pallottole e majakovskij. antologico

pallottole e majakovskij. antologico

iannozzi giuseppe

majakovskij
la caduta di

majakovskij l’ho dimenticato
nella sua pallottola
era troppo simile a una statua caduta
col càpo conficcato nella terra
era troppo vergine, come la bianca materia
perché lo potessi amare
d’un amore profondo fino in fondo

resto e non resto qui ad osservare la caduta
resto qui di fronte all’accaduto
cercando la forza migliore utile a metter a posto
il torto subito, sottoposto all’inquisizione della vita
perché le mani sono la viva terra d’un golem
perché il cuore è statuario sapore, sale di vidal
in rivolta

qualcuno dice che abbia dato via la passione a baal
qualcuno dice e dice alle spalle dell’enfant terrible

la bianca materia andata in frantumi
io la raccolgo per un bacio nuovo
la gioia è tutta nel costruire da capo
dimenticando il càpo conficcato nella caduta

musa, dammi un’altra rivoluzione d’ottobre
se credi si possa volare e cadere senza sprofondare
nel male, nella materia che sono i nostri fragili corpi

qualcuno dice che abbia dato via la passione a baal
qualcuno dice e dice alle spalle dell’enfant terrible

musa, dammi un’altra vita e un rosso sogno sverginato
se credi si possa volare oltre la fragilità della poesia
per un amore a portata di mano
per un amore in rivolta

Madre

Nel nome di dio
Nel nome di io
che Esseno fui
e sono,
nel nome mio
io comando
alla terra il sangue
che nelle vene
lento lento scorre
– perché tutti
abbiamo bisogno
di carezze e croci

Nel dolore
che si fa pazzia
(politica dannazione)
guardo gli occhi tuoi
perché si eternino
in aurore siderali

Tu, Madre,
che farai ai miei piedi?
Piangerai dolente
e mi seppellirai
nel tuo grembo
Come ogni storia
che si ripete
Che si ripete
nel nome dell’Amore

Commedia

Nascondetemi dal sole
che porta ferali raggi alla vista
sulla pelle tiepida d’amore
dopo la notte passata
e la lingua di fuori
ancora fatta di odio,
di sapore di donna e Balzac

Lontano, ti prego
da questa Commedia Umana
di sudori assetati al mattino
di altri sudori
rinnovati e giovani

Lasciami dormire
sotto il peso del lenzuolo
nella confusione dei pazzi
di sotto in strada
che con le loro urla belluine
feriscono l’orecchio e la pietà di dio

Aborto

Non ti cercherò
Non mi avrai
fra le tue grinfie
un’altra volta
per far di me
tutto quello
che ti passa
per la testa

Non mi avrai
né mai più
mi bacerai
colle tue
tante bocche
di serpente
per far poi
festa
colla mia testa
posata
sul piatto d’argento
insieme
a quegl’impuri dèi
che adori e incensi

Il desiderio
insoddisfatto
ti rimarrà in grembo,
come aborto
da cullare da qui
all’eternità

Cancello tutto

in memoria dei puntini di sospensione
di Louis-Ferdinand Céline

Dico, mon Dieu,
che tristezza!
Meglio è
non enfatizzare
simili uscite,
per il bene nostro,
se il “bene” esiste ancora
in un dove,
in qualche pagina.
Mi rifugio,
trovo rifugio nella notte,
al suo termine.
Il resto:
puntini… o una preghiera,
ridendo nella vita,
piangendo sulla pagina:
così provo dolore,
simulo la vita…
o solo una notte
che sia eterna
ma senza stelle,
senza pagine,
senza uomini o scrittori.
Dico, mon Dieu!
E cancello tutto,
anche quel povero
resto lasciato
in sospeso,
perché non sia sospetto peso
al ghigno di Dio.

Nei tuoi frammenti

Prenderò quel treno
al volo, al volo nel vuoto.
Lascerò questo posto.
Farò ritorno da te
allontanandomi da te,
come la fiamma d’una candela,
come il cielo
che incontra
solo altro cielo blu. E
poi niente più.

Prenderò un giorno di primavera
e il suo primo boccio;
lo dirò il mio supremo errore.
Ma sul cuore l’appunterò
perché è la poesia
che non ho scritto
e che sapevo da prima di me.

Di quale altro eterno sogno
ora hai bisogno?

Vedo sempre un po’ di Me
nei tuoi frammenti
e pezzi di Te:
giochi d’anima?
Non è questione d’età.

Prenderò quel treno
al volo, inciampando nei miei passi,
perché il sogno non svanisca
insieme alle prime luci dell’alba.

