I miei lutti. Inedite, rare, versioni alternative. Poesie di Iannozzi Giuseppe

I miei lutti. Inedite, rare, versioni alternative

Poesie di Iannozzi Giuseppe

cugino addio

Cugino mio

Nel cuore mio,
nella mia memoria,
non sei morto mai, Giovanni

Se gli uomini buoni presto muoiono in poesia
per la legge dell’amen e così sia,
sul letto incompleta giace invece pagina ingiallita;
e sulle labbra mie in eterno di piscio il sapor stantio
per questa sì tanto buffa cosa che dicono dono di Dio.

Ti ho incontrato spettro dal vento spettinato,
per un’indefinita tristezza ristavi piangente:
ho così nascosto la faccia mia nella tua congestionata,
bevendo le tue lacrime in terra straniera sconfinate,
assaporando le parole tue… dal silenzio all’infarto.

Non ci bastarono tutte le candele accese in novembre;
e sul tavolo mille domande e le tue sante domeniche
che mai ho inteso, troppo invischiato nella bestemmia io,
nell’ascoltare, giorno dopo giorno, delle campane a lutto
il trionfo sol di tanto in tanto al matrimonio dedicate.

Dalla porta fuori i frutti neonati e benedetti,
e però ugual destino per quelli ormai vieti,
occulti cadaveri senza più una voce, senz’anima forse!
La memoria mi indica vivo l’uomo che sei stato
e severa sopprime l’idea che per sempre sei partito.

Ricacciando nel profondo della gola il singhiozzo,
tra luce e ombre spazzolate sui rossi e i viola,
in preghiera e in ginocchio la tua persona segreta
eppur tanto familiare io abbraccio,
come s’abbraccia la speranza a vent’anni morta.

Fermo esangue il tuo ritratto sorridente rimane:
cornice gli fa il ricordo fratello di mille ugual;
e sul viso mio tremante una smorfia, un contratto di sale
che dagli occhi incessantemente scende.

L’amor tuo, vent’anni per due, cugino mio,
mai lo rivelerò ad alcuno perché troppo hai amato
e io non ancora abbastanza per credermi illuminato
dal complimento di chissà quale Dio di pudore.

Carnefici

Non molto rimane
dopo il passaggio
dei carnefici in divisa;
un corpo qua, uno là,
e macerie di città,
finestre e vetri rotti
uguali a loculi violati

Non molto rimane
in mano al ragazzino
che sol ieri sognava
una donna,
un campo da arare
e sudore sotto il sole,
la fatica a fine giornata;
si vive l’oggi
temendo il domai
sotto il lacerante mitragliare
di stranieri in pompa magna
venuti ad assassinare la pace
che non c’è
e che forse mai ci sarà

Canzone di morte

ed ora dimmi
con chi cammini
e chi ti sta accanto
dimmi
se c’è qualcuno
che ti ama
come ti amavo io

e sì lo so
non ero speciale
ero un niente
ma almeno ero
ero uno zero
ma ero
un egoismo e un fiato caldo
un petto da prendere a botte
da prendere a botte

eh sì
se avessi dovuto scegliere
amar te solamente
che non mi amavi mai
avrei scelto sicuramente
d’amare te infinitamente
sicuro delle conseguenze

dici che per te è comunque poco
e forse hai anche ragione

e lo so che non la ascolterai
no che non la ascolterai
questa mia canzone
come mai hai ascoltato le mie parole

… le mie parole così care
foglie al vento in timidi cieli

no che non la ascolterai
questa mia canzone
ma per sempre gli occhi tuoi
prigione dentro ai miei
dentro ai miei
dentro ai miei…

Dimenticato

Mi hai dimenticato
Lo so che l’hai fatto
Mi son distratto un momento
e gli occhi li hai portati altrove
Hai fatto un giro di tango
con un indiano,
e un valzer intero con un dio
che si spacciava per me;
ed intanto te la ridevi dell’ingenuità,
di quel rossore scorto sulla faccia mia
troppo giovane eppur già vecchia
Mi hai seppellito

Addosso a me

Addosso a me sempre vieni quando piove
Sai tu accendere la passione mia quando prego
Sul petto mio stanco le tue mani poni,
in un orecchio mi sussurri “nessuna preoccupazione”
Addosso a me sempre vieni quando reggo il rasoio,
mi regali un cavallino a dondolo e un attimo di gioia
E sempre dimentichi di lasciarmi il tuo numero,
solamente mi lasci per cuscino il tuo reggiseno
E il mattino dopo non so mai, mai la so davvero
che giustificazione dare alla donna delle pulizie
tanto buona ma già così tanto in là con gli anni

Con una risata e un sorso di vino mi stordisci
Di non essere l’unico uomo della tua vita, ben lo so
Addosso a me sempre vieni quando piove
La solitudine mia nelle tue mutandine,
tu sì, per un momento o due
la sai allontanare bene
Ridi per me e di me, della goffaggine mia
Mi prendi un po’ in giro
Poni poi le tue mani sul ventre mio affamato
e tutti i miei cattivi pensieri li strappi via,
per un momento o due
E sempre dimentichi di dirmi il tuo nome,
solamente mi lasci lingerie in custodia
Di non essere il miglior partito per una donna,
questo ben lo so,
questo lutto da una vita lo conosco

Il bisogno mio

Di te ho bisogno
Bisogno d’una colomba
Livida la notte ha da tempo segnato
col suo marchio chi vivrà e chi no

Ho sete
Ululano certi bastardi negri
contro Diana, in cielo alta,
a baciare del camposanto
gli epitaffi giovani e già maturi,
e tutti senza speranza

Ho sete infernale
La mia bocca di denti
sul vergine tuo collo
sì giovane, e nient’altro
Di te ho una sete
che solo posso placare
sacrificandoti a me

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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7 risposte a I miei lutti. Inedite, rare, versioni alternative. Poesie di Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    penetranti.. si può dire ?
    Rubo
    Cinzia

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  2. Rosy ha detto:

    Non ho la forza di commentare queste poesie Beppe, almeno in questo momento. Ho sentito il messaggio che mi hai voluto lasciare. Grazie !

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Si può dire. Sono poesie forse fin troppo personali ma sono e sono vere. “Cugino mio” è per il sempre amatissimo mio cugino Giovanni, morto a soli 44 anni per colpa di una diagnosi sbagliata. 😥 E’ venuto a mancare proprio in novembre, lasciando moglie e due figli piccoli. Una ferita aperte per noi tutti in famiglia.

    Le altre, rare o versioni mai pubblicate perché ritenevo troppo intime, ognuno le prenda, o meglio le interpreti secondo il proprio sentire. Una volta pubblicate le poesie appartengono a chi le sente e le sa far sue.

    Ruba pure. Grazie infinite. ❤

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non c’è bisogno di commentare, cara Rosy. L’ho fatto anche per me. La sola cosa che importa è che tu abbia capito ed hai capito il messaggio che ho voluto lasciare. Un bacio ❤

    beppe

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  5. Emma Saponaro ha detto:

    molto molto profonde. Grazie, Beppe.

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Immagino dì, sì, che lo siano. Grazie a te, cara Emma.

    beppe

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