Quanti addii, anni miei. Antologico

Quanti addii, anni miei

Iannozzi Giuseppe

farewell

Dico addio all’io

Dico Addio all’idiozia dell’Io,
a quel cieco dio che mi dice suo
Dico addio al mendico,
al sottoposto, al poeta,
a quel coglione che coglieva
e coglieva bene, per disprezzo
qualche volta, di palo in frasca
Dico addio al poco che fu mio,
all’idea malata di far piangere
sputando fumo negl’occhi
come asino a briglia sciolta
ma sempre confuso fra i ragli
dei tanti

Brucia ancora l’alba sulla pelle
e non cessa del vento il fischio,
mi sia così concesso
di non passare per fesso
perché buono o giù di lì
Anch’io ne ho piene le palle
di dare a tutti o a nessuno
in cambio ottenendo
la sopportazione altrui
ché poi sì, verrà l’occasione
di tornare utile
– d’esser preso per il culo

Dico addio agl’obblighi,
ai favori, alle stupide convinzioni
di maniaci, critici e religioni
Dico addio a chi è partito
per finire nell’abbraccio d’un Partito
Dico addio a voi pressappochisti
che in tasca una scusa da due soldi
sempre ce l’avete
Addio alle vostre facce sui giornali,
in tivù e in qualche orinale
Addio alle preghiere di voi buffoni
che vi credete Uno e Trino
Addio al vostro criptorchidismo,
a voi che salite e scendete
facendo d’ogni cosa incubi e sofismi

Addio a voi,
alle vostre incazzature
senza sbavature

Addio sì, addio a voi
Mai vi è passato per la mente
che c’è anche chi non mente

Il tuo addio

Sei tu in giro per il mondo
scherzando di fate e frati,
ridendo alle mie spalle
con le tue amiche, belle
di sorrisi, gioie e veleni

Da solo m’hai lasciato
a pedalare sotto il sole
E a ogni metro muoio
A ogni passo perdo me
come non mi fossi mai
conosciuto

Tra i giorni del calendario
m’hai lasciato
a raccogliere polvere
– echi di dolore
che non puoi adesso sentire,
e per cui giusto ieri
amavi rimproverarmi
quasi la tenerezza mia
fosse mortale malattia

Incontri adesso paesi e case,
pergolati e rossi tetti,
genti diverse e osterie
Invece io muoio ogni dì
Neanche più guardo al cielo,
lo sguardo sul mondo
tengo basso
poi in silenzio dispero
e piango, piango infelicità
per un’altra inutile poesia

– che così simile è
alla povera vita mia,
al lumicino oramai

Quando in fronte mi baciasti
un fratello baciasti, non l’amante;
così facile ti fu abbandonarmi
al destino, ai passi miei scalzi
su cocci di vetro
Quando nel silenzio della notte
mi promettesti l’addio
l’avvertii io il cuor tuo perdere
un colpo, uno soltanto
e tacqui ché mi rimanesse almeno
l’immagine di te che fuggivi
in punta di piedi nel cavo buio
per andar incontro
a una felicità più solida di quella
che avrei mai potuto darti io

In questi giorni eterni
che senza senso passano lenti,
m’hai lasciato

Mai e poi mai potrò perdonarti
d’esserti portata lontana da me
Mai potrò restituirti un bacio
anche se con ardore lo desiderassi
Quando tornerai, se tornerai,
morto sarò di certo per me, per te

Non dire niente

Non dire niente
No, non dire un che
che possa guastare
questo momento
che vivo insieme a te

Non dire
Non dire un niente

Il mio bacio, il caffè…
dovunque tu sia
con chiunque tu sia
qualunque cosa tu stia facendo,
ti giunga il mio affetto,
la mia benedizione
per quel che farai e sarai

Non dire
Non mi promettere
Non lasciarmi
ti vorrei dire

Per me, sempre sei
Per me, sempre
e per sempre
rimarrai il Nome
la ragazza più pazza,
la più Bella:
l’Alba
che a mattino fatto
mi dà la sveglia

Capriccio italiano

Per uno schizzetto sul giornale parrocchiale
Per un capriccio tutto italiano d’amar le gonne
sono adesso alla sbarra in attesa del verdetto,
dei chiacchierati chierichetti, ma non di dio

Amen

In solitudine da mane a sera
scriveva lunghe lunghe poesie
per meglio morire
tra quei versi da lui stesso
dimenticati in un per sempre

e tutto il rancore abbandonare
nella tomba carnale di sé mortale

Bisogna sapersi Addio

Bisogna sapersi Addio
per frantumarsi negli sguardi petrosi
che si son visti
inseguendo orizzonti sbrecciati
di dolori sofferenze gioie.

Bisognerebbe credere in Dio
e cadere in vertigine
che sia rinascita e morte,
carezzando la propria Anima
e crederla sasso e peccato.
Ma prima, amore.

Che avesse, dir non so:
così sbagliato mai era stato,
abbagliato nell’intrico d’un profondo sonno
a naufragar in turbato mare di confusioni,
di abbagliamenti,
di già viste intime solitudini.

Dir non so che demone l’avesse
in libero possesso!
L’ultima volta
si asciugava sudata lagrima
simile ad addormentata pallottola,
ma io credevo nutrisse innocuo fastidio
nella tempia conficcato.
E bestemmiava in latino,
scolando via sangue e vino.
Tremante tentava poesia.
Ti guardava ubriaco di Majakovskij,
poi, pazzo, gridava: “E’ rosso!”
Ti guardava ubriaco di Pavese,
poi, sereno, cantava:
“Perdono tutti e tutti chiedono di perdere.
Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”

Non rivolse sguardo più a nessuno.
La sua storia tutta qui,
nella nudità d’una lapide
che deserta io vedo.
Rossa.

Immagine crepuscolare
(Le voleur des songes)

E Gennaio mi rimane:
neve freddo,
una manciata d’incontri
rovinati nella speranza.

Si discute – caro Amore –
del mondo,
di quanto sia tondo,
mai perfetto
se non nella gravità
che spreme nostra natura
per un domani che sarà
in forse e chissà.

Vita è una sola,
e ognuno la gestisce
al meglio al peggio
delle espressioni
prigioni
del troppo detto,
nel mai fatto.

Sì, – caro Amore –
si muore così,
sperando
in amore,
solito nulla abusato
nella placidità delle ombre
sole sembianze
a noi conosciute.

In un crepuscolo
che mangia
il tentato volo dell’anima,
noi si immagina
come morire,
perché sia un ridere
senza far male
all’ombra frale
che nascosta resta
nell’invito d’un definirci.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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3 risposte a Quanti addii, anni miei. Antologico

  1. furbylla ha detto:

    belle e intense specialmente a mio gusto bisogna sapersi Addio.
    ciao
    Cinzia

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  2. Rosy ha detto:

    Non dire niente e Il tuo addio, sono le due che preferisco … bravo Beppe, lascia che noi tutti possiamo rileggere queste tue poesie ripescate dal passato. Prima o poi, spero tu raccolga le migliori e ne faccia un’altro cofanetto, come già hai fatto con Fiore di Passione 🙂 ❤

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Le più tristi del mio archivio. Storie passate. Esperienze che servono come bagaglio di maturità.

    beppe

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