Il Rosso e il Nero: scontro interno

Il Rosso e il Nero: scontro interno

di Iannozzi Giuseppe

Esistono forze oscure che ignoriamo ma esse esistono.

Ambiente: L’aria malsana d’una scatola.

– Perché ci troviamo qui?
– E’ un ambiente.
– Così non mi rispondi.
– E’ un ambiente e noi ci siamo dentro.
– Questo l’avevo capito anch’io. Ma perché?
– Perché, perché, perché? Sempre perché. Forse perché siamo, e in qualche posto dobbiamo pur stare.
– Ma perché proprio in questo dove così ristretto?
– Tu sei un bambino.
– No che non lo sono!
– Lo sei quando ti comporti così.
– No, sono uno che vuole di più. Sono un sognatore.
– Ah, un sognatore! Intanto vedi di respirare e mantenerti vivo se ci riesci.
– Cosa intendi dire?
– Quello che ho detto: l’aria, prima o poi, si consumerà.
– E tu come fai a saperlo?
– Lo so.
– Non ti capisco proprio. Dici di sapere ma non spieghi come fai a sapere. E’ assurdo: io sarò pure un sognatore, ma tu non sei diverso, tu che conosci cose che non sai spiegare razionalmente.
– Adesso ti metti pure a fare la predica!
– Io dico le cose come stanno in questo momento. Tu sai e vuoi che io ti creda: un atto di fede nei tuoi confronti mi chiedi, ed io che sono un sognatore non ho fede.
– Un sognatore senza fede! Questa è buona davvero.
– Che c’è di strano?
– I sognatori devono aver fede nell’immaginazione altrimenti non sono tali.
– Io ho fantasia e immaginazione da vendere! E non intendo spenderla inutilmente in un atto di fede.
– Quand’è così, cosa immagini al di fuori di questa scatola? Io immagino poco, però so che qui l’aria si fa stretta. Più viviamo, più l’aria si consuma, ne consegue che la nostra esistenza qui è limitata alla capacità d’aria del contenente. Se si fosse Uno anziché Due…
– Come parli difficile! Non c’ho capito niente, ma dovrei crederti: è questo che intendi?
– Più o meno!
– Più o meno: deciditi!
– Meno.
– Ah!!!

Silenzio.

– Che suggerisci, allora?
– Qui dobbiamo esistere, “Due” siamo davvero troppi. Non vorrai mica estinguerti guardandomi mentre io faccio la tua stessa fine?
– No, questo no. Neanche io voglio che tu mi guardi mentre io mi sto estinguendo.
– Sei un egoista, altro che sognatore. Se fossi un sognatore, non esiteresti!
– Io non esito.
– Devi dimostrarlo coi fatti.
– Che vuoi che faccia?
– Non riesci a immaginarlo? Possibile che debba suggerirti tutto io?
– No, io non immagino quello che immagini tu, se permetti.
– Mi fai cadere le braccia e…
– E… cosa?
– E stimoli i miei istinti peggiori.
– Mi fai paura.
– Io ti faccio paura? Ti sei guardato intorno? L’aria diminuisce a ogni secondo che passa e con essa diminuisce la nostra esistenza. Cerca di stare coi piedi piantati per terra una volta tanto, tu che vai blaterando d’esser un sognatore e manco riesci a immaginare quel che io immagino. Quale peggiore ipocrisia, quale? Meglio sarebbe stato se ti fossi detto pollo che spicca il volo come un’aquila!

AMBIENTE: Il cimitero. Tombe, solo tombe: lo sguardo incontra solo granitiche, marmoree lapidi. Tira un vento freddo e l’autunno perde dalle sue chiome le foglie tanto simili a lacrime.
Una Madre e un Bambino stanno su una tomba, una delle tante.

