L’avvocato. O il pompino editoriale

L’avvocato. O il pompino editoriale

di Iannozzi Giuseppe

pompino con banana

M’era stato chiesto di partecipare a una lettura in pubblico, o meglio a una presentazione: un autore, o meglio un esordiente doveva presentare il suo primo romanzo presso una rinomata libreria facente parte d’una catena. In realtà l’esordiente non era affatto tale: alle spalle aveva già diversi saggi, tutti più o meno snobbati dalla critica e dal pubblico ma che gli erano stati comunque pubblicati perché noto uomo di legge, e adesso il primo sospirato romanzo all’età di sessant’anni. Nessuno si aspettava d’aver fra le mani un capolavoro e men che meno un libro leggibile: tra le mani reggevamo il peso di ottocento pagine scritte fitte fitte, null’altro. Tutti o quasi sorridevano però, come se il sorriso soffocato nell’ironia potesse essere ricompensa sufficiente per l’esordiente che fingeva, con abile maestria, che tutti quei volti sorridenti fossero realmente lì per la sua opera, per quella sua fatica che gli era costata una vita intera, almeno a sua detta. E che invece era costata un mese di lavoro a cottimo a un ghostwriter, che s’era fatto le notti per inventarsi ottocento pagine di panzane che poi l’Avvocato aveva riletto rivisto e corretto in fase di bozza per poi infine apporci la sua firma.
Che non gli sorridevo l’Avvocato l’aveva notato subito, e con lo sguardo mi rimproverava, pareva mi dicesse: “Ma non sei contento, c’hai pure la copia gratis!” Gliela avrei ficcata in una tempia quella copia, se solo avessi potuto: una pallottola di ottocento pagine non gli avrebbe rovinato di certo il cervello. Peccato che poi avrei scontato il resto dei miei giorni nei gironi di San Vittore a prenderlo in culo e a scopare cessi puzzolenti di piscio. Non valeva la pena d’affrontare un simile scotto per la sola soddisfazione di spaccargli la testa. Avevo bisogno d’un incentivo che fosse molto molto più tosto.

La sala era piena di troioni sulla quarantina e almeno due lifting e liposuzioni alle spalle. Se ne stavano lì, a sorridere, loro che di libri mai uno in vita con la scusa che gli autori sono meglio a letto purché poi non russino e non abbiano la pretesa d’un gesto d’affetto o di dormire a cucchiaio fino a fare l’alba.
L’Avvocato parlava: il pubblico fingeva attenzione, io invece non fingevo niente, mi limitavo a spiare i culi davanti a me e quale fosse messo meglio. Tutte le femmine lì riunite stavano in equilibrio su un tacco dodici, i pachidermi pure, anche se sarebbe più giusto dire che si reggevano in bilico. Non ce la facevo proprio a sentirlo quel gradasso: ero pentito come Dio dopo aver creato Adamo ed Eva, ed ero pronto a battermela, non avrei difatti concesso a quel fanfarone la possibilità d’una falsa redenzione con la storiella del peccato originale. Insomma me la stavo per battere quando mi sentii afferrare per la manica della giacca: “Non se ne vada, la prego. Anch’io non ce la faccio più”. Mi voltai verso la donna: non era male, era forse la sola quarantenne con un solo lifting e il culo a mandolino, il migliore di tutta la sala. “Non se ne vada”, m’implorò di nuovo: “glielo prendo in bocca, subito… mi raggiunga alla toilette…”. E così dicendo si staccò dal gruppo per avviarsi verso i bagni: nessuno si curava dei suoi passi, che eppure risuonavano sul pavimento; però le finte risate dei convenuti erano più forti, questo va detto ad onor della cronaca.
La raggiunsi e non mi deluse: subito mi tirò giù la lampo dei pantaloni per inghiottire il mio grosso pene nella sua bella boccuccia. Incredibile come quella bocca, apparentemente piccola e a cuore, potesse essere sì tanto vorace: me lo succhiò in una maniera strana, come mai un’altra prima, con fare sincopato, con ritmo jazzato. Fu il miglior pompino della mia vita. Quando poi la sentii che ingoiava il mio seme, le buttai un’occhiata sulla faccia che mi guardava con occhi lucidi di bramosia, quasi commossi. Rischiai di svenire: eiaculai a lungo, e dopo neanche un altro minuto che me lo teneva in bocca, lasciando che la sua lingua toccasse la punta del glande, di nuovo un getto forte che m’era una novità pure per me. Le imbiancai il volto tutto, poi lei subito me lo prese in bocca, e di nuovo ingoiò come fosse la cosa più naturale del mondo. Sapevo d’aver dato il meglio di me, ma non potevo lasciarla andare senza prima averglielo schiaffato in culo. La feci girare. La misi alla pecorina. Lei non oppose resistenza, capì subito: lasciò scivolare le bianche mutandine sulle caviglie snelle, mentre con le mani s’alzava la gonna sin su i dolci fianchi. Per riprendermi un poco, cominciai a leccarle la passerina, e con sempre più accanimento il roseo buchetto prima che venisse penetrato dal mio pene. Le leccai lo sfintere a lungo con la punta della lingua, inserendola ben dentro, quanto più m’era possibile, assaporando il gusto agreste di quella femmina: poi la penetrai, con un colpo secco sino in fondo. Le tappai il culo alla perfezione. E quando le venni dentro per la terza volta, fui inondato da una luce così tanto intensa che pensai d’esser ormai diretto verso la fine del tunnel della morte. Non avevo mai orgasmato in maniera sì tanto violenta e completa. Fu la prima e l’ultima volta che vidi quella luce fantastica calda avvolgente rassicurante, per certi versi materna e paterna.
Quando tornammo tra gli altri, l’Avvocato non aveva ancora smesso di cianciare. Nessuno lo ascoltava. I sorrisi dei convenuti erano davanti a quell’uomo, uguali all’atto ineluttabile d’una paresi sociale. Finalmente l’Avvocato chiamò la moglie a tenergli compagnia: fu solo allora che la scoprii la verità. Lei sorrise al pubblico, senza dire una parola. Lasciò che il marito le cingesse la vita. Tutti applaudirono reggendo il pesante volume come potevano tra un battito di mani e un altro. E anch’io applaudii, a lungo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a L’avvocato. O il pompino editoriale

