Le passioni di Cristo. Racconti

Le passioni di Cristo. Racconti

Iannozzi Giuseppe

Christ

Verità immortale

“Non si può avere tutto a questo mondo.”
“E’ così purtroppo”, confermo io irritato.
“Lo dici come se fosse una cosa brutta”, mi rimprovera battendomi una mano sulla spalla.
Guardo Padre Francis dritto negli occhi, ben incassati nella scatola cranica. E’ rasato a dovere, le guance scavate, più secco d’un’alice. Sopra le orecchie una corona di pochi capelli bianchi; in compenso le sopracciglia sono nerissime.
“Dico che non è bello.”
“Ti perdono perché ti conosco e perché non credi in Dio, anche se dovresti.”
“Dio è un’ipotesi, tu lo sai meglio di me.”
“Ti manca la fede.”
“La fede? La fede non ha mai giovato a nessuno, tranne ai ministri della Chiesa per mantenere vivo il loro potere sul gregge.”
Padre Francis non è per niente sconvolto. Sorride invece, quasi a confermare che sto dicendo il vero anche se lui è nell’impossibilità di dire certe cose a voce alta.
“Non importa sapere che Dio esiste; importa sapere che Dio è amore.”
“Søren Kierkegaard”, dico poggiando lo sguardo sulla ricchezza delle opere d’arte che mi circondano a destra e a manca. “E’ una chiesa ricca questa, molto ricca.”
“Lo è perché tanti artisti hanno lavorato per renderla bella.”
“Immagino con che fede!”, faccio io ironico, scoppiando a ridere in maniera sinistra.
Padre Francis non si scompone. Sono anni che lo conosco e sempre è stato freddo più del marmo.
“Quanti anni sono che ci conosciamo?”. La domanda mi esce gelida dal più profondo della strozza.
Padre Francis finge di rifletterci su grattandosi in mezzo alle sopracciglia.
“Sono più di quaranta anni che facciamo gli stessi discorsi e tu, amico mio, non sei cambiato d’una virgola.”
“Prima o poi Dio reclamerà anche la mia anima”, fa lui serafico.
“Più poi che prima. Forse mai.”
Padre Francis sorride ma il suo è un sorriso forzato. “Nessuno vive per sempre.”
“E’ più giusto dire che noi mortali non sappiamo se esista o meno un uomo che abbia sconfitto la morte”, lo correggo.
Adesso il mio vecchio amico sta perdendo la pazienza. E’ la prima volta che lo vedo farsi bianco in volto.
“Quel che dici è un’eresia bell’e buona, ma ti perdono perché…”, balbetta.
“Perché tu sei un vecchio troppo vecchio”, concludo io per lui. E subito aggiungo: “Dio non c’è, ma tu hai sconfitto la morte.”
“Non dire sciocchezze!”, si schermisce lui mentre continuiamo a camminare lungo la navata centrale della chiesa.
“E non c’è nemmeno il Diavolo.”
Padre Francis tace.
“Tu hai ottenuto tutto, perché?”
Non risponde. E’ irritato, nel profondo, e rattiene la rabbia con un grande sforzo di volontà.
“Non lo negare. Non intendo andare in giro per il mondo a reclamizzare che Dio non c’è.”
“Ti crederebbero.”
“Sì, gli atei convinti, ma chi ha la fede continuerebbe a credere…”.
“Immagino proprio di sì”, ammette Padre Francis senza celare una certa soddisfazione.
Arresto il passo e anche Padre Francis. Ci guardiamo negli occhi. Alla fine lui cede, si rilassa, e parla: “Ho visto quando è morto sulla croce. C’era un terrore senza fine nella sua anima.”
“Lo immaginavo.”
“Come hai fatto a sconfiggere la morte?”
“Non l’ho sconfitta. Sono di carne anch’io. Se mi spari in testa o al cuore, muoio e basta. Sono uno scherzo della natura, null’altro che questo.”
“Esistono altri scherzi della natura che tu sappia?”
“Esistevano. Sono stati uccisi…”.
“Perché?”
“Per colpa di quella stupida storia dei vampiri.”
“Tu non bevi sangue umano.”
“Certo che no. I vampiri non esistono e non esistono tutte quelle creature demoniache che l’uomo ha inventato nel corso dei secoli. Sono uno scherzo della natura, null’altro che questo, Yusef. Adesso mi ucciderai?”
Gli do una pacca sulle spalle, con affetto: “No.”
Padre Francis tira un sospiro di sollievo: “Ho vissuto più di chiunque altro, ma…”.

