Il tormento. Romanzo di Iannozzi Giuseppe. Stralcio promozionale

Il tormento. Romanzo di Iannozzi Giuseppe

Stralcio promozionale

Claretta Petacci

Claretta Petacci

[…]

Sofia fissava di sottecchi l’uomo che al suo fianco se la dormiva della grossa, russando, agitandosi nel sonno, e non di rado rilasciando solforose loffe. Adesso che ci pensava bene, non le riusciva proprio di capire come fosse potuto accadere che lei, la più concupita da quelli dabbene, avesse deciso di finire a letto con un ometto insignificante come Fernando. Non poteva negare di provare quasi pena per se stessa. Di uomini ne aveva avuti tanti e mai ne aveva fatto mistero, ma tutti le avevano lasciato qualcosa di più che non il tanfo delle proprie budella. Fernando era tutto ciò che disprezzava in un uomo: non era bello, non aveva le mani in pasta e non aveva nemmeno un’istruzione da due soldi. Pareva un ranocchio che si ostinava a campare per far dispetto alla tomba; con le terga nude e la testa cacciata sotto al cuscino, quell’ometto non riusciva a suscitarle manco un po’ di pena. Più ridicolo che meritevole di pietà, sotto l’incalzante ticchettio battuto dalle lancette dell’orologio a parete, Sofia meditava d’esser stata una sciocca a lasciarsi incantare dai complimenti maldestri di Fernando. Che cosa le aveva detto? In verità, niente di speciale: che assomigliava a Claretta Petacci. E però tanto era bastato perché decidesse di accoglierlo nella sacralità delle sue gambe lunghe e brune.

Di punto in bianco Fernando sgranò gli occhi subito vomitando irripetibile bestemmia, come se un tafano lo avesse beccato a tradimento sulle natiche scoperte. Tirò fuori la testa arruffata da sotto il cuscino e allucinato si guardò attorno. Le poche idee che gli ronzavano in testa erano confuse, tradite e continuamente rimescolate dalla poca intelligenza che la natura s’era premurata d’accordargli. Solo incontrando il volto luminoso di Sofia, ebbe finalmente coscienza di sé.
“Ti sei svegliato!”, lo punse Sofia esplodendo in una risata sommessa e cristallina.
Se c’era dello scherno, Fernando non se ne rese conto.
Sofia gli accarezzo i capelli, più per consumata abitudine che non per un moto d’affetto. Notò che erano già radi sulle tempie. Per un minuto buono le dita di Sofia scavarono tra i capelli dell’uomo.
“Dovresti far qualcosa o presto resterai calvo”, lo punzecchiò Sofia.
Fernando rispose con un impercettibile cenno del capo.
“Dico sul serio.”
“Sofia, Sofia…”, brontolò Fernando. Non sapeva che pesci prendere.
“Dovresti davvero”, sottolineò Sofia, non poco innervosita.
“Proverò… proverò con quell’elisir…”, biascicò l’uomo stirandosi le membra.
Sofia avrebbe voluto ridergli in faccia: possibile fosse tanto stupido da credere che un po’ d’acqua spacciata per miracolosa potesse frenargli la calvizie?
Di tra le commessure della finestra mezzo chiusa un sole paglierino baciava gli amanti, mentre dabbasso, in strada, un avvinazzato non poco stonato, con voce gracchiante, cantava strofe d’una canzonetta melensa:

“In te rapito, al suon de la tua voce
lungamente sognai,
e de la terra ogni affanno, ogni croce
in quel sogno scordai.
Torna, caro ideal,
torna un istante
a sorridermi ancora…” (*)

Sofia sbottò qualcosa che Fernando non intese. Si alzò dal letto, lasciando che l’uomo accarezzasse con lo sguardo la sua nudità.
“Sei bella, Sofia. Sei bella, più della Petacci, di più…”, bofonchiò Fernando leccandosi le labbra sottili.
Sofia ignorò il complimento.
Seppur di malavoglia, desideroso di restare ancora a letto, alla fine si alzò. Si portò dietro la donna cingendola alla vita.
“No ora!”, sbottò Sofia.
Fernando fece finta di non aver udito, prese dunque a baciarle il collo e le spalle.
“Bella sei, bella e fascista sei”, le disse; e subito provò a penetrarla.
“No”, gli gridò contro Sofia, girandosi di scatto, puntando i suoi occhi neri, ardenti come braci, in quelli di Fernando.
L’uomo ristette. Non ci arrivava proprio: perché adesso lo rifiutava? Per quanto si spremesse le meningi una risposta non ce l’aveva.

(*) Ideale – musica di Francesco Paolo Tosti, versi di Carmelo Errico (Ricordi, 1882)

[…]

IL TORMENTO narra l’odissea di più generazioni, a partire dalla metà dell’Ottocento fino agli anni immediatamente dopo la IIa Guerra Mondiale.

Non ci sono eroi né gesta epiche ne IL TORMENTO. Un romanzo che vuol essere letteratura a tutto tondo, ripescando e rinverdendo quei temi che furono gloria ed eterna attualità di autori quali Ernest Hemingway, John Steinbeck, William Faulkner, Ignazio Silone, Cesare Pavese, Luigi Pirandello, Giovanni Arpino… Un romanzo di antieroi dunque, che però, bene o male, hanno fatto la Storia.

Iannozzi Giuseppe  

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Il tormento. Romanzo di Iannozzi Giuseppe. Stralcio promozionale

  1. furbylla ha detto:

    chissà se ancora viva sarò per vederne la fine..
    Buongiorno
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ un estratto, uno stralcio, non un vero e proprio capitolo del romanzo. L’ho messo in rete a titolo promozionale. Chissà che non possa essere utile a far sì che trovi un editore, un gran bel editore disposto a investire su un romanzo come questo, su della Letteratura piuttosto che sulle solite cose che lasciano il tempo che trovano e il cui valore è pressoché nullo. Il Tormento l’ho finito di scrivere. Manca ancora un editore. E’ solo questo.

    Bacione ❤

    Beppe

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