Libri e letteratura: questione di buon gusto

Libri e letteratura: questione di buon gusto

di Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Non scrivo per me stesso. E’ cosa che rifuggo altamente, avendo oramai, da tempo, maturata la convinzione che scrivere per e di sé stessi sia il più grande errore che uno scrittore possa commettere.
Lo scrittore, che non voglia rendersi ridicolo in pubblico, sa bene che parlare di sé stessi nei romanzi o in altri scritti (minori) solo serve a condurlo sulla via per dei giustificati sberleffi da parte del pubblico e della critica. L’esperienza personale di chi scrive deve essere dunque tradotta in qualcosa di generico, di utile alla letteratura e all’arte,
Solo pochi autori possono permettersi di essere autobiografici, a patto che alle spalle abbiano grandi esperienze non comuni di vita, di vita condotta in prima linea.

La letteratura, quando è tale, in primis deve rispondere ai lettori, siano essi due o diecimila, ne consegue che quell’autore che dovesse scrivere di sé e soltanto di sé risulterebbe oltremodo morboso e noioso. La migliore letteratura è quella che riesce a tradurre un piccolo fatto quotidiano in una opera di invenzione, senza per questo disdegnare di contenere nel corpus scrittorio una qualche valenza sociale. In alcuni casi il romanzo è anche portatore (sano) di ideologie; tuttavia uno scritto che sia di stampo meramente propagandistico rischia di non esser tenuto da conto. Ideologia e politica non si accordano quasi mai con la scrittura creativa. Bene è dunque che qualche elemento sociale entri a far parte della pagina scritta, non si può però pensare a una letteratura come manifesto politico o ideologico. E nemmeno è valevole quello scrittore che lavori solo di fantasia: il suo lavoro risulterebbe subito artificioso, nulla affatto godibile e interessante. Scrivere è soprattutto un lavoro di riscrittura, di enorme equilibrio di contenuti e stile.

Non ho niente contro il genere fantasy, a patto che sia ben scritto, per cui o si è perlomeno vicini alla statura artistica di Tolkien, o meglio è non provarci neanche a scrivere delle storie di pura fantasia. J.R.R. Tolkien era un grande studioso, nelle sue Opere ha sempre inserito degli elementi filosofici e religiosi, anche di chiaro stampo personale e talvolta solipsista. Ma Tolkien è una eccezione. Oggi come oggi autori che meritano di essere letti, per il genere fantasy, sono pochi: un autore che è letteratura, al di là dei generi, è Neil Gaiman. Ciò detto, sempre rimane valido che è importante, anzi più che mai vitale, tornare a leggere i Classici della Letteratura, perché l’ignoranza che invade l’attuale tempo storico è a dir poco allarmante.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Libri e letteratura: questione di buon gusto

  1. romanticavany ha detto:

    Tu meriti caro King.
    Dolce serata ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Potrà dirlo solo il tempo, dolcissima Vany. Solo il tempo potrà dirlo, e se sarà verdetto negativo, non importa: potrò comunque dire d’aver vissuto a modo mio, libero, lontano da sbarre barriere e prigioni.

    Dolce serata a Te, Viola ♥

    king

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  3. romanticavany ha detto:

    Carissimo,hai perfettamente ragione leggendo il tuo commento mi è subito venuto in mente una frase di JIM.M che dice:se ti dicono di vivere strisciando come un verme,allora alzati e muori!!! Purtroppo la vita è questa, bella o brutta che essa sia è questa, è la legge della natura che i più forti hanno più possibilità anche se delle volte non la vogliamo accettare. Anche Verga lo cita ne i “malavoglia”.
    Vivere da schiavi. Ahimé.
    La dignità è relativa, poi. Se fai tanti sacrifici dalla mattina alla sera per portare il pane in casa, beh, per me tu hai una tua dignità. Anzi, sei più degno di tutti quelli che sono stati assunti al lavoro grazie a papà, mamma, zio, amici.
    Buon Pomeriggio caro King ♥

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Carissima Vany, vero, più che mai vero, bisogna rialzarsi e morire, come insegna quel genico che fu Jim Morrison.
    Quando si scrive non vi sono certezze, mai. Che uno sia poeta o scrittore, certezze mai. E’ facile, molto facile che ad andare maggiormente avanti siano quelli che non hanno talento e che però hanno le mani in pasta; tuttavia il successo di quelli con le mani in pasta si limita al tempo della moda, per cui presto vengono giustamente dimenticati. Guarda ad esempio cosa accadde a Giacomo Leopardi: in vita lo schernivano, gli dicevano che era bravo, sì, ma poi una volta che il Poeta gli dava le spalle lo sfottevano e dicevano tutto il male possibile delle sue poesie. Quei criticoni senza né arte né parte sono oggi pasto grasso per l’Oblio, mentre Leopardi è eterno nei secoli dei secoli, perché non si può soffocare la vera Arte.

    Posso dire di aver sempre lavorato con dignità e di non essermi mai venduto ad alcuno. Se lo facessi o lo avessi fatto, oggi forse sarei più in vista, e però ci avrei perso come uomo.

    Hai sacrosanta ragione, cara Vany: “La dignità è relativa, poi. Se fai tanti sacrifici dalla mattina alla sera per portare il pane in casa, beh, per me tu hai una tua dignità. Anzi, sei più degno di tutti quelli che sono stati assunti al lavoro grazie a papà, mamma, zio, amici.”

    A modo mio, a modo mio rimango ancora il Re, King Lear.

    Bacetto, dolce Vany ♥ E buona serata a te, ringraziandoti delle tue parole sempre sentite e veritiere

    king

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