Radical Flop. Editori e autori malati di egotismo

Radical Flop

Editori e autori malati di egotismo

di Iannozzi Giuseppe

Il nome della Rosa

Quando comincerete a tirarvi ‘materialmente’ i vostri rispettivi libri addosso, in faccia, per favore, avvertitemi: dev’essere uno spettacolo coi controfiocchi.
Per favore, lanciateli bene, per farvi male sul serio.
Basta con le parole che fanno annoiare.
E’ ora del sangue, di quello vero.
Basta coi bernoccoli tanto per frignare.
Usateli bene i libri: sono oggetti contundenti, mortali se usati nella giusta maniera.
Usateli, per Dio.
Usateli!
Fatelo scorrere il sangue. A fiumi.
Fatevi del male.
Non mettete in campo solamente il livore, le apostasie, le mafie.
E’ ora d’un salto di qualità, per andare oltre quello della quaglia.
I libri sono pesanti, contano un tot di pagine, hanno copertine robuste. Sono mattoni. Se li lanciate in testa al vostro avversario, poco ma sicuro, che gli fate un male giuda o boia che dir si voglia.
Coi libri che avete in mano, voi scrittori potete fare una grande guerra – o rivoluzione che dir si voglia. Con un bel tomo, se sparato dritto su una tempia, è sicuro, certificato, che l’avversario cade in terra stroncato da un’emorragia cerebrale… senza poter portarvi più Nuovi Argomenti.

Voi non capite. Le penne – se usate per scrivere – non sono più forti della spada e la ragione è ormai una vecchia puttana con la sifilide, quindi meglio lasciarla a sé stessa tra le ghigna dei nostalgici e dei romantici con lo scolo. Eppure, in un tempo non troppo lontano, furono anch’essi dei critici e degli scrittori, e oggi sol più la rossa Barbera li fa sentire vivi.
Avanti! Aristotele è ottimo: non serve avvelenarne le pagine perché critici, avversari, portatori di penne e di borse, cadano in ginocchio di morte improvvisa. Con l’opera omnia di Aristotele si può vincere la guerra: usatela con cautela, solo questo, perché è più peggio assai d’una Atomica Cinese. Poi quando sul campo sol più corpi straziati e menti sparate fuori dalla scatola cranica, allora usate Schopenhauer per dare l’estrema unzione ai pochi che ancora ce l’hanno un alito di vita incastrato fra i denti.
Avanti! A Kennedy gliel’hanno fatto schizzare il cervello fuori dalla scatola cranica, e la moglie inutilmente ha tentato di raccoglierlo fra le mani. Niente da fare: più scivoloso d’un budino.
Avanti con il sangue: chi ancora in piedi dopo la guerra, quello sarà lo scrittore che verrà ricordato nei secoli a venire. Avrà un posto d’onore fra la “Morte a Venezia” di Thomas Mann e il “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. E’ un premio ambito da tanti, quindi son certo che vi darete da fare per dissanguarvi al meglio delle vostre possibilità.
Lo spettacolo, lo spettacolo, per Dio, il sangue a fiumi. Non è così difficile. C’è solo bisogno di dimenticare le parole. Usate i libri, scagliateveli addosso. E se la volete fare ancora più sporca questa guerra, usate le penne ma non per scrivere: usatele come fossero delle aste lanceolate.
Avanti! In guerra non ci sono innocenti, né giusti e né colpevoli.
In guerra c’è solo chi alla fine rimane in piedi e vivo.
Se qualcuno poi resterà in piedi e vivo, si dia a una bell’orgia senza pari. Ricordate che un orifizio è sempre è solo ricetto da occupare con violenza. Non è forse così che funziona? Se volete ottenere dovete violentare il vostro prossimo, altro che penne del diavolo! La penna non è mai stata spada che possa metter a tacere gli avversari: semmai essa li istiga a spalancare ancor di più la bocca… ecco, allora tappategliela come si conviene con un bel cazzo duro, e assicuratevi che sopravvenga sicuro strozzamento e conseguente morte per asfissia.
Questo dannato cazzo usatelo! Gridate sempre, sempre più forte il grido di battaglia: “Rimini, Rimini, Rimini!”. Siate tondelliani prima che pasoliniani. Mettetelo dabbasso a chiunque vi capiti a tiro, sia la bocca degli avversari il vostro calamaio, siate dei nuovi libertini: per essere dei corsari non ce le avete le palle, potete però essere degli scrittori frustrati, disposti a tutto pur di finire in prima pagina e ricevere immeritate lodi.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Radical Flop. Editori e autori malati di egotismo

  1. romanticavany ha detto:

    «Ci troviamo davanti a una disfunzione narcisistica della società. Si scrive per dire al mondo che si esiste. Ma quelli che hanno veramente qualcosa da dire e lo mettono per iscritto sono un numero risibile. Forse solo uno su mille. Anche quelli che scrivono buone cose affogano in questo mare d’inchiostro».
    È un problema che mi pongo da un paio d’anni, purtroppo non è una cosa nuova.
    Nella mia esperienza di lettrice ho letto di scrittori pubblicati che non avevano letto NULLA del genere di cui scrivevano, scrittori che ritenevano normale che scrittori di uno stesso genere non si leggessero tra loro, scrittori che amavano scrivere ma pensavano che la lettura fosse superflua.

