Muhsin Al-Ramli – Cugini, Addio. Un storia che è perfetta fotografia del tessuto sociale iracheno

Muhsin Al-Ramli – Cugini, addio

Un storia che è perfetta fotografia del tessuto sociale iracheno

Traduzione dall’arabo e nota introduttiva di Federica Pistono

di Iannozzi Giuseppe

Cugini, addio

Cugini, addio

Se si pensa all’Iraq, oggi come oggi il mondo occidentale pensa a questo paese come a una minaccia. L’autore, Muhsin Al-Ramli, non ne ha mai fatto mistero, lamentando anche che dell’Iraq, della sua ricchezza culturale, si sa poco o nulla.
In prima battuta pubblicato in arabo con il titolo “Scattered crumbs” (Briciole sparse), nel 2013 Muhsin Al-Ramli l’ha riscritto in lingua spagnola con il titolo “Adiòs primos”. In Italia il romanzo di Muhsin Al-Ramli è stato tradotto da Federica Pistono per i tipi Cicorivolta edizioni. Cugini, addio (romanzo iracheno) è un lavoro che meriterebbe molta attenzione, al pari di tanti altri, e che – inutile nasconderlo – rischia di passare inosservato, per colpa di una scarsa o nulla promozione editoriale e poi perché, oramai, in Italia il brutto vizio, che l’intellighenzia ha preso, è quello volgare e becero di etichettare come moda passeggera la letteratura irachena (e non solo).

Muhsin Al-Ramli

Muhsin Al-Ramli

Polemiche a parte, introducendo Cugini, addio di Muhsin Al-RamliFederica Pistono sottolinea: “Il romanzo racconta come l’esistenza semplice e serena della piccola comunità, con i suoi vizi e le sue virtù, con le sue tradizioni, le sue leggende, le sue credenze, venga dilacerata e sconvolta dalle esperienze della dittatura e della guerra, perdendo per sempre le proprie caratteristiche originarie”.

Cugini, addio racconta lo disgregamento di una famiglia. Attraverso le tragedie che s’abbattono sui membri della famiglia, con perfetto e drammatico realismo l’autore ci dice, chiaramente, quante e quali le soverchierie addosso al tessuto sociale iracheno. Del nucleo familiare, mai felice in realtà, alla fine non resteranno che delle briciole, sparse. Muhsin Al-Ramli non nega che in Iraq le storie tristi sono all’ordine del giorno; non si cada però in errore, perché in Iraq ogni storia è diversa seppur quasi sempre destinata a sfociare in tragedia.

Ijayel è un nazionalista. Tiene moglie e figli. La sua vita, per quanto monotona, par scorra felice, senza troppi scossoni; tuttavia proprio l’ostinazione di Ijayel getterà i figli dritti nelle fauci di un atroce destino, di un destino che non hanno scelto né mai lontanamente desiderato. Ijayel crede che il Dittatore sia la legge, quella giusta: nei suoi confronti nutre una vera e propria venerazione, manco fosse esso un dio. In Cugini, addio il volto del Dittatore non può che essere quello di Saddam Hussein. L’autore non intende però raccontare per filo e per segno la dittatura di Saddam, sua principale preoccupazione è difatti quella di dire dei suoi effetti nefasti sulla famiglia di Ijayel. Allo scoppio del conflitto Iran-Iraq, uno dei figli chiamati a far la guerra cade e insieme a lui il marito dell’unica figlia di Ijayel. Se è Ijayel un nazionalista convinto, un altro suo figlio è un convinto oppositore di coscienza, un disertore che viene braccato e stanato per essere presto fucilato. Un altro figlio, pur tra mille difficoltà, riesce a diventare un irreprensibile giudice; ma una volta che questi si rifiuta di giudicare secondo la legge del Dittatore, subito viene tradotto in carcere. E un altro figlio è un abile pittore, che non ama il Dittarore: lo odia, così tanto che gli è impossibile ritrarlo, anche se desiderio del padre è che lo ritragga in tutta la sua forza con i colori della bandiera a fargli da sfondo. Warda, l’unica figlia del vecchio Ijayel, si chiude nella sua pacifica follia. Di tutti i figli di Ijayel, soltanto Saadi, il più ottuso, riesce a farsi strada tenendo bordone al regime di Saddam. Saadi Ijayel è brutto, è perverso, è un pedofilo della peggior risma e tutto questo piace al Dittatore.

La scrittura di Muhsin Al-Ramli  è veloce, scevra di fronzoli: mai l’autore scivola in inutili quanto superflui sentimentalismi. In Cugini, addio, con misurata verve, Al-Ramli opera una vera e propria fotografia dei destini cui vanno incontro i figli di Ijayel. La tecnica scrittoria di Al-Ramli potrebbe forse esser detta affine a quella corrente letteraria che sul finire dell’Ottocento era il Naturalismo, ma è più esatto dire che l’autore ha maturato un suo proprio inimitabile stile, obiettivo sempre, quasi didascalico; ed è questa la forza precipua che fa di Muhsin Al-Ramli un grande narratore.

Muhsin Al-Ramli è nato in Iraq nel 1967.
Poeta, romanziere, giornalista e traduttore, si è laureato in Filologia spagnola all’Università di Baghdad e ha conseguito il Dottorato in Filosofia e Filologia spagnola presso l’Università Autonoma di Madrid. Ha lavorato come giornalista in Iraq, Giordania e Spagna.
Dal 1995 risiede a Madrid.
È stato finalista all’IPAF (Arabic Booker Prize) del 2010 con Dita di datteri (tradotto in italiano nel 2014 da Federica Pistono e pubblicato da Cicorivolta Edizioni) e nel 2012 con I giardini del Presidente.
Ha curato la traduzione di vari classici spagnoli in arabo. È co-editore della rivista culturale Alwah (L’Ispiratore). Attualmente è professore all’Università Saint Louis di Madrid.

Cugini, addio (romanzo iracheno) – Muhsin al-Ramli – traduzione dall’arabo e nota introduttiva di Federica PistonoCicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – ISBN 978-88-99021-12-2 – © 2015 – pagine: 109 –  prezzo: € 12,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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