Addii. Ricordando signorina Liberta’

Addii. Ricordando signorina Libertà

Iannozzi Giuseppe

dea

Dolci mie puttane

ricordando le tristi puttane
di Gabriel García Márquez

Nell’amor nato, dall’amor tramortito;
a ogni passo uno sgambetto,
l’urlo di chi mi ha detto e maledetto;
a fatica dalla polvere la faccia levando,
mai mi son detto stanco o affranto.

Ancor mi danno per le dolci mie puttane,
di vino ubriache e a letto così sante.
Delle dee ellene han bellezza piena:
gentili o pazze, mai hanno accettato
del Fato la codardia nel Pomo riflessa.

Se in mezzo alla strada mi son perso,
non a lungo, per sempre; assetato,
dalla seta delle lunghe loro gambe
con carezze e altre gentilezze,
presto son stato dissetato; e che importa
se per un momento o due, che importa!

Ancor sostenete l’umana mia debolezza,
mie dolci puttane: da peccatore vengo,
col capo chino, e sulle labbra l’amarezza
dall’istinto mio impertinente (di poeta non-poeta)
un poco appena stemperata.

Addii

Siamo ancora uomini e carnefici,
Primo Levi

Se guardo, se guardo bene…
Se ancor oggi punti e virgole non vengono facili,
lungo i binari dei treni tante le foto
di quanti tra baci e bestemmie dissero addio
a quella terra che nel tradimento li fulminò

1948 – 1984

La tua distopia è oggi amara realtà;
hai visto giusto, fin troppo, George Orwell

Voi che i libri li avete bruciati,
voi che i loro autori li avete denunciati,
ammettete adesso lo sbaglio;
e in bocca non un dente o una parola,
solo un raglio beduino si diparte piano
dalla gola arsa e tumorosa,
dalla bocca a doppio filo cucita
e di così tante verità però affamata

La Fontana delle Lacrime

canto per Federico Garcia Lorca

Ora devi sorridermi,
perché sto per amarti,
perché sto per accecarti
Ora devi darmi un po’ di luce,
perché i miei occhi sono ciechi
E lo sai che la colpa è solo tua

Guarda! Guarda! Guarda!
Sono in ginocchio, sono nudo
Non puoi ignorare quest’uomo
Non puoi fingere che,
che ama solo se stesso
O l’acqua morta
della Fontana delle Lacrime

Le mie dita suonano il tuo corpo
Ma tu rispondi, dolore!
E io solo grido, amore!
La rima è facile,
più difficile legare noi
nel volo delle bianche colombe
che piangono poesie:
in Spagna, un morto
è più vivo
come morto
che in qualsiasi altro dove:
il suo profilo ferisce
come il filo d’un rasoio

Guarda! Guarda! Guarda, ora!
Ho i polsi tagliati
e suono ancora la tua canzone,
quella che ci ha innamorati
Guarda! Guarda! Guarda, ora!
Ho il cuore a pezzi
e batto ancora il petto
e il tempo perché non ho che te,
perché non ho altro che bianchi gigli,
la purezza e il tuo biondo capriccio
Guarda! Guarda! Guarda, ora!
No, non dire che non si può fare,
che non si può amare e soffrire
suonando uguali note sul piano
dei nostri corpi di luce

No, non lasciamo morire la Luna
e il suo splendore: questa fontana,
questa fontana ha pianto abbastanza
Sì, sono cieco, ma vedo che mi ami,
che mi piangi ancora con occhi di colomba

Ti perdono la colpa, ogni bianco giglio
Ti perdono il fiore di sangue
disegnato dalla tua inespressa poesia
sul mio cuore che batte, che batte ancora
per te, per i tuoi occhi spalancati su di me

Ti prendo, prendo te e il tuo biondo capriccio
perché sto per amarti nelle tue lacrime,
perché sto per accecarti nella luce della Luna

Sei sempre un colpo al cuore,
una poesia che uccide e non sa uccidere
Sei sempre un colpo al cuore
No, non lo puoi negare, Amore!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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