    O, ancora peggio, gente che vuole scrivere ma chiede agli altri, cosa scrivere. Qui siamo oltre la frontiera: il voler scrivere senza avere nei fatti nulla da comunicare.

    Per quanto mi riguarda, un bravo scrittore deve essere prima di tutto un buon lettore. Leggere buoni libri fa migliorare, leggere brutti libri fa imparare gli errori da evitare. Ma è impensabile scrivere senza amare leggere: nei fatti stai creando una cosa che a te stesso non piacerà, e questo inceppa tutto il motore. Per fare una cosa al meglio, è necessario amarla. Vero, ci sono moltissime persone che fanno mestieri che non piacciono, ma scrivere un libro non è obbligatorio, nessuno ti punta una pistola alla nuca e ti costringe a scrivere. Quindi, a che pro farlo se leggere la tua storia non ti piacerà?

    Purtroppo questo è un problema che secondo me trova le sue cause in diversi fattori. Per prima cosa, un proliferare di libri scritti male. Da Moccia alla Troisi fino alla Meyer e alle Sfumature le librerie vendono una valanga di libri mediocri in milioni di copie. Questo può far tranquillamente pensare “un libro così posso scriverlo anche io”, pensando magari che il libro sia bello e di essere dotati di talento. Si legge un libro UNO scritto male ma che appassiona molto, e ci si mette in testa l’idea di scrivere.
    La seconda è probabilmente la voglia di emergere. L’editoria è diventata un canale più semplice della televisione per emergere da qualche parte. Questo è dimostrato da molte domande,che recitano tipo “voglio scrivere un libro, come posso pubblicarlo e quanto ci guadagnerei?”
    La narrativa è vista come una cosa alla portata di tutti, non come un mestiere come tutti gli altri che per essere fatto bene necessita di anni di studio ed esercizio. Basta prendere una penna in mano, metterci il “cuore” e spedire a una casa editrice, convinti di aver scritto il capolavoro del secolo. È l’ennesima scorciatoia per affermarsi, sottovalutata, presa sottogamba. In più si pubblica a pagamento, e poi ci si definisce “scrittori”. Inutile dire quanto tutto questo sia desolante.

    Buon Pomeriggio King! 1 Bacio 🙂

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sei sempre la solita Birbetta, Vany. 😉 ❤

    E’ vero, si legge un libro, UNO solo, per giunta scritto male e l’impressione sbagliata che ci si fa è che quella sia la letteratura. Di libri scritti male, o molto male, ce ne sono a bizzeffe. Si pubblicano troppi romanzi, perlopiù inutili, quella che val la pena di definire cartastraccia. La gente, quando legge, legge cartastraccia e pensa che sia la letteratura. Si dovrebbe tornare a leggere i classici della letteratura, cominciando in ambito scolastico.

    Scrivere non è alla portata di tutti. Non ci si può improvvisare scrittori, né servono le scuole di scrittura che prolificano come funghi: il talento non può essere insegnato, ma chi fa corsi di scrittura creativa, spillando soldi ai poveri ingenui, promette a tutti che diventeranno chissà chi. Niente di più deleterio: le scuole di scrittura, anche se tenute da un docente che sappia il fatto suo, non possono insegnare il talento, perché questo è un dono che uno o ce l’ha o non ce l’ha. I più non ce l’hanno e tanto fa. Purtroppo le scuole di scrittura sono complici di portare sul mercato editoriale autori che non valgono una cicca, da qui le tante inutili pubblicazioni che invadono gli scaffali delle librerie. E’ un cancro, il cancro della cultura queste scuole di scrittura creativa che fanno di tutti degli scrittori, capaci però di usare sempre e soli i quattro stereotipi. L’arte della scrittura è altra cosa. L’immondizia da cui siamo invasi, è fuor di dubbio, domani non resterà: un brutto libro sparisce nel giro di pochi mesi ed + giusto che così sia. Un libro che è vera letteratura vende invece nel corso degli anni e continuerà a vendere. E’ questa la grande differenza fra romanzi scritti per intasare il circuito editoriale e romanzi invece creati per restare nel corso degli anni.

    Bacio a te, piccola Vany. ❤

    beppe

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