Il Re Furioso

Il Re Furioso

Iannozzi Giuseppe

orgia

orgia

Quantunque il simular sia le più volte
ripreso, e dia di mala mente indici,
si trova pur in molte cose e molte
aver fatti evidenti benefici,
e danni e biasmi e morti aver già tolte;
che non conversiam sempre con gli amici
in questa assai più oscura che serena
vita mortal, tutta d’invidia piena.
Orlando Furioso, Ludovico Ariosto, canto IV, ottava I

Giusto l’altro giorno mi hanno invitato a partecipare a un’orgia.
Avrei dovuto declinare l’invito, ma preso dalla curiosità ho comandato al mio valletto di riferire alla Duchessa M.M. che “forse che sì forse che no”.
Il fatto è che a me le orge mi hanno sempre annoiato a morte: le poche volte che vi ho preso parte ne sono uscito più abbiosciato d’un eunuco. E poi, a dirla tutta, ogni qual volta prendo parte a questi incontri finisco, immancabilmente, con l’offendere qualcuno. C’è sempre un anonimo parassita che mi viene dietro con la pretesa che dica due belle (e buone) parole in favore del suo ultimo parto letterario. Puntualmente gli faccio capire che non è possibile, ed è così che quello subito si dichiara mio nemico giurato.
Un paio di anni or sono, dalla Duchessa M.M., mi si è fatta davanti una bruna tutta cernecchi che subito m’ha cacciato sotto il naso il suo libro dicendo: “Dottor Lear, ci ho impegnato una vita a scriverlo… se Lei fosse così gentile…”.
Le ho fatto il baciamano, ma quella ha messo su una smorfia schifata, dopodiché sculettando s’è portata ben lontana dalla mia vista.

Nel corso delle orge organizzate dalla Duchessa c’è sempre un mare di scrittori strafatti che pretendono una mia buona parola. Porco Diavolo, che dovrei mai dire? Non ho parole buone per libri che non ho letto e che non ho intenzione di leggere. E però la Duchessa continua a invitarmi ai suoi cazzo di festini paraletterari per paraculi incalliti. Ci fosse almeno un buffet come Dio comanda! Dalla Duchessa si trovano solo robatà e noccioline americane salatissime. Chi dovesse sentir sete può solo sperare che la toilette sia libera.

Mi trovo adesso dalla Duchessa: è la solita solfa.
Devo trovare il modo di sgattaiolare via, ma a ogni passo che muovo c’è uno scrittore in erba che mi morde le chiappe maledicendomi.
Ho sbagliato a venire, le orge non fanno per me.

 

Unica magra consolazione è che non ho sete non avendo toccato una sola nocciolina. Mi sono sgranocchiato giusto un grissino, così duro che a momenti mi saltavano tutte e trentatré le otturazioni dei denti. Sono troppo vecchio per i robatà e le orge paraletterarie della Duchessa, sono oramai un vecchio gentiluomo che sol desidera un buon brodino caldo, e alla sera, in poltrona davanti al caminetto, l’Orlando furioso del mio defunto amico Ludovico Ariosto.
Ho così tanti anni sul groppone! La mia malattia è però incurabile. Dopo centinaia di anni passati in questa Valle di Lacrime sono davvero tanto tanto stanco, e soprattutto sono annoiato a morte. Non che non ci abbia provato a farmi fuori, ma sempre ho fallito. Non c’è verso di darmi la morte: mi sono persino offerto alla lama della ghigliottina, la mia testa è rotolata nel cesto… Non è servito a niente, mi è ricresciuta una testa tale e quale a quella che il boia aveva appena spiccato dal mio busto. Le ho provate tutte, Dio m’è testimone, non posso morire. Non serve a niente che mi faccia strappare il cuore dal petto, che mi cosparga di benzina e mi dia fuoco o che mi leghi una pietra al collo per affogarmi. Quando il 26 aprile del 1986 c’è stato il Disastro di Černobyl’ mi sono precipitato subitissimo in loco sperando che almeno le radiazioni riuscissero a farmi secco: niente.

Qualcuno sbotta: “Questi è venuto su quando gli è piaciuto a lui!”
Si riferisce al mio minuto e mezzo di ritardo portato a ‘sto cazzo di appuntamento in casa della Duchessa M.M.  Faccio finta di niente.
Devo sbattermi fuori di qui, non ho altra preoccupazione.
Un ometto calvo, più basso d’uno sgabello, mi tira per la giacca. Non posso far a meno di strabuzzare gli occhi. Che diavolo vorrà mai?
“Lei ce lo avrebbe un momentino per me?”
Gli sputo in faccia un sorriso dei più falsi invitandolo a parlare: “Dichi, dichi pure!”
“I miei salamelecchi, in primis.”
“Li tenga per sé, e parli, ora o mai più.”
“Vengo al sodo. Dunque io so che lei è…”.
Lo interrompo: “Arrivi al punto e basta. Lasci perdere quello che crede di sapere su di me. Che diavolo vuole da me?”
L’ometto si tiene calmo, però fa finta di non aver capito, o forse è stupido di suo: “Come le stavo accennando, io so che lei è…”.
Lo interrompo di nuovo: “Senta, non ho tempo da perdere”. E così dicendo gli do le spalle.
Quello mi segue e nell’intanto dalla bocca fa straripare fiumi di parole.
Destino vuole che il vassoio con le noccioline si rovesci sotto l’impeto cialtronesco del piccolo Attila che mi sta attaccato al culo. Un’altra volta, forse, imparerà a muoversi con un minimo di grazia, Dio volendo. Adesso è mezzo sepolto dalle noccioline che ha rovesciato. Non riesce a mantenere la posizione eretta e sbatte il culo per terra, suscitando l’ilarità dei presenti. Invano cerca di mettersi in piedi. Sbraita e bestemmia peggio d’un ossesso, mentre le noccioline gli fanno dispetto sotto i piedini. Ne approfitto per darmela a gambe!
Finalmente sono davanti alla porta, pronto a riconquistare la libertà.
Nessuno mi nota, l’attenzione è tutta per il piccolo Attila che bestemmia; apro dunque la porta giusto quel tanto che mi serve per sgattaiolare via e ‘fanculo a tutti.

Corro lungo il viale acciottolato.
Davanti al cancello non posso far a meno di notare che c’è una tipa che lo sta succhiando a un critico letterario, uno di quelli che c’hanno le mani in pasta un po’ dappertutto.
Faccio loro un cenno con il capo in segno di saluto.
Non sono né turbato né altro: nel corso dei secoli di scene così ne ho viste a pacchi. La Storia si ripete sempre ed io mi annoio a morte e basta, porca troia.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Il Re Furioso

  1. romanticavany ha detto:

    Buona serata King. Ho stampato il racconto, l’ho letto in spiaggia. Direi che questa storia narra un pò di vero ed è per Lear Tragicomica. 🙂
    Ciao ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Un po’ di verità, sì, c’è: è tragicomico non riuscire a morire neanche desiderandolo con tutte le proprie forze. ^_^

    Bacetto Piccola

    beppe

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