Il Libro della Vita

Il Libro della Vita

Iannozzi Giuseppe

Juliet's Balcony by Chatterly

Juliet’s Balcony by Chatterly

Juliet’s Balcony opera originale di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Lei guardava la parete tappezzata di libri, e le vite che essi contenevano. Ma s’interrogava: quante di quelle storie lì raccolte erano vere e quante invece mera invenzione? Non aveva una risposta, perché Il Libro della Vita le era oscuro come gli autori che avevano tentato indarno d’imprigionarla la vita nelle loro storie. Ce n’erano davvero tante di storie, e tutte declamavano la vita, a volte con tinte crudeli, altre ancora con toni idilliaci. I poeti, poi, scrivevano della vita come se solo loro potessero comprenderne il mistero profondo. Ma tutti si sbagliavano, perché la vita non è inchiostro e non è parole: è invece qualche cosa di più, che non si può esprimere, così su due piedi, neanche impiegando migliaia di pagine, migliaia di intelligenze diverse. Che le rimaneva? Passare una mano fra i capelli, lasciare che lo sguardo affogasse tra le pagine scritte fitte, e fingere che fosse così, un mare di parole nel quale annegare, sempre senza poterne toccare il fondo. Si domandava se anche i tanti autori che aveva imparato ad amare avessero pure loro occhi vuoti: pensava di sì, non poteva però esserne completamente certa, perché sempre il dubbio l’attanagliava. Forse quegli uomini, che avevano scritto della vita, avevano almeno sfiorato, per un singolo istante, il fondo del loro mare di parole: l’avevano sfiorato, e tanto gli era bastato perché potessero dirsi immortali agli occhi dei posteri. A lei rimaneva solo una sicurezza, piccina, ma se non altro concreta: continuare a ravvivare i capelli con la mano, lasciare che le dita s’infiltrassero nell’intrico delle innumerevoli trame di seta, sempre senza mai tentare di contare quante. Ed ecco affacciarsi un pensiero, semplice: ‘Quando guardo nei tuoi occhi, che mai ho conosciuto, vedo tutta la bellezza che è in te’. Chi era che le sussurrava quelle parole? Un amico, o una voce che non conosceva? Magari lo spettro gentile d’un autore che riposava nella parete tappezzata di libri. L’invitava a lasciarsi avvicinare, perché voleva sederle accanto, perché solo voleva tentare di curare la sua anima spezzata abbracciandola, affinché la notte si esaurisse.

Era un’attenzione gentile, senza pretese, non aveva quindi motivo di temere. Tuttavia qualcosa non la convinceva, perché lei ancora non sapeva chi fosse questa presenza. Eppure netta aveva la sensazione di conoscere quella presenza che la chiamava ‘Darling’. Solo che non ricordava proprio chi fosse, forse perché entrambi, sia lei che la presenza, avevano incontrato i loro propri sguardi nelle pupille vuote di troppe genti ignote. Sì, provava timore, ma allo stesso tempo conforto, perché la mano era stanca di rifugiarsi fra i capelli. E più stanca era di tenere adagiato il quaderno sulle gambe, di seguire le parole scritte, e scoprire che per quanto avessero un senso, alla fine, rileggendole più e più volte assomigliavano sempre di più a una litania senza significato. Avrebbe voluto chiudersi in posizione fetale come quand’era bambina; e però non voleva farlo, perché avrebbe significato arrendersi, lasciarsi andare, lasciarsi prendere dalle parole e dal loro inchiostro. E lei non voleva affogare così, in un mare d’inchiostro. Così resisteva, tenendosi appoggiata con la schiena al muro. ‘No, basta! Ora mi alzo!’, pensò. ‘Non ce la faccio più a resistere qui’. Non lo fece, forse perché la presenza era lì, accanto a lei, e le raccontava con mute parole che i libri non sono veri finché non vengono vissuti. Lei scuoteva il capo, quasi incredula. Che intendeva? Sospirò. Non lo sapeva. O meglio, lo sapeva, ma non voleva credere che l’unica soluzione possibile per comprendere Il Libro della Vita fosse ‘vivere’. Eppure, la presenza diceva di sì, diceva di sì, che solo conta vivere e attraversare indenni la notte oltre le barriere dell’Alba, perché una volta affrontato il sole all’orto e la sua prima luce, solo allora la vita avrebbe avuto (ancora) un significato per quanto impossibile da comprendere appieno. E ancora più difficile da spiegare con delle parole, semplici o altisonanti che fossero. Così attese, togliendo lo sguardo dalla parete di libri. E lasciò che la presenza le tenesse compagnia: si fissarono negli occhi, e tutti quegli sguardi vuoti, che i loro occhi avevano incontrato nelle genti, si dissolsero. Gli occhi negli occhi si riempirono di loro. E Il Libro della Vita, se non aveva ancora un significato, era almeno… Sì, ora capiva, era Lei e Lui.

E smise di tormentare i capelli e le loro bionde trame.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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