La Madre: Non doveva finire così. Troppo giovane per morire, troppo.
Il Bambino: Papà dov’è andato? In cielo?
La Madre: Il Papà è sottoterra.
Il Bambino: E il cielo? Il prete ha detto “il regno dei cieli”.
La Madre: E’ solo un modo di dire, caro.
Il Bambino: Ma perché?
La Madre: Perché gli uomini sono soliti mentire.
Il Bambino: E tu menti, mamma?
La Madre: Qualche volta ho mentito anch’io, ma solo per il tuo bene.
Il Bambino: E perché adesso non lo fai? Allora non mi vuoi veramente bene.
La Madre: No, no, non dire così. Tu sei la mia unica ragione di vita. Ti voglio tanto, tanto bene. Più della luce degli occhi, più dell’aria che respiro, degli odori che sento, delle lacrime che spendo sulla tomba di tuo padre.
Il Bambino: Ma a Papà, allora non gli volevi veramente bene.
La Madre: No, io amavo Papà e ancora adesso lo amo. Se lui non fosse stato, oggi tu non saresti con me in questo triste giorno.
Il Bambino: Papà tornerà, non è vero?
La Madre: No, Papà non potrà mai tornare. Mai.
Il Bambino: Lui era un Sognatore, così mi raccontava: “Ad un Sognatore tutto è concesso!”
La Madre: Oh, povero caro! Povero, povero Bambino. Papà lo diceva per farti felice.
Il Bambino: Allora anche lui mi mentiva per il mio bene!
La Madre: Sì, ma solo per il tuo bene. Ricordatelo questo: è l’eredità che ti ha lasciato.
Il Bambino: Intendi dire che anche io devo imparare a mentire?

Ambiente: L’aria malsana d’una scatola.

– Io capisco che tu sei un folle.
– Stiamo attenti alle parole.
– E’ un fatto che sei un folle. Non mi presterò mai al tuo perverso gioco.
– Non ci sono soluzioni allora!

Silenzio

– C’è sempre una soluzione anche quando non esiste!
– Cazzate!
– Tu vorresti che io mi butti via per te. Hai pensato che tu potresti dar via il tuo fantasma per me? Non ti è mai passato per la testa?
– Sì, l’idea m’è balenata in testa… Ma come vedi, con ‘sto foro in testa, le idee fanno in fretta a fuggire via. A te invece t’hanno sparato al cuore, è tutta un’altra cosa, lasciatelo dire.
– Tu sei un vile.
– E tu pure.
– Senza cervello.
– Senza cuore
– Bene: io non ho cuore, tu non hai cervello. Insieme facciamo un uomo completo.
– Peccato che abbiamo “due” bocche da sfamare. Come la risolvi questa cosa?
– Non la risolvo.
– Un sognatore con il cervello integro che non sa risolvere un problema tanto semplice: non ci posso credere.
– C’è una sola violenza che posso accettare: lotta di classe contropotere, violenza dettata da necessità, necessità oggettiva quella di poter campà’
– Solo questo sai dire?
– E ti sembra poco?
– Quindi, io per te, sarei il nemico?
– Esatto.
– E giustifichi la violenza?
– Esatto
– Sei un falso! Un falso! Un falso!
– Io te l’ho detto chiaramente, mentre tu solo volevi circuirmi con le tue parole. Fascista!
– Ah, ci vai giù pesante.
– Un fascista m’ha sparato al cuore.
– Quando?
– Quand’ero ancora vivo.
– Dove?
– Sulla neve.
– Sulla neve! Anche io sono morto sulla neve.
– Che strana coincidenza!
– Strana davvero. Tu da che parte stavi?
– Coi compagni partigiani ovviamente. E tu?
– Ah!
– Che significa quel tuo “Ah!”?
– Io ero con gli altri…
– Coi fascisti. Quindi potresti esser stato benissimo tu quello che mi ha sparato al cuore.
– E tu potresti essere quello che mi ha sparato in fronte.
– Io lottavo per la libertà.
– Io lottavo per la libertà.
– No, calma. Tu lottavi con gli altri, te lo sei dimenticato?
– E gli altri difendevano la libertà.
– Già, togliendo la libertà a mezzo mondo. Quelli che non erano biondi e con gli occhi azzurri erano animali. Sporco fascista!
– Sporco comunista!

