si sentiva stanco, ma felice. O perlomeno credeva d’esserlo. I tre accordi del suo amore dovevano continuare a funzionare. Aveva investito tutto quel che aveva in quell’amore e non poteva permettersi di sbagliare. Avrebbe continuato a comportarsi normalmente: non conosceva trucchi, solo la spontaneità e la goffaggine romantica che il cuore suggeriva alla sua anima minimalista.
“Mi ami? Ma quanto, quanto mi ami?”
Tortorella lo baciò, e questa fu la sola risposta che ottenne.
“Avremo una casa tutta nostra. Presto. Molto presto.”
Lei annuì.
“E’ solo un momento di passaggio”, continuò a spiegare Gulp. “Tutto questo non durerà per sempre.”
‘Un momento di passaggio non durerà per sempre’, pensò Tortorella. Ma non ci credeva. Lasciava che Gulp l’amasse come sapeva fare. E lei l’amava come la strada le aveva insegnato, senza pretendere molto. Solo che non venisse picchiata. Gulp, doveva ammettere, non l’aveva mai battuta neanche con una paglia. Inoltre, mai si era spinto a chiederle di battere, anzi, lui non voleva proprio che lei facesse il vecchio mestiere. Tuttavia l’abitudine è dura a morire, anche quando non c’è più la costrizione ad avanzare pretese sulla strada della vita che ognuno di noi, bene o male, sceglie. Batteva perché i soldi non erano mai abbastanza, quasi di nascosto.
Una volta Gulp l’aveva scoperta ed era rimasto a fissarla a bocca aperta; poi si era avvicinato a lei come se non la conoscesse e la portò via, un’altra volta, via dalla strada. E la pagò. E l’amò. Così, era diventata consuetudine che lei lo aspettasse sul ciglio della strada, ogni volta. Lui la pagava perché non andasse con altri. I soldi però, i maledetti, soldi, quelli erano sempre di meno. Continuare il gioco d’incontrarsi come cliente e puttana costava troppo a entrambi. Forse era romantico, ma non era conveniente. Lui veniva, la prendeva e la trattava da signora. Ogni giorno era la stessa storia: promesse… promesse… promesse… Ma non era colpa di Gulp se non si realizzavano mai. Era colpevoli entrambi d’amarsi d’un amore pulito, una forma gentile per non definire il rapporto impossibile. Eppure, nonostante tutto, continuavano a stare insieme nel bene e nel male. Anche quando lei non riusciva ad amarlo, nemmeno come la vita le aveva imparato.
“Avremo una casa tutta nostra. Gli amici verranno a trovarci. Gli offriremo qualcosa da bere. Una serata tranquilla davanti a una bottiglia di vino e tanta compagnia. Sarà così. Puoi credermi.”
Gulp era un minimalista dell’amore. Inguaribile. Non sapeva dire altro: ogni giorno che passava era la stessa storia. Ripetuta all’infinito.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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