Notte stellata. Antologico

Notte stellata. Antologico

Iannozzi Giuseppe

Notte stellata - Vincent Van Gogh

Amici

Tra i silenzi dei passanti
e quelli dei pochi astanti,
non passa quasi mai un abisso
anche se l’occhio resta fisso

là, in quel punto, dove par
sia apparso un volto amico;
sol sì è dal dominio all’oblio

Maria

Sì, ti ho mentito
Perché ripescassi
queste parole
tra le tante
Perché tornassi
ad amarmi almeno
per un istante infinito
uguale a quella lacrima
che con inutile forza
si sforza di rimanere
sul pallido confine
dell’occhio mio

Ti ho mentito
sacrificando spada
e lancia nel petto
e nel ventre,
per vedere gli occhi
piangenti di chi ama
e speranza non ha
né in cielo né in terra

Sì, così vero,
ti ho mentito

Ti ho mentito
che l’Eternità sarebbe stata
per sempre
Ma non ti ho lasciata
nell’abominio di Dio,
di quella sua sterile
lacrima perduta qui
tra le croci al cielo esposte,
affondate in un mare di sangue

Sì, così vero,
ti ho mentito

Ma in vita
non ho smesso
un solo istante
di darti tutto l’amore,
tutta l’umanità
che sapevo
nel caldo tuo abbraccio,
Madre, unica Donna mia

Inutile poesia

Innamorato
e caduto rovinato
L’amore non ci salverà
La poesia non servirà
Sono sempre tante le parole
che si dicono tanto per, per dire
Niente oggi ci risparmierà
per quel poco che abbiamo
creduto d’essere

Se mai siamo stati legati
oggi cadiamo in ginocchio,
e ci rialziamo e non pensiamo
Una recita già vista a teatro,
un vecchio disco consumato
Oggi niente ci riporterà
indietro al tempo dell’illusione
delle mani sudate
Se mai siamo stati insieme
adesso non più
e non è nemmeno dramma
che valga la pena d’essere
raccontato a qualcuno
per portargli conforto
ché a patir uguali pene
non si è mai da soli

Ah, la poesia sì…
non ci salverà alla fine:
inutili piume di pavone

Piano di jazz

pagina dopo pagina
ti leggo un brano
tu ascolti in silenzio
il mio silenzio fra le righe
allunghi una mano
per una carezza soltanto
rimango deluso un po’
non te lo faccio capire
riprendo a leggere
la voce tu la senti che
brano dopo brano trema
i tuoi occhi su me mi sbranano
– come su un piano di jazz
così noi

mi cade il libro
tu dici con gli occhi
non lo raccolgo
prendo la tua mano nella mia
tu abbassi gli occhi sul libro aperto
che sul freddo pavimento riposa
un filo di vento entra
sconvolge le pagine e le apre tutte
tu liberi un sospiro in aria
continuo io a tenerti la mano
mi uccidi: “che uomo sei?”
mi ascolti
ascolti in silenzio il mio silenzio
uguale a enigmatico bacio

– come su un piano di jazz
siamo diavoli tra tasti neri neri
e bianchi bianchi; e la pioggia
che picchietta forte sul tetto –

cadiamo cadiamo cadiamo
nelle pagine

Rosa nera

Ti lascerei un bacio
ma nutro tema
che me lo seppelliresti
in gola
fino a farmi nero
uguale alla morte
Allora
sol ti lascio una carezza,
la mia nera tenerezza,
il velluto d’un petalo
di rosa nera
nata tra piedi
di santi e peccatori,
calpestata da nessuno

Luna bella

Luna bella, ti ho persa
tra un raggio di luce
e uno di buio
Mi sei entrata dentro
in punta di piedi
quando meno me l’aspettavo:
avevo le finestre aperte
E ora che non sei più
a darmi una speranza,
penso a quanto bello
un volo dall’ultimo piano,
leggendo con gli occhi in velocità
tutte quelle mutevoli verità
che per un istante s’affacciano
Un volo giù a capofitto
più stanco dell’urlo
in gola – che strozzata rimane
fino alla fine

In fondo in fondo

Cammino come un barista
in bilico sul filo d’una speranza
intravista nei fondi di caffè,
prego a raffica peggio d’un buddista
Non mi capisco per niente
La gente mi spara alle spalle
risate, dentiere e capsule d’oro

Non ho colpa, non ho colpa
di tutto il sangue che scorre
tra la Senna e il Po

Grido, nessuno sente
Ho il cuore d’un passero
e il passo pesante e leggero
Ho dentro una confusione
che non puoi capire tu

Che non puoi setacciare
nei tuoi fondi di spazzatura

Studio in rosso

Non si voltano le spalle
all’amore: porta con sé
una volta soltanto l’odore
del miele, il pallore estatico
della Luna

Sboccia una volta e mai più
dopo

Se gli occhi gli chiudi davanti
scompare senza proferire
parola che sia una, d’amore
l’amore
Semplicemente scompare
rapito tra pozze d’acqua e di sole

Sboccia una vita sola alla vita
invadente di segni di stelle
di profezie naviganti

Si coglie una volta soltanto
con rossore l’amore
Una volta soltanto si colora
di rosso l’amore

Sui rami della vita

Dai rami ghiacciati della vita
attendo che primavera torni
a portare il suo amore su me
Da questi rami sotto il peso
della neve, resto in bilico
per te, pigolando tenere poesie
come molliche di nutrimento
dalla bocca mia alla tua
Perché sì, sei tu la più bella
utopia che nel fragile petto
incessantemente mi presta vita

Notte stellata

Muto m’accompagnavo a una marchetta
per un po’ di vita e una barchetta di carta:
a me accanto stava la novella mia sposa
Avevo in corpo la forza di mille neri caffè
e nel cuore la notte stellata di Van Gogh

Lei mi sorrideva strano
e si reggeva a me stretta stretta
Io non avevo quasi coraggio
di baciarle le vuote orbite
La gente ci scivolava accanto
come se non esistessimo
Il boulevard era tutto un inferno
di scassate botteghe, e la Luna
spandeva su di noi pallido lucore
d’amore, di dolore

“Allora è vero che mi ami!
Allora è così il tuo amore…?”
Io solo continuai a tirare diritto,
lasciando
che il suo abbraccio fosse il mio

Avevo in corpo la forza di mille neri caffè,
la notte stellata di Van Gogh nel cuore
e la compagnia di anni e anni tutti uguali

Alla fine,
con fredda distratta mano,
appuntai il fiore,
che lei m’aveva regalato
davanti all’altare,
sul nero del vestito migliore,
e finalmente la baciai sugli occhi
E mi spensi insieme a lei,
insieme a lei

Essenza o assenza

E tu agisci con rispetto
o sol ti guardi allo specchio?
E tu vivi per me
o preferisci darmi in pasto
alle fiere dantesche?
E tu, tu che sei giovane
e che tutto hai dalla tua,
quanto sei disposta
a perdere di te
per rimetterlo a te?

Sbocciano i giardini
tra la brina e un conato
e una violenza nascosta
Son di sangue rossi,
sono le radici impregnate
d’una vita
che è già stata tutta spesa

Mi chiedo
quanto tempo passerà
prima che si possa tornare
a sorridere come allora,
quando il cielo era blu
e i nostri occhi pieni d’essenza
invece che d’assenza
– di cateratte che non muoiono,
che prendono forme di grifi
e di geroglifici
più terribili di tutto l’amor negato

Mi chiedo
se mi piego all’impeto del vento
tra i rami spezzati
uguali a braccia amputate
– uguali a umani scheletri
senza più speranza
se non la solita, la Morte

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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