AMBIENTE: Ancora presso il cimitero.

Il Bambino: Mamma, Papà stava coi buoni o coi cattivi?
La Madre: Papà diceva sempre che a ogni punto nero non avrebbe esitato a sparargli a vista, dritto in fronte.
Il Bambino: E mentiva quando lo diceva?
La Madre: Non mentiva: l’ho visto io con i miei occhi far fuori i nemici, altrimenti non l’avrei mai sposato e tu non saresti nato.
Il Bambino: Allora perché mi dici che devo imparare a mentire?
La Madre: E’ un mondo difficile.
Il Bambino: Ma…?
La Madre: Lo so che è difficile da accettare.
Il Bambino: Mamma, io voglio diventare come il Papà.
La Madre: Figlio, tu mi farai piangere.
Il Bambino: A Papà non piacerebbe vederti piangere per me. Lui sarebbe orgoglioso di me.
La Madre: Sei un testone come tuo padre. Sei il suo ritratto.

AMBIENTE: Due corpi quasi soffocati dentro una scatola si fronteggiano cercando di rubare aria l’uno all’altro.

– Mi manca l’aria.
– Pure a me.
– Urge una soluzione. Radicale.
– Radicale.
– Hai ancora la pistola?
– Sì.
– E tu?
– No. I comunisti me l’hanno tolta prima di seppellirmi.
– Non c’è quasi più aria… Tu rubi la mia aria.
– E tu la mia.
– Propongo un gioco: la roulette russa.
– Vuoi dire che è carica?
– E’ carica.
– Quanti colpi?
– Un solo colpo, una sola pallottola. Si prova, e, prima o poi, uno di noi due ci resterà secco. La canna puntata alla tempia. Accetti?
– Non accetto.
– Allora si morirà un’altra volta in questa zona d’ombra. Insieme.
– Ho detto che non accetto…

I due corpi si contorcono: l’aria è insufficiente.

– Allora?
– Sei un bastardo.
– Lascia che sia il destino a decidere chi di noi due è il bastardo.
– Chi inizia?
– Io.
– Perché tu?
– Perché la pistola è mia.
– Sei un baro.
– Un baro? Bene… allora inizia tu e vedi di fare in fretta.
– Anche se dovessi perdere, presto mi raggiungerai. Ormai l’aria è stata quasi tutta consumata.
– Sarò sempre più di te. Un secondo in più significherà che sono nel giusto.
– Sognatore del cazzo! Passami la pistola.
– A te.

Un colpo.

– Questa è la storia: se vedo un punto nero io sparo a vista anche se la pistola non è nelle mie mani.

AMBIENTE: La Madre e il Bambino si allontanano dal cimitero imboccando una sterrata. Hanno le lacrime rattenute fra le cispe degli occhi, ma non piangono.

Il Bambino: Mamma, un giorno sarò come Papà, non è vero?
La Madre: Figlio mio, sei già come tuo padre. Sei un uomo. Chi ha visto i giardini di pietra non può che essere un uomo molto coraggioso. Tuo padre è ancora vivo perché tu sei vivo accanto a me e come lui sogni un mondo migliore. Sei anche tu un sognatore…

Si allontanano.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Il Rosso e il Nero: scontro interno

  1. furbylla ha detto:

    Fantastico.. rubo
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Direi un racconto purtroppo molto attuale, perché non è purtroppo finita la guerra, è ancora in corso una guerra fredda (e non solo) che vede contrapposti rossi e neri, quando invece si dovrebbe essere tutti dalla stessa parte per migliorare questa Italia che sta cadendo a pezzi.

    Grazie.

    beppe

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