Il Tempo dei Poeti Morti

Il Tempo dei Poeti Morti

Iannozzi Giuseppe

dali

Di marmo e di carne

E l’estate è passata.
E la vita continua a crescere. Come sempre. E non c’è sgomento né sorpresa: un uomo è stato sepolto accanto alla tomba d’una donna.

Sono andato a trovarli ieri: non sembravano troppo contrariati, anche se entrambi avevano il loro bel soffrire. I fiori! M’hanno pregato di portarmeli via: erano così stanchi di crisantemi e rose. Mai un tulipano! Non mi sono trattenuto molto: un cappello rosso ha attirato la mia attenzione. La conoscevo: lei veste sempre in rosso. L’ho inseguita fra gli avelli, ma più correvo più lei s’allontanava. Mi sono fermato davanti a un angelo e alla sua spada: era un bel sepolcro, anche se invaso dalle sterpaglie. Mi sono addossato a esso: il marmo era caldo quasi, come la carne appena morta.

”Allora! Come stanno loro?”
Alzo lo sguardo: è proprio lei.
“Non male. Solo i fiori non gli vanno.”
“Lo sospettavo. E loro sanno di noi?”
”Ormai sanno tutto. Di me. Di te.”
“Lo credi davvero?” Un sorriso malizioso, invitante, sulle turgide sue labbra.
L’abbiamo fatto riparati dall’ombra dell’angelo, in piedi, alla boia d’un Giuda.
“Adesso devo andare!”
Aggiustandosi le mutandine e la gonna, osservo le sue gambe ma non il volto.
Alzo, un’altra volta, lo sguardo su di lei: niente. L’angelo è però ancora caldo, di vita appena morta, o appena svegliatasi. O travasata dai nostri corpi.

Quand’ero vivo non ho mai amato così tanto e bene. Sarà forse anche colpa dell’inverno che spinge a stringersi ad altri corpi.

Un appunto

Si strinse nelle spalle. Osservò la foto che lo ritraeva: era lì, in vetrina. Non gli piaceva.
Adesso gliel’avrebbe cantata: un appunto di unghie e sangue. Per la Morte esposta alla Fiera delle Atrocità.

Bisticci

“Fa freddo.”
”Vuoi che ti stringa a me?”
“No. Piuttosto morta.”
”Dici sul serio?”
”Certo.”
”Ma un momento fa avevi detto d’amarmi!”
“Ti amo ancora.”
“E allora?”
”Sei così cieco da non renderti conto. Ma è anche per questo che ti amo.”
“Allora lascia che ti stringa almeno un po’. Che significa che non…”.
“Oh, sei così tenero!”

Le due morti di Lord Byron

Lord Byron sedeva in un angolo. Un nodo alla gola gl’era cappio che lo mortificava in quello che ormai sapeva esser prodromo d’una vicina morte. Continuava a ripetere: “Anna Isabella… La sua prima passione la donna ama il suo amante, in tutte le altre ciò che ama è il suo amore.” Lord Byron moriva stringendo al petto l’imago d’un angelo. E sognando, col cuore e la mente, ai ribelli, alla causa greca che abbandonava.

Orologiaio e poeta

L’orologiaio sapeva d’esser un eterno poeta del tempo. Ma dispetto gli veniva dagli ingranaggi inceppati che riparava e che sempre tornavano a rompersi per essere sostituti.
Impazziva l’anima per un tempo che fosse perfetto. Invano però. Solo la clessidra e la sua sabbia gl’erano fedeli, tranne quando troppa era l’umidità. S’affidava allora alla meridiana e alla sua ombra, tranne quando il cielo era negro sudario di nuvole in tempesta. L’orologiaio sapeva d’esser anche un poeta, ma il tempo – coi suoi capricci – gli remava sempre contro. Il tempo non lo credeva un poeta, il tempo lo giudicava un volgare meccanico.

L’ago

Rincasò ch’era già tardi. La stanza vuota. La ragazza guardò la siringa quasi nascosta nell’ombra d’un angolo: non ricordava quando l’aveva usata l’ultima volta, ma l’ago non era ancora arrugginito. Il problema era trovare una vena che fosse buona e i soldi per una dose. L’avrebbe data via, ancora un’altra volta, la figa. Per il domani c’era ancora vuota speranza, come sempre. Come sempre, la vita l’avrebbe data via.

Il rosso che divora

Depose la penna come se fino ad allora avesse tenuto in mano una spada insanguinata. Era stanco. I fogli erano tanti, di fronte a lui, come morti sventrati. Non era soddisfatto di sé, né del suo lavoro. Sfilò una sigaretta dal pacchetto: e iniziò a fumare, poi con il mozzicone ardente diede fuoco ai fogli che aveva vergato. E rimase ad ammirare il fuoco. Se solo fosse stato capace di descrivere quel rosso che divorava… Ah, che grande scrittore sarebbe stato!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Il Tempo dei Poeti Morti

  1. furbylla ha detto:

    come spiegarti sai che non sono molto brava, leggere questo post è come entrare nella morte e nella vita contemporaneamente in punta di piedi ma facendo un gran rumore…..Adoro orologiaio e poeta.
    Rubo
    Buondì Beppe.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Direi che sono una commistione di realtà mortifera e poetica: tutti i protagonisti di questi racconti brevissimi, a loro modo, sono dei poeti, o dei sognatori e per questo vanno incontro alla loro fortuna o a un disastro.

    Grazie infinite, Mamma Lupa ❤ ❤ ❤

    beppe

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