Tempeste su tempeste. Antologico

Tempeste su tempeste. Antologico

Iannozzi Giuseppe

mare in tempesta

Il tuo astio

Con quelle tue parole
che da tanto sospettavo
pronunciassi in sentenza,
il fiato in due hai tagliato
quand’era ancora
dentro al petto mio,
non buono non cattivo

Poche parole, 
poche davvero
E non c’è
carezza di pietà che mi tolga
dall’occhio la lacrima infinita

Silente resisti
Non un singulto,
silente resti;
e paonazzo per te divento,
a ogni secondo più impotente

Ai tuoi piedi cado
nudo
dannato
morente;
e lo sento bene
il tuo muto astio

Con quelle due parole
Con quelle tue parole
d’addio vuote di poesia
Sempre più cianotico divento
e davanti a te rimango,
attendendo l’ultimo secondo

Con quelle due parole
Con quelle tue parole

Con quelle due parole

Destino

A che serve il paradiso,
a che serve l’inferno
se non ci sei tu a darmi la pena da scontare?

A lungo ho navigato per mari di fuoco
e altrettanto a lungo a piedi in mezzo a deserti
che non puoi immaginare, sotto la luna
con la sola protezione dei miei pugni stretti
Mille sconosciuti ho abbracciato e baciato
Più d’una volta sono morto e risorto
Sempre ho camminato pensando
che prima o poi sarei arrivato a toccarti

A che servono le mani,
a che servono i piedi
se non ci sei tu pronta a legarli alla tortura?

Le mie parole le conosci troppo bene
Hai ragione a dire che sono meno d’un’inflazione
Solo un uomo in cerca d’un frammento d’eternità
Hai ragione a dire che la luna ha cancellato i miei passi
Il peso della mia ombra lo conosci troppo bene

Frustare l’asino con il ramo dove Giuda s’impiccò
Fare l’amore con una a ore
e mettere l’orologio al di sotto del mio ego
Non ha avuto mai alcun senso

E’ stato tutto nel tuo nome
E’ stato tutto per peccare in eterno

A che serve il paradiso,
a che serve l’inferno
se non ci sei tu a darmi al tuo peccato?

A che servono le mani,
a che servono i piedi
se non ci sei tu pronta a legarli al fato?

Mare in tempesta

Da quando in mezzo all’ira del mare,
tra urla e mozzi traditori agli alberi legati,
le onde ci passano sopra la testa buttandoci fuori;
vecchi culi dicono che di sicuro una donna nascosta
a bordo la tempesta ha scatenato
La polena persa, per sempre affondata
A ogni nodo dieci uomini con il cervello in acqua:
a bracciate indarno tentano di soverchiare le onde;
fan presto i corpi a spaccarsi contro bassi scogli
o alti faraglioni nella nebbia nascosti
Sul pelo dell’acqua presto fioriscono rose di sangue
che ammaliano quei pochi, con la fronte rotta,
ancora sul ponte a bestemmiare
Dalle botti rovesciato,
si confonde il vino
col rosso delle vite dal Fato tradite;
non basta l’acqua a secchiate giù dal cielo
a lavare le teste rotte, per troppi viaggi salate,
e nel sangue dolce adesso affogate

Se solo si potesse arrivare un po’ vicini a un molo
e infine spezzarci in due e contro i frangiflutti morire,
col sole domani le nostre povere membra disperse
sarebbero forse raccolte dalle reti di pescatori più forti,
più fortunati di noi, forse solo più disgraziati: per Dio!

