La sincerità di Lawrence d’Arabia

La sincerità di Lawrence d’Arabia

Iannozzi Giuseppe

Lawrence d'Arabia

I.

Invitami a un tè nel deserto,
e lasciami da solo fra le dune d’oro
a conversare insieme a Lawrence d’Arabia,
al suo fantasma, alle vestigia di Damasco.

Invitami a meditare poesia selvaggia
fra il vuoto d’attorno e l’inferno edace,
e sarò domani un uomo migliore
armato di spada, di cicatrici scolpite.

Si aprono le Porte della Percezione,
fioriscono gl’ideali torturati da bambino,
e ogni patita sofferenza più non riconosce
il nord e il sud quando la notte fredda e oscura
il corpo mio abbraccia
tentandomi a un abbandono senza fine.

Prepara la tavola con del buon vino rosso,
mettiti comoda con su il vestito tuo più bello
e aspettami a lume di candela;
in lacrime ascolta la lingua beduina del silenzio
e aspettami sfidando della luna il volto metallo:
quando sarò di nuovo insieme a te
in dono ti porterò la mia lingua arsa
e un mare di poesie selvagge e affilate
come la tua sincerità, come la tua sincerità…

II.

Vederti o non vederti tutta nuda:
questo il dilemma che a ogni ora
tormenta l’uomo che sono, Bella mia.

Lo sa Dio che il pane si spezza,
che tutto d’un sorso si beve il vino,
e però né l’uno né l’altro bastano
quando nelle vene la Passione brucia.

Che aspetti allora a mostrar le Grazie
a chi t’ama? A piedi nudi sulle braci
il cammino tento senza evitare tentazioni
e altre più spinose madornali imitazioni;
d’un santo non ho la tempra, sol l’amante
si porta avanti e a ogni illusione sospira
immaginando Sette Notti, Sette Peccati
fra virginali lenzuola

di muliebre sudore profumate.

Amarti o non amarti tutta nuda,
sì tanto soffocante il delirio mio,
sempre pregando
fra un’ubriacatura e un’ubriacatura,
e sempre quella del giorno dopo
la più caparbia.

III.

Le armi e il sorriso depongo;
la bottiglia amica
a un giro di solitudine m’invita,
e bevo, a lungo bevo
dimenticando
la falce della gelosia,
il tuo corpo di Venere nuda.

E di nuovo cado
al centro d’una doccia fredda:
l’abbiamo poi sempre saputo
che risalgono il fiume i salmoni
per amare e subito morire.

IV.

Scelgo la via:
qui deposto
il coraggio lo lascio
perché sia domani,
o quando non si sa,
per altri amanti
casa o rifugio.

Lascio il teatro,
lascio i baci sognati
e lascio questa via
per andar via,
lontano
sulla linea dell’alba
e su quella del tramonto.

Quanto amore,
quanto amore
giorno dopo giorno,
con forza e disperazione,
per sempre disperso;
e di già l’eco del gong
frange contro l’orecchio
e s’invola l’anima in quiete
al di là delle vanità,
delle presunte verità
dalla bocca tua masticate.

Scelgo la libertà
di darmi alla preghiera
sugli alti monti lassù
dove nuvole e pioggia
vengono in un tutt’uno.
Scelgo il tuo bene,
di pregare a lungo
a lume di candela
negli inverni senza fine.

E scelgo, ancora scelgo
di cantare stonato il nome tuo
sì caro alla mia mente
che la passione trascende.

E se una briciola di tempo
domani nel piatto tuo vuoto,
dolce Amica mia, prega
e insieme a me ripeti l’OM,
o per me prega i tuoi dèi
perché facile mi sia
il ritorno da te.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a La sincerità di Lawrence d’Arabia

  1. furbylla ha detto:

    Buongiorno Beppe le trovo molto molto belle ma non so se definirle coheniane magari sbaglio eh 🙂 quell’insieme di spiritualità che in esse vedo e carnalità mi piace molto.. almeno io le “sento” così.
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Buongiorno, Mamma Lupa. ❤
    E’ una definizione forse un po’ allargata quella di dirle coheniane: fatto è che sono commistione di spiritualità e carnalità. Va da sé che non sono Cohen. Le poesie di Leonard Cohen rispecchiano proprio carnalità e spiritualità, ebraismo, buddismo e amore per la carne; e non a caso per 10 anni è stato in ritiro fra i monaci buddisti, dove ha imparato a medicare il suo spirito affranto e a sposare un modo di fare poesia più alto. Ecco perché dico che sono di stampo coheniano, tristi quanto basta, ma non da suicidio: ogni poesia, alla fine, porta della speranza, della rinascita. Ed è questo che mi piace.

    Grazie infinite, Cinzietta, per il tuo disinteressato parere. ❤

    beppe

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