“La morte è la morte”, sentenzio io senza inutili convenevoli.
“E’ che io l’ho visto morire.”
“Chi sei in realtà?”
“Giuseppe di Arimatea.”
“E sei stato tu a mettere in giro la voce che Cristo era risorto, non è forse così?”
“Io insieme alle donne, Maria e Maddalena.”
“Loro sapevano?”
“No, non sospettavano che fossi uno scherzo della natura. Neanche Gesù ha mai sospettato alcunché.”
Mi stacco dal vecchio Francis per farmi dappresso a una statua della Vergine Maria. L’accarezzo. Accarezzo il marmo freddo e rabbrividisco.
“Quanti anni hai adesso, Yusef?”, tuona forte la domanda dell’amico.
“Tanti, settanta e passa. E’ quasi l’ora.”
“Hai le sopracciglia folte e nere, molto nere…”.
Mi volto verso di lui.
Padre Francis mi fissa per un po’, poi mi sorride benevolo: “Non posso esserne certo, ma le sopracciglia folte e nere sono un segno.”
“Che intendi dire?”
“Tutti noi, scherzi della natura, abbiamo, cioè avevamo le sopracciglia nere più del carbone e sempre molto folte. Le tue… Non posso esserne certo al cento per cento… tu potresti essere…”. E mentre mi spiega, con l’indice ossuto indica le sue sopracciglia. Con voce pacata continua a spiegare: “Non ne so molto, non è una cosa che si possa comprendere. Non basta avere centinaia di anni sulle spalle per capire perché certe cose accadono in natura. Io ho scoperto di non essere destinato a morire quando avevo più o meno la tua età, quand’ero già vecchio. E’ stato così per tutti gli altri…”.
“Dici che…”.
“Dimmi, hai mai avuto malattie nel corso della vita?”
“No, che io ricordi no. Sempre una salute di ferro, neanche un raffreddore.”
“Bene, molto bene.”
Sono sconcertato. Non ci credo, ma allo stesso tempo la tentazione di credere è più forte della ragione.
“Perché quando si è già vecchi?”
“Non si può avere tutto a questo mondo”, mi risponde allegro Padre Francis levando le braccia in alto quasi volesse abbracciare un Dio invisibile, inesistente.
“Avrei preferito poter aver tutto!”, dico continuando ad accarezzare il marmo della Vergine Maria. “Era davvero vergine?”
“Era una brava ragazza, più brava di tante altre del suo e del nostro tempo, ma non era uno scherzo della natura capace di concepire senza il seme d’un uomo.”
“La religione che difendi è tutta basata sulla menzogna”, gli faccio notare.
“La religione è una menzogna che serve agli uomini per non morire prima del tempo giusto”, ribatte Padre Francis per nulla turbato. “Togli all’uomo la religione e anche l’ateo più incallito cadrà in ginocchio sconfitto”, aggiunge.
Taccio riconoscendo che è la verità.