La chiave delle tue bugie

Ho la chiave delle tue bugie
Ho preso confidenza col tuo amante
Siamo andati a trovarlo Magellano
Gli abbiamo portato arance siciliane
E’ uno di poche parole
Ama pescare dentro a un naufragio
Gli piacciono le onde e le reti gonfie
E’ uno che non spiccica parola

Siamo stati delle ore a dirgli
del più e del meno
quasi ci conoscessimo da sempre
Io e la mia ombra, e lui niente
Ma però la Terra è piatta
ed è una fortuna sfacciata, anche per te
Anche per te che non mi ami più

Hai l’amante, noi le arance rosse
Noi stiamo bene da soli
Verremo a trovarvi a notte fonda
per scoprire com’è che lo fate l’amore
Con la luna piena o con il cielo vuoto di stelle
verremo a trovarvi con una bottiglia scolata
e nessun messaggio di paura o di coraggio

Hai l’amante, noi le arance siciliane
che abbiamo fatto assaggiare a Magellano
Ho la chiave delle tue bugie
e nel videoregistratore un porno di fantasie

Non ti preoccupare per noi
Abbiamo tutto quello che ci serve:
le tue mutandine per pulirci il naso,
e fazzoletti di seta per pulirci il sedere,
e arance succose che ci fanno pisciare
e qualche volta ruttare di gusto
E risate a volontà
sotto i pergolati coi coltelli in mano,
e negli occhi semichiusi luminarie
per la notte che verrà
Ci sarà un gran divertimento da smaltire
Rosso, rosso come il sole di Sicilia
perché oramai ho la chiave delle tue bugie

Crocifissione

Le tue
sì tanto crude parole
mi strappano
dal petto il cuore
In ginocchio
mi buttano
Mi tramortiscono,
mi fanno cristo
con croce
sulle spalle legata

Chiodi son le parole
che dalla tua bocca
sulla mia ma per cucirla
– per trafiggerla in inferno
che non merito

Sì grave il dolore
che provochi

E già i miei occhi
piangono in silenzio
la perdita non della vita
ma di Te, mio Amore

Quando sarò morto
più non udrai di me
né il balsamo né il rantolo,
ma solo la vuota eco
del silenzio

per rammentarti
che un tempo ero vivo
e la vita mia in Te sola
tutta l’avevo rimessa

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a pallottole e majakovskij. antologico

  1. Rosy ha detto:

    Benissimo… Partiamo dal concetto che ogni persona è libera di manifestare le sue emozioni e i suoi sentimenti in qualsiasi modo a lui/lei possa piacere, ci tengo a precisare che ci sono altre persone , magari non così comuni , a cui piace anche non esternare tutto ciò, semplicemente per far capire agli altri che si è innamorati oppure no…! Per chi ancora non lo sapesse, ho incontrato nella vita anch’io i miei problemi, senza sottovalutare quelli di qualcun altro, ma non ho necessariamente il bisogno di esprimerlo immancabilmente su un social o quant’altro. Penso anzi, che il miglior modo per custodirlo sia solo nel cuore, ed è quello che sto facendo. Va da sè che di certo non lo vado a sbandierare sulla schermata di un cellulare o di un pc. Le mie scuse le scrivo qui Beppe, considerando che hai espresso il desiderio che nessuno posti più parole da bar sul tuo diario. Per quel che mi riguarda fin’ora, non ti ho mai monitorato in nulla, e ti ho sempre concesso tutta la libertà di dire tutto quel che la tua mente pensava di te o di me. Quanto sopra per dire che penso che anch’io dovrei avere la possibilità di replicare, quando qualcosa non mi è gradito.

    Belle le poesie sopra elencate, continuerò a leggerti quando almeno il tempo me lo permette.

    Ciao.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Diceva Voltaire: “Non condivido le tue idee ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”. Ciò è applicabile anche alla libertà di manifestare o no i propri sentimenti ed emozioni. Talvolta può capitare che questi, sentimenti ed emozioni, vengano mal interpretati; e non nego che non sono genio, qualche volta capita che interpreti in maniera erronea il sentire altrui. Ma forse, e sottolineo il forse, è anche questo il bello di essere “umani” e non delle macchine con dentro dei programmi predefiniti e quindi interpretabili soltanto attraverso metro univoco.

    No, non c’è bisogno che tu mi porti le tue scuse, Rosy. Ho peccato io di rigidità al pari di uno stupido baccelliere. E’ vero, non scrivo di me, anche se qualche cosa talvolta sfugge al mio controllo in ciò che scrivo nel tentativo di proporre della letteratura o delle poesie. Tuttavia ciò non giustifica la rigidità da me adottata. Me ne dispiace. Vedrò di migliorare in tal senso.

    Grazie di leggermi. Ben so quanto hai da fare, per cui un tuo commento, per breve che sia, anche in forma di un semplice saluto, è sempre grande motivo gioia.

    Un bacio ❤

    beppe

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