  1. romanticavany ha detto:

    Buongiorno!!
    Questa pagina l’ho letta alcuni giorni fa, ti dirò non mi ha scandalizzato, ma non posso fare a meno di farti notare che le donne delle tue narrazioni sono tutte donne facili e volgari, capisco che fra tante qualcuna possa esserci come descrivi tu, ma non posso fare a meno di farti notare che anche quelle che fanno il lavoro di strada e che vanno con uomini bestia come in questa storia, hanno la loro dignità.Ma tu Ma ke kazzo ti fumi?! Vai in camera tua a farti le seghe , alla fine scrivi sempre racconti di culo
    Buongiorno ♥:)

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  2. romanticavany ha detto:

    Opssssss. scusa King, forse sono stata troppo esagerata 🙂

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Hai ragione, hanno la loro dignità, basta pagarla profumatamente la loro dignità. Tu che ne sai, piccola? E’ vero che ci sono tante donne che sono costrette a farlo e per loro tutta la mia pietà: a certi papponi che costringono le donne a prostituirsi contro il loro volere io li impiccherei per le palle punto e basta. Qualcuna è costretta dalle necessità, ma… Però quello che lo fanno per mestiere, credimi, pensano soltanto ai soldi e non ad altro, ai soldi e al potere, al “Potere”, a quello con la “P” maiuscola. Comunque hai ragione, forse è che io mi sono fumato troppa camomilla e mi sono sparato troppe seghe e così mi è andato in pappa completa il già poco cervello che natura mi ha dato in dotazione. Hai ragione, Viola, parlo poi sempre di sesso e di altri accadimenti schifosi che sono all’ordine del giorno, invece di parlare di margherite e ciclamini e di fanciulle caste e irreprensibili. E i miei sono tutti uomini marci sino al midollo, così tanto marci che fanno schifo persino al sottoscritto che li descrive: e non scherzo. Temo di scrivere con il culo, cara Viola. Sono un emerito incapace. Dovrei parlare di quanta bellezza c’è nel mondo, ma non ne sono capace, per cui sono peggio d’un castrato senza talento né voce.

    Okay, torno a leggere il mio adorato Petronio Arbitro che descrive la società romana con tutti i suoi vizi senza tacerne mai uno.

    « In quei giorni Nerone si era spinto in Campania, e Petronio, spintosi fino a Cuma, venne qui trattenuto. Egli non sopportò di restare oltre sospeso tra la speranza e il timore; non volle tuttavia rinunciare precipitosamente alla vita; si tagliò le vene e poi le fasciò, come il capriccio gli suggeriva, aprendosele poi nuovamente e intrattenendo gli amici su temi non certo severi o tali che potessero acquistargli fama di rigida fermezza. A sua volta li ascoltava dire non teorie sull’immortalità dell’anima o massime di filosofi, ma poesie leggere e versi d’amore. Quanto agli schiavi, ad alcuni fece distribuire doni, ad altri frustate. Andò a pranzo e si assopì, volendo che la sua morte, pur imposta, avesse l’apparenza di un fortuito trapasso. Al testamento non aggiunse, come la maggior parte dei condannati, codicilli adulatori per Nerone o Tigellino e alcun altro potente; fece invece una particolareggiata narrazione delle scandalose nefandezze del principe, citando i nomi dei suoi amanti, delle sue prostitute e la singolarità delle sue perversioni: poi, dopo averlo sigillato, lo inviò a Nerone. Spezzò quindi il sigillo, per evitare che servisse a rovinare altre persone »

    Guarda che bella cena quella di Trimalcione che è nel Satyricon dell’amaato Petronio! Non chiudere gli occhietti però. 🙂

    Bacetto

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non hai esagerato, tranquilla.
    E non chiedermi scusa, prima usi la linguetta affilata poi mi chiedi scusa. Ah Ah Ah
    Dì le cose che ti senti di dire e basta. Non chiedermi mai scusa. Non le pretendo da nessuno. Ognuno si deve sentire libero di esprimere le proprie opinioni. E’ questo che mi piace.

    Sei proprio una bambina, Violetta. ^_^

    Un bacetto e buona serata, Piccola ♥

    King

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