Il vizietto

Cristo compagnone ubriaco

Cristo compagnone ubriaco

E’ tornato. Non so come abbia fatto, ma è tornato a bussare alla mia porta.
L’ultima volta che mi sono sentito con il Padre, questi m’aveva assicurato che non m’avrebbe più scasciato ‘u cazzo; ed invece la bella promessa di Dio è andata a puttane. Non che ci abbia mai creduto veramente che sarebbe riuscito a dare ‘na raddrizzata al Figlio, però… In ogni caso è qui. Dallo spioncino della porta posso vederlo, tale e quale a come me lo ricordavo, un sacco di pulci e pidocchi, capellone e barbuto, emaciato manco c’avesse la tubercolosi.
Bussa una due tre volte, con il pugno. Faccio finta di non essere in casa, ma quello non si fa imbrogliare, non da me comunque. Bussa di nuovo, con forza, picchiando con le nocche delle dita nodose.
“Non me scuccià!”, gli grido mettendo la catena alla porta e assicurandomi che la mia blindata a doppia mandata sia ben chiusa. “Torna da tuo Padre…”
“Aprimi, io te lo ordino.”
“Stamme a sentì, con me le tue fregnacce non funzionano. Non so’ mica Lazzaro io, quindi prendi i tuoi diavoli di miracoli e ficcateli pure il quel posto.”
“Fratello, aprimi.”
“Manco morto.”
Silenzio di tomba. Gesù Cristo s’è zittito.
Per meno d’un momento m’illudo che abbia fatto dietrofront. Guardo dallo spioncino ed è ancora lì, si struscia i piedi sul mio serbino.
Faccio finta di niente. Ma quello continua a chiamarmi fratello e fa un gran casino che, inevitabilmente, corre lungo la tromba delle scale. I vicini cominciano a lamentarsi, mi pregano di aprire allo scocciatore o saranno costretti a chiamare l’amministratore del condominio.
Sbuffo come un diavolo. Non ho intenzione di far entrare in casa mia questo hippie fuori stagione.
Non lo reggo, poi quando mi chiama fratello con quella sua voce flautata mi scatta l’istinto omicida, divento peggio di Caino. Se mi chiama un’altra volta fratello giuro sù Satana che gli salto al collo e ne faccio polpette.
“Non sono tuo fratello, e se insisti con questa storia vengo fuori e ti spacco la faccia. Ci siamo capiti? Ora vedi di smammare, sei più appiccicoso di certi boss della Mafia.”
“Fratello, non mi rinnegare!”
“Hai mai pensato d’andare a fare in culo? Pensaci, potrebbe piacerti.”
“Ho già provato e…”
Adesso sono curioso.
”Avanti, sputa il rospo!”
“Fratello, il fatto è che a me mi piace un sacco assai riceverlo in culo. Ma se mio Padre dovesse mai venire a saperlo mi fa nero.”
Ci rifletto su un paio di mezzi secondi, poi gli rispondo: “No, non ti farà nero, hai la mia parola! Io ti benedico, va’ in pace rompicoglioni che non sei altro”. E per buona misura aggiungo: “Non ho alcuna intenzione di farmi sodomizzare da te, brutto hippie pulcioso.”
“Ti ricordo che io sono morto sulla croce, sul Golgota, per la salvezza degli uomini.”
“Sì, questa l’ho già sentita”, dico caricando la voce di bieco sarcasmo.
“Quello che non si è mai capito è che sono morto per gli uomini e non per le donne.”
L’argomento si sta facendo interessante, devo ammetterlo. Sono quasi tentato di farlo entrare in casa.
“Spiegati meglio.”
“Sono finito in croce perché mi piacevano gli uomini.”
“Questa te la stai inventando adesso di sana pianta. A me non mi freghi.”
“Ed allora come te lo spieghi che ero circondato dagli Apostoli?”
Ci penso su.
“Erano degli invasati…”, gli rispondo senza troppa convinzione.
“Sai perché Giuda s’è impiccato?”
“Per quella storiella dei trenta denari.”
“Sbagliato.”
“D’accordo sapientone, allora per quale altro motivo un pezzo d’uomo come lui si sarebbe dovuto impiccare?”
”Perché quella notte gl’ho confessato d’amare Pietro più di chiunque altro. Non ha retto. Prima s’è pisciato addosso, poi è scoppiato in lacrime… Gl’ho negato di passare l’ultima notte con me nel mio letto… Pietro è stato il mio unico e vero amore, e ‘sta cosa Giuda non l’ha mai mandata giù. Si è sentito tradito da me”. Gesù sospira, per riprendere subito dopo la sua confessione: “Giuda non me li ha mai staccati i pompini con l’ingoio, mentre Pietro non s’è mai fatto di questi problemi. Tu al mio posto che avresti fatto?”
Non rispondo perché mi viene impedito. Dio s’è materializzato dal nulla in casa mia e m’ha subito tappato la bocca con una mano, facendomi capire con un solo sguardo che se avessi fiatato non avrebbe esitato a torcermi il collo.
Gesù continua a confessare i suoi vizietti senza indovinare che il suo Dio Padre è insieme a me ad ascoltare ogni sua dannata parola.
Non posso far a meno di strabuzzare gl’occhi dopo aver ascoltato per filo e per segno i peccati di quel figlio degenere. Dio è adesso un diavolo sceso in Terra. Con un solo sguardo incenerisce la mia costosissima porta blindata a doppia mandata e prima che Gesù possa tentare la fuga, gli si scaglia addosso. Una gragnola di pugni s’abbatte sul poveraccio, che costretto in ginocchio indarno invoca la pietà divina.

Oggi Gesù è un negro. Un negro in tutto e per tutto. Dio l’ha sprofondato nel profondo Sudafrica e gl’ha conferito precisi connotati negroidi. Per vie traverse ho saputo che il Gesù nero ha tentato più volte d’imbarcarsi per sbarcare a Lampedusa, ma gl’ha sempre detto male.
Io invece sono ancora qui che maledico e stramaledico quel diavolo d’un Dio e quel fumato di suo Figlio. Chi me la ripaga la porta blindata a doppia mandata? Nessuno. E questo è quanto, ‘fanculo.

Figlio mio!

