15 minuti di celebrità

15 minuti di celebrità

di Iannozzi Giuseppe

cigarette
Era stato definitivo. Gli avessero piantato un pugnale nel cuore… Non si poteva tornare indietro, cambiare il destino, pregare Dio, fare un patto con il Diavolo; né era raccomandabile commiserarsi, piangersi addosso, cercare pietà e compassione nel letto di una puttana. Accese la sigaretta, l’ennesima per quel giorno e ingoiò il fumo nei polmoni con voluttà. Però era davvero un peccato che un uomo come lui dovesse finire nella tomba per capriccio del destino. Non aveva ancora sfiorato i cinquanta ed era un bell’uomo, danaroso, intelligente, con le mani in pasta.

Se non al primo sguardo, prima o poi, le donne gli cadevano tutte ai piedi e lui poteva permettersi di scoparsele per una notte e poi disfarsene. Per un attimo pensò che avrebbe potuto anticipare il momento fatale piantandosi una pallottola in una tempia, dopo aver fatto una strage di innocenti in una banca o in un qualunque altro posto affollato: così, se non altro, avrebbe avuto i suoi fottuti 15 minuti di celebrità e la sua vita, per quel breve arco di tempo, avrebbe avuto un senso, diabolico. Tuttavia accantonò l’idea: a che sarebbe mai servito sporcarsi le mani per così poco? Tempo una settimana o giù di lì e si sarebbe sol più parlato del gesto di un folle, e pace. Per quanto ponzasse, non c’erano vie di fuga: nel suo sangue c’era una data di scadenza. Accese un’altra sigaretta. Aveva un cerchio alla testa, ma era tutta colpa del suo sangue: ogni minuto che passava era un passo verso la Fine. Gli si fece avanti anche l’idea di buttarsi sotto le auto: il suo corpo sarebbe rimbalzato sul cofano di una bella Porsche, avrebbe ammaccato e sporcato di sangue quella cazzo di carrozzeria, avrebbe prodotto un danno nella vita di un singolo che sarebbe stato, di certo, accusato di omicidio colposo.

Non fece niente di tutto questo. Solamente diede fuoco all’ultima sigaretta del pacchetto, e proseguì per la sua strada, in cerca di un distributore di sigarette; e così per il resto dei suoi giorni, riempiendo le notti in bianco scrivendo forse poesie da cestinare insieme alla cenere. No, non avrebbe scritto un cazzo: l’idea lo fece stomacare tanto era ridicola. Si sarebbe inventato qualcos’altro per le notti insonni… c’erano, ad esempio, tanti film nella sua videoteca ai quali non aveva dedicato mai uno sguardo… adesso non aveva davvero più scuse.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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