La luna del pazzo

si spezza la Luna
specchiandosi
nel profondo del pozzo,
chiedendo al pazzo
– che ad alta voce
la chiama e la chiama –
quale il suo nome

Confuso infinito leopardiano

sparare sulla croce rossa
sepolcri imbiancati e il milite, il milite ignoto
è stato vent’anni fa
che mi dicesti in un soffio di vita “dovrei smettere di vivere”
è stato facile farmi sordo e ridurre il mio coraggio tetraplegico

c’erano proprio tutti al funerale e la pioggia veniva giù grossa
cadeva la bara in due metri per due per raggiungere l’infinito
ero lì come il milite ignoto e d’attorno solo sepolcri imbiancati
è stato facile prendere tutti i sentimenti e farne zibaldone
sparare sulla croce rossa e nascondere la gobba in un’ombra

questo volevi, riposare
e non vedere la luce del sole e della luna

se fu poesia l’ultimo passo decisivo, se fu un momento infinito
questa terra tutto inghiotte e la memoria si fa torbida e torpida

quello che voglio veramente è trovare
e dimenticare un posto lontano
quello che posso è metterci su una croce
e riesumare l’ombra
e tornare, tornare da me, sparare sulla croce rossa

c’erano proprio tutti al funerale
è stato facile darmi il colpo finale
ridurre il mio coraggio tetraplegico
vent’anni fa giocavamo a prenderci in giro
oggi è un po’ diverso, è una misura inferiore

in questo confuso infinito leopardiano
tutto quello che mi serve è
tornare, tornare da me, sparare sulla croce rossa
metterci su una croce, sparare all’ombra gobba

tornare, tornare da me, sparare sulla croce rossa
metterci su una croce, sparare all’ombra gobba
in questo ottuso infinito senza senso

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Tempeste su tempeste. Antologico

  1. Rosy ha detto:

    Sono felicissima Beppe tu abbia ripristinato finalmente il tuo sito.
    Ed eccoti qui ancora a scrivere e/o a ricordare parole in versi da uomo umile che non vuol dirsi Poeta.
    Da che mondo e mondo, i sentimenti sono la parte più delicata e viva in ognuno di noi.
    Che sia l’esperienza di ogni dolore – di ogni reazione – di ogni ritrovata felicità – che faccia di noi persone migliori – forti – e felici, e perchè no a volte anche tristi, per far si che di nuovo possiamo volare, volare, volare, in quella che è la vita nella sua totale pienezza.
    Dobbiamo fare tesoro quindi di ogni sentimento, qualsiasi esso sia, per essere forti e per continuare a vivere la nostra vita nel migliore dei modi.
    T’abbraccio forte forte come piace tanto a te, per augurarti ogni bene, con la speranza che questa esperienza abbia consolidato in te il tuo girare in tondo.
    Ti voglio bene
    Grazie ❤

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  2. Rosy ha detto:

    Inutile scrivere che le poesie scritte in questo antologico sono bellissime, la tua bellezza nel cuore è invidiabile 🙂

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sto salvando il salvabile delle tante, anzi delle troppe poesie scritte nel corso degli anni. Queste sono belle. Se lo dici tu che mi conosci, cara Rosy, ci credo che c’è della bellezza nel mio cuore. :-)https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/wp-admin/edit-comments.php#comments-form

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ stato un duro lavoro, ma fortuna che avevo i backup per cui è stato possibili aggiustare tutto e non perdere neanche i commenti. Te l’ho detto: salvo sempre tutto, d’ogni virgola che scrivo e non una o due volte, anche tre. ^_^

    Non sono poeta, lo sono stato per una sola occasione, per “Fiore di passione”, il resto sono poesie scritte da uno tra tanti. E’ quel che seriamente penso, in tutta sincerità. E non lo so se volo o se soltanto lo tento un timido volo esternando quelle che sono emozioni positive e negative, ma c’è che forse aiutano me che le scrivo le poesie e forse un po’ fanno riflettere i miei quattro lettori manzoniani. 😉

    Certo è più che mai vero che occorre tenere memoria dei sentimenti e soprattutto sentirli vivi come lo erano ieri, anche se può far male ricordare ogni cosa, anche gli aspetti belli del proprio vissuto. Ciononostante chiunque scriva poesia, pur non essendo esso un poeta, non può davvero far a meno di dimenticare. Un poeta è poi in fondo una persona che ricorda e vede quei particolari che ai più sfuggono. E’ poi solo questo.

    Grazie infinite, cara Rosy. ❤ Il tuo abbraccio forte forte, così particolare dato con l’anima il cuore e la passione, è il migliore augurio che mi potessi dedicare.

    Ti voglio tanto bene anch’io ❤

    beppe

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