La setta di Raël. Il messia extraterrestre. Il racconto che ha dato vita al romanzo “La cattiva strada” (Cicorivolta edizioni) di Iannozzi Giuseppe

La setta di Raël

Il messia extraterrestre

di Iannozzi Giuseppe

Nota dell’autore: Da questo racconto ha poi preso corpo e vita il romanzo “La cattiva strada” edito da Cicorivolta edizioni – “La cattiva strada” – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – ISBN 9788899021283 – pagine 116 – prezzo di copertina: € 12,00

Raeliani

Mi svegliai. Temetti d’aver di nuovo la febbre, ma non mi sentivo bruciare. Ero invece fresco e riposato. Purtroppo la fantasia è da sempre la peggiore malattia degli uomini, ed io, neanche io ne sono immune.
Mi dico che devo fare qualcosa per fuggire da Torino: con la raccolta del cartone non sarei mai riuscito a trovare un altro dove dove ripararmi. Non sono mai stato un marchettaro, tuttavia stavo prendendo in seria considerazione di dar via il culo nei cessi di Porta Nuova. Mi sarei dato una sistemata, avrei fatto un bagno, aggiustato i capelli ormai lunghi e scomposti, e tutti i finocchi di Porta Nuova sarebbero stati miei. E però di dar via il culo non mi entusiasmava. A dire il vero ci ho tentato, ma poi le cose sono andate diversamente.
M’ero pulito e profumato – si fa per dire! – e la sera mi recai davanti alla stazione di Porta Nuova. Saranno state le 23:00, un orario ottimo per chi ha bisogno di soddