Certe donne e certi uomini

Certe donne e certi uomini

Iannozzi Giuseppe

femme fatales

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La Leonessa, dall’alto del podio, è pronta a fare il suo bel discorsetto alle compagne Amazzoni.
Un applauso scrosciante invade presto la sala.
La Leonessa, pasionaria, ha fatto del suo meglio per apparire al meglio delle sue possibilità: s’è infilata in un tubino che le imprigiona le carni adipose peggio che se fosse stata abbracciata da un pitone. Nonostante cipolle e calli ai piedi, calza zeppe che la fanno apparire più alta del suo ridicolo metro e 55 centimetri. E in testa s’è aggiustata una parrucca bionda tutta boccoli, per nascondere la calvizie incipiente. E non contenta, per coprire l’acne, in faccia s’è spalmata un cerone così spesso che farebbe invidia a un morto imbalsamato.
“Compagne, Amazzoni, sono felice di essere qui oggi insieme a voi perché è insieme a voi che il cambiamento sarà possibile. Il cambiamento dipende da noi, dall’impegno che profonderemo affinché questa società dominata dagli uomini venga spazzata via una volta per tutte. Per secoli e secoli gli uomini ci hanno ridotte in schiavitù. E’ venuto il momento di dire basta. E’ ora di spazzare via il passato per far posto al futuro. Per far posto a noi donne, alle Amazzoni”: così saluta la Leonessa il suo pubblico, che subito si profonde in un applauso scrosciante, facendo sussultare i culi gonfi di silicone.

“Consentitemi di dire che il maschio è il nemico. Non abbiamo bisogno degli uomini. L’uomo buono è un falso mito. Adamo è stato il nostro primo nemico. A Eva è stata accollata la colpa del Peccato Originale. E’ giunto il tempo di dire basta, di schiacciare la testa di questi maschi-serpenti sotto il peso dei nostri tacchi. Possiamo farcela se saremo unite e noi lo siamo”. La Leonessa si concede una pausa, sentendosi quasi mancare il fiato, forse per via del tubino troppo stretto. Si netta il sudore della fronte con un fazzoletto di pizzo, poi riprende a parlare: “Non è possibile convivere con gli uomini. L’unico uomo buono è quello dominato, sconfitto, annientato … fatto fuori su due piedi se necessario e il più delle volte lo è. Il maschio serve a noi donne solo per avere dei figli, dopo deve essere eliminato o sarà lui ad averla vinta. I maschi vedono in noi soltanto delle vacche, null’altro che delle vacche da ingravidare. Non si rendono conto che i figli sono nostri. Non capiscono che il loro contributo si limita a uno schizzetto di seme.”
Le Amazzoni applaudono annuendo con la testa.
Ognuna di loro ha alle spalle almeno due matrimoni, due divorzi, due uomini che pagano loro gli alimenti. Tutte le partecipanti hanno ridotto sul lastrico e alla pazzia più d’un uomo, levandogli anche le mutande, spogliandogli della dignità e degli affetti, dei figli. Moltissimi sono finiti male, molto male: chi a elemosinare un tozzo di pane alla Caritas, chi a raccogliere pomodori nei campi insieme agli immigrati; molti hanno però preferito tirare una corda al cielo e farla finita piuttosto che vivere in miseria, disprezzati dalla società, odiati persino dai figli che le madri bene hanno istruito all’odio contro la figura paterna.
D’un tratto, dal mezzo della folla, si leva una bestemmia, urlata a squarciagola.
La Leonessa viene colpita in pieno volto da qualcosa.
Stramazza a terra.
Le fedelissime subito le si stringono attorno, mentre la sorveglianza immobilizza l’intruso.
Senza garbo il corpo scelto gli strappa la parrucca. Volano calci e pugni finché l’aggressore non cade in ginocchio. L’uomo si ripara come può dai colpi, ma le Amazzoni inferocite, più mascoline che belluine, non si risparmiano.
La Leonessa pare stia soffocando.
Qualcuno grida che ha ingoiato la dentiera.
Dalla bocca sdentata vomita schiuma. Comincia ad avere le convulsioni.
Le fedelissime gridano che ‘la Leonessa sta morendo’.
Le Amazzoni tutte si congelano e anche il corpo di sorveglianza, e l’uomo ne approfitta. Si tira su, in piedi. Sfodera un coltello che subito taglia la gola a tutto il corpo di sorveglianza.
Non ha pietà. Non può averne. Non sono donne e non sono esseri umani, non più. Si sono fatte asportare il seno destro, coprendo la vuotezza con una fascia d’oro. Sono delle invasate.
La missione è compiuta. La Leonessa è soffocata. A nulla valgono le urla belluine delle fedelissime.
Adesso che è morta, le Amazzoni hanno paura.
Si disperdono.
Starnazzano disperate.
Sono sol più delle oche impazzite.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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