In Alto o in Basso

In Alto o in Basso

Iannozzi Giuseppe

Giuseppe Iannozzi aka King Lear

Giuseppe Iannozzi aka King Lear

RISORGI GRANDE

Il sorriso, il vostro sorriso
tenetelo per voi
Ho così tanto da fare
e sopra di me nubi,
meravigliose nuvole nere
mi invitano a lasciare a sé
il sole che se ne muore
Sotto il peso della luna alta
laghi e fiumi raccolgono riflessi
La caduta così vicina
La risalita così vicina

Non siete riusciti
a spegnere il fuoco nel bosco
Fuggono gli animali,
non gli uomini intrappolati
che mai stanchi gridano
“si danno perle ai porci, ai porci”
Non avete mai compreso
In lungo e in largo l’Errore Supremo
ha sbiadito il poco
ch’era rimasto in voi

Sotto il peso di nuvole meravigliose
uno a uno cadete in ginocchio,
ma in bocca la solita frase nota
che stona

Che storia, l’avreste mai detto?
Il ragazzino che fingeva stupidità
ha imparato l’uso della fionda,
ai suoi piedi ammira la strage
di nani e giganti, di talenti e santi
Che storia, l’avreste mai detto?

Raccogliete la Cultura in briciole
che a torto vi siete intascata
e pregate, pregate forte:
Re e Dèi tengono alla loro quiete,
tengono l’orecchio duro
Raccogliete ora la cenere
che i vostri compagni han lasciato
in memoria di sé, e attendete,
attendete la Fine

E’ così facile risorgere
quando tutti quelli che conoscevi
stonano nel vento prima d’esser niente
E’ così facile, l’avreste mai detto?

CENERE

In alto, in basso
Fissa il cielo, chiedi alle stelle
Nessuno sa, nessun dio ha niente
da perdere, nessuna fantasia piove giù
per segnarti

Voi avete riso, io ho pianto
Voi avete pianto, io no
Voi avete dato le spalle al futuro,
io invece ho guardato dritto,
dritto in faccia ognuno di voi
e vi ho comunicato la sentenza
“nessuna speranza all’orizzonte”
Così adesso più non vi spingete
a un palmo dal vostro naso,
temete che l’Occhio della Mente
possa evidenziare le mancanze
che hanno condotto la vostra vita
nelle catacombe del Non Ritorno

In alto, in basso
Fisso il cielo, fisso il vuoto,
ammiro la profondità del buio:
sorrido bene a denti stretti,
ripeto a me stesso
“cenere eravamo, torneremo a essere
per non essere nel vuoto dell’eternità”

In alto, in basso,
dovunque abbia posato lo sguardo
non ho ingannato te o me,
non ho sbagliato

PROFEZIA

Lasciati indietro,
è l’unico modo per essere avanti
La Profezia non ha sbagliato
quando Atlantide ha cessato
di essere per essere leggenda
senza capo né coda

Lasciati indietro,
hai visto quello di cui sono capaci,
non hai bisogno dei loro consigli

Cadono a colpi di scure le foreste,
non toccano più l’azzurro dei cieli,
non torneranno più a occupare lo spazio
Il deserto che voi avete creato
accoglie adesso milioni di uomini voraci

Lasciati indietro,
non condividere la tua bellezza così semplice
con la bruttezza dei tanti che si moltiplicano,
deserto dopo deserto, divorando sé stessi

Non ha mai sbagliato,
non sbagliare proprio adesso,
lasciati indietro
per essere al di là della leggenda
Ha sempre avuto il suo perché,
sempre il suo perché la Profezia

Ha sempre segnato l’età delle stagioni
la Profezia

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a In Alto o in Basso

  1. Rosy ha detto:

    Non commento la poesia in se stessa e neppure i suoi versi tutti, poichè niente da ridire.
    Sono molto belle ma, a mio avviso, per un’interpretazione diversa alla quale ti sei ispirato.
    Se posso permettermi Beppe, un consiglio : passa oltre, e non fare caso alle cose che importano poco, ma cerca di far tesoro di quelle che invece valgono molto. Nella vita contano le azioni, non le parole. ❤

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cara Rosy <3,

    comincio dall’ultima poesia per spiegare l’intento poetico di questa mia trilogia.

    “La Profezia” è, in sostanza, una poesia ecologista contro la deforestazione selvaggia che ha portato l’uomo a distruggere Gea, lasciando dietro soltanto dei deserti, deserti che in ogni caso non vengono risparmiati perché l’uomo, nella sua disumanità, finisce con l’abitarli a costo di mangiare la canne della sua stessa prole. E’ dunque un invito a stare ben lontani da quanti distruggono flora e fauna.

    “Cenere” è invece una poesia incentrata sul concetto del Non Ritorno, sul serpente che si morde la coda, l’Uroborus. Con questo testo l’invito è a non aver paura che il cielo sia vuoto di Dèi. La paura conduce soltanto ad altra paura. E inventare Dèi su Dèi per giustificare la nefandezza umana non può che condurre all’estinzione.

    “Risorgi grande” è forse l’unica poesia dove c’è anche un po’ del mio vissuto. Con quel “perle ai porci” il richiamo è a un mirabile lavoro di Kurt Vonnegut, che a un certo punto della sua carriera abbandonò la stupidità, la narrativa spicciola, la fantascienza, per risorgere davvero grande e fare Letteratura. E’ un chiaro attacco all’editoria facile, a quanti spacciano per Letteratura ciò che in realtà è solo immondizia.

    Ecco spiegate, per sommi capi, queste poesie.

    Bacio ❤

    beppe

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