Il diavolo e due scimmiette

Il diavolo e due scimmiette

di Iannozzi Giuseppe

Io, Lucifero - Iannozzi Giuseppe

Io, Lucifero – Iannozzi Giuseppe

Il diavolo ha i peli nelle orecchie. Come faccio a saperlo? Semplice, parlo in prima persona. Per il resto sono una persona normale, più o meno uguale a tutta quella umanità che oggi si trascina per le strade delle grandi metropoli.
E’ da una Eternità che esisto, da ben prima che Dio si scomodasse di creare Adam e poi Ev, due scimmiette. Il primo tentativo di mio fratello di creare l’uomo non fu dei migliori; però non ebbe cuore di cancellare con un colpo di spugna le scimmie, anche se dispettose e oltremodo viziose.

Ricordo bene quando le due creature partorite da mio fratello vennero a rompermi i coglioni. Me ne stavo tranquillo, in santa pace, a sonnecchiare sotto un bel melo carico di frutti maturi al punto giusto, poi, all’improvviso, venni svegliato dai miei sogni paradisiaci, letteralmente tirato per le orecchie. Adam ed Ev con le loro zampacce m’avevano scambiato per un loro personale giocattolo. La mia reazione fu quella che potete immaginare, un bel calcio in culo a tutt’e due. Le due piccole pesti ruzzolarono sul prato per duecento metri buoni prima d’andar a cozzare con la testa contro un melo, che liberò i suoi frutti stordendole e seppellendole. Ma solo momentaneamente.
A dir poco inviperito scappai subito incontro a Dio per esporre debito reclamo. Assiso sul suo bel trono di nuvole si grattava in una maniera a dir poco sconveniente, scimmiesca. Aveva però l’aria abbiosciata e non poco, questo notai.
“E allora? Che minchia hai combinato stavolta?”, gli gridai addosso.
“Che vuoi, fratellone?”, tuonò lui, senza convinzione.
“Lo sai bene, non fare il finto tonto. Quelle due cose pelose mi hanno rotto i coglioni…”.
Dio si grattò le parti basse sospirando: “Mi sono riuscite così. In testa avevo un’altra idea, ma come hai visto da te il risultato è quel che è.”
“E come pensi di rimediare?”
“Non ho coraggio di farle fuori. In fondo sono simpatiche, per quanto limitate.”
“Sono delle carogne. Devi disfarle.”
Mio fratello prese a scaracchiare attaccato da forti colpi di tosse, di tosse nervosa.
“Non intendi dargli il benservito. Perché?”
Lui mi fissò con due occhi femminili che mi diedero il voltastomaco: “Sanno essere anche tenere quando vogliono. Non tengo la forza di disfarle, in fondo non danno fastidio a nessuno”.
“A nessuno!!! Ed io, fratellone caro, per te sarei un perfetto nessuno?”
“Non è questo che intendevo.” Fece finta di pensarci su per infine decretare che le scimmiette non erano pericolose. Seppur infuriato, alla fine d’una lunga esacerbante discussione ammisi che sì, non avrebbero potuto combinare troppi danni, tranne rompere i coglioni al sottoscritto.

Nel corso dei secoli però Adam ed Ev non ruppero i coglioni più di tanto, devo riconoscerlo. D’accordo, imparai a conviverci. E a giocare insieme a loro.
Sì, lo ammetto, riuscirono a rendersi simpatiche perché non addomesticabili. A forza di condividere giochi e vizi di queste creature, opera del mio fratellone, lo confesso e lo confesso senza pudore, ho accolto nella mia anima i loro vizi, e non solo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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