Colloquio con la Morte

Colloquio con la Morte

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

A colloquio con la Morte

– Ricordate la vita com’era?
Era. Non c’è bisogno di sapere altro.
– E vi manca?
– Quando non si è più, il Passato, sia quello felice sia quello crudele, non è più in grado di rivestire importanza.
– Amate la Morte ora che siete nel suo grembo?
– Non si può amare qualcosa che non garantisce Eternità, nemmeno alle mortali spoglie e che però la garantisce al Nulla Assoluto.
– Non mi amate dunque?
– Perché mai dovremmo? Sei molto meno di noi che non siamo più.

Meglio chi sbaglia

Non si può sempre volare né essere perfetti. Ho paura di chi dice di sé stesso, anche solo per scherzo, d’essere perfetto: chi mi fa simili dichiarazioni l’ho subito in sospetto, perché capisco di trovarmi di fronte a qualcuno che crede che l’Universo sia lui, o che il Mondo intero gli giri intorno. Preferisco chi sbaglia, chi ben lo sa. Preferisco anche chi sbaglia e non ne ha coscienza. E’ più umano, è più bello così.

Con un asino

Se hai la presunzione di voler a tutti i costi parlare con un asino, allora devi essere disposto a imparare tutte le poche varianti del ragliare.

In tribunale

Dio sta guardando proprio te, anche se è cieco più d’una talpa sotto collasso.

I vivi incutono una paura mortale ai fantasmi di tutti i tempi, recenti, passati e futuri. Non c’è pace, mai, per i morti sotto tortura.

Dio creò la donna tutta ignuda e subito s’accorse che era proprio bona. Fu divina distrazione d’un momento lungo un’eternità; è così spiegato perché le donne, dai tempi del cucco, son giudicate peccato e sensualità che non è possibile non amare.

Dovremmo pensare più spesso alla Morte. Dio è l’unico sesso senza peccato. Perché non approfittarne dunque? Per paura, o che altro? Ci fa dunque sì tanta paura una bella scopata con Dio, senza il brivido di sapersi poi colpevoli per l’eternità?

Le verità le pronunciano gli sciocchi e gli invasati. Io taccio nel tuo Nome, bambina che giochi tra petali di ciliegi in fiore e sogni di loto.

Gli uomini sono come i birilli: basta un capriccio di vanità, di guerra, di dispetto perché cadano nella fossa che la loro stessa ombra gli ha scavato proprio sotto i piedi.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Colloquio con la Morte

  1. Rosy ha detto:

    Beppe, non so a chi davvero vuoi rivolgere questo tuo messaggio. Commento pertanto per ciò che mi riguarda…
    Nella vita, ho sempre cercato di essere umile e sincera – non mi sono mai sentita perfetta – e non penso di peccare di vanità… tu mi conosci e molto bene !
    Da sempre ritengo che nella vita non si ha mai finito d’imparare… non ho paura della morte.
    La mia regola è : ascolta gli altri e non puntare mai il dito su nessuno, perchè ognuno di noi ha le proprie e giuste verità.
    Certo è che nella vita esistono anche gli stolti, e qui purtroppo non ci si può fare nulla…!
    In ogni caso, c’è un proverbio che dice : prima di giudicare calza le scarpe del tuo nemico e cammina tanto quanto ha fatto lui… ! Detto ciò, se avessi qualche cosa da reclamare nei miei confronti lo puoi fare liberamente.
    Buon lavoro 🙂
    Ciao Rosy

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non è messaggio. Non mi rivolgo a nessuno.
    Sono semplicemente dei racconti filosofici e degli aforismi, anche questi di stampo filosofico.
    Indago, per quanto possibile a chi mortale, cioè a tutti noi, sulla necessità della morte e sulla sua sostanza sempreché una ce ne sia.

    La stoltezza degli uomini, in generale, è di credere che mai arriverà il loro momento: non se ne rendono conto, ma anche i tiranni peggiori prima o poi lasciano questo mondo per tornare ad essere cenere. Questa semplice e così evidente verità par proprio che non gli entri in testa, e così si sentono immortali. L’immortalità, il credersi immortali porta l’uomo a uccidere i suoi simili. Sospetto sempre di chi si crede il centro dell’univeros: non è solo egocentrico, è un tipo pericoloso.

    Tutto qui.

    Bacio

    beppe

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