Gesù e Maria MaddalenaMa come? Buona Pasqua, a me? Mon Dieu!
Ieri Gesù m’è venuto a trovare, m’ha detto: “Figliolo!”
Ed io: “Figliolo, figliolo a me? A me? E quand’è che l’avresti conosciuta tu, mia madre?  No, perché adesso lo voglio sapere. No, lo voglio proprio sapere.”
“Ma perché figliolo?”
“E di nuovo! Non sono tuo figlio. E tu, mia madre la lasci perdere. Non le reggo le tue basse insinuazioni, che sono proprio molto ma molto basse.”
E Gesù Cristo – con quella faccia da finto tonto che si ritrova – mi fa, così, su due piedi: “Ma anche tua madre è figlia mia!”
Giuro che c’ho visto rosso: “Gesù, guarda, te lo spiego una volta sola: Eyes Wide Shut è un film, un film, e tu un’allucinazione fastidiosa. E non t’azzardare più a dire che sono tuo figlio, perché tu a letto con mia madre manco se ti mettono in Croce. Ci siamo capiti?”
Ma quello ostinato – di coccio -, ed allora mi son visto costretto, mio malgrado, a spaccargli la testa. Insomma ho dovuto difendere l’onore di mia madre; mica potevo restarmene con le mani in mano! E, alla fine, m’è toccato difendere l’onore di mio padre, anche se ne avrei fatto volentieri a meno, perché mio padre un po’ di ‘vizietto’ ce l’ha tutto, e non aggiungo altro. Insomma, quello parlava, parlava parlava parlava e tutti erano figli suoi a sentir lui. Io, quando sento che uno bestemmia – te lo giuro sul bene che ti voglio -, vedo rosso sangue. Quello bestemmiava, parlava d’un’orgia collettiva, una cosa che manco Sodoma & Gomorra. Così son stato costretto a dargli una severa lezione di vita, già: ho preso una padella di quelle pesanti davvero e gliel’ho data in testa. Non ha fatto ‘na piega. M’è caduto fra le braccia, come un angelo praticamente. Poi è venuto il Padre, il suo, sì, Dio: m’ha invitato in un angolo ad ascoltarlo e io, buono, l’ho seguito.
“Senti, perdona mio figlio. Troppo canne… Tu mi capisci… Sei stato giovane, come lui…”
Vedendo quel Padre afflitto ho finto di capire. Insomma – e che diamine! un po’ d’umana pietà ce l’ho pure io, per la miseria! – gli ho dato una pacca sulla spalla, ma precisando: “Come lui, mai. Dio me ne scansi.”
E’ stato molto comprensivo e solo ha ribattuto: “Non posso darti torto. Tu pensa che ogni Santo Natale vuole che gli regali una Croce nuova per la Pasqua: ma io non so mica per quanto ancora lo reggo. M’ha salassato. Sono lo zimbello dei Cieli per colpa sua. Lui e ‘sta fissa del Figlio in Croce.”
Ed io, magnanimo: “Ti capisco, Dio mio, se ti capisco.”
E lui: “Tu menti.”
Ed io: “E’ così evidente?”
E lui: “Sì.”
Ed io: “E’ grave?”
E lui: “No. Mio figlio quando mente – e mente tanto assai -, le spara decisamente più grosse. In tal senso si lavora dei veri miracoli. Un egocentrico che non ti dico.”
Ci abbracciamo proprio come padre e figlio. Mon Dieu!
Dio si prende il Cristo e se lo porta via con sé: e mentre se lo porta lontano lontano, io vedo, io gli e lo vedo… E non posso fare a meno di tirare fuori un’imprecazione: “Ma porco Dio! Quello manco c’ha le mutande. Che razza di esibizionista.”

Asini senza ali

Nietzsche

– Chi era Gesù?
– Uno che aveva delle visioni.
– Come mai ce l’aveva?
– Perché a quel tempi Freud non era ancora nato e neanche Nietzsche.
– E chi sarebbe mai questo tizio con il nome simile a uno starnuto?
– Uno che, dopo che Gesù era morto da diverse centinaia di anni sulla croce, ebbe la genialità di dichiarare al mondo intero che “Dio è morto”.
– Capisco e non capisco. Gesù è morto sul serio?
– I manicomi non c’erano ancora ai suoi tempi, per cui l’hanno crocifisso.
– Ma è risorto.
– Così dicono. Il mondo è pieno di matti a piede libero, ma il guaio è che hanno chiuso i manicomi.
– Vuoi forse dire che finiremo tutti in croce?
– Prima o poi sì.
– Non voglio morire!
– E allora preghiamo insieme affinché gli anni volino molto molto in alto, oltre il Settimo Cielo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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