La colpa e’ degli editori

La colpa è degli editori

Iannozzi Giuseppe

la letteratura è morta

C’è poco o nulla da dire sull’immonda situazione in cui versa l’Italia: la cultura è stata prima ammazzata a colpi di thriller tutti uguali e subito dopo è stata sepolta. Non si può che provare un forte senso di nausea, la stessa che Sartre ha bene indicato nella sua opera più famosa e che gli italioti, poco ma sicuro, non sanno neanche cosa essa sia. Un paese che non legge, che non difende e non promuove la cultura, è un paese destinato a morire presto di una morte più o meno lenta ma inesorabile. Dell’Italia, un tempo non troppo lontano culla della Cultura, patria di Dante Alighieri, Boccaccio, Manzoni, non sono restate neanche più le vestigia. L’italiota riesce a indebitarsi pur di andare al mare, in spiaggia ad arrostirsi al pari di un cerebroleso, ma non gli passa manco per l’anticamera del cervello di sapere chi è stato Virgilio o Petronio Arbitro.

Le librerie, sul territorio nazionale, sono sempre di meno e le poche che ci sono tengono soltanto pochi risicati titoli di pochissimi autori che, a onor del vero, valgono quanto uno sputo in una pozzanghera. Entrare in libreria è un dramma per quel lettore che volesse leggere le poesie di William B. Yeats o anche solo un romanzo di Ermanno Rea: la maggior parte delle librerie non hanno né l’uno né l’altro, sono però piene fino al midollo di spazzatura, di thriller scritti alla boia d’un Giuda, di schifezze radical chic: ecco dunque che ci troviamo a dover fare i conti con le boiate di Fred Vargas, Michael Connelly, Clive Cussler, etc. etc. Sorvolo sulle boiate scritte (!!!) da certi autori nazionali, pompatissimi dagli editori e che intasano letteralmente le librerie con bancali e bancali di cartastraccia. Inutile fare i nomi di certi imbrattacarte e pennivendoli, tornerebbe a loro solo utile. Non è pero un problema legato soltanto agli italioti che non leggono; i pochi italiani che ancora leggono qualcosa si spendono infatti per quello che gli passa il convento, ovvero per una minestrina annacquata senza sale, è quindi anche colpa degli editori, grandi e piccoli che, con la scusa “dobbiamo sopravvivere”, buttano sul mercato un sempre crescente numero di titoli inutili, così tanto inutili da essere molto più che vilmente commerciali, buoni neanche per il tempo d’una stagione ferragostana.

Editori e librai si lamentano che non si vende: colpa loro che pubblicano e promuovono sempre e solo quattro titoli e quattro autori. Alla fine, anche il più stupido dei lettori si stanca di leggere boiate scritte a tavolino e, per così dire, alla fine sorvola, lascia perdere, non legge più un piffero. E forse è molto meglio così, perché a leggere sempre e solo boiate trite e ritrite uno va incontro a un sicuro rammollimento cerebrale e di conseguenza a una prematura morte fisica.

Talvolta mi chiedo se abbia ancora un senso scrivere e pubblicare. Chi oggi scrive e tenta di pubblicare, dovrebbe porsi almeno almeno una domanda: “Che senso ha scrivere, anche un bel romanzo, se questo non viene poi riconosciuto tale manco dell’editore, che invece di promuoverlo lo lascia ammuffire per dar spazio a libri più commerciali, di facile smercio?”

Gli italiani scrivono e scrivono molto, di tutto, e tutti pensano di essere degli innovatori, dei grandi delle Patrie Lettere: i più sboroni sono poi chi ha alle spalle un grande editore; ma pubblicare con un grande editore non significa poi molto, perché se la qualità manca (e nel novantanove per cento dei casi manca eccome) non c’è santo che tenga. Ad esempio, si guardi alle ultime tragiche edizioni del Premio Strega: sono stati premiati gli editori, che non hanno esitato a mettere in lizza il peggio della narrativa italiana, libri che un vero editore non avrebbe mai preso in considerazione. Eppure hanno vinto – si fa per dire! – il Premio Strega, e gli allocchi – che sono sempre di più – non hanno esitato un sol momento a credere a certi critici senza palle e subito si sono gettati a capofitto nella lettura di libri pieni di nulla. Alla fine però, la maggior parte ha riconosciuto che soltanto ha perso del tempo prezioso e che meglio sarebbe stato non leggere certi autori che la penna non la sanno manco tenere in mano per scrivere pochi periodi finiti e con un senso.

Il problema è che la letteratura italiana non esiste più, colpa del minimalismo ma soprattutto colpa di certi critici che tali non sono e che solo fanno le parti di alcuni editori dicendo bella ogni cagata che essi tirano fuori. La critica letteraria è stata ridotta a mera pubblicità di comodo, per cui, oggi, il lettore non dovrebbe prestare alcuna attenzione ai critici letterari: sono infatti questi, nella più parte dei casi, dei promoter e non altro.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, Beppe Iannozzi, controinformazione, critica, critica letteraria, critici letterari, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe detto Beppe, non letteratura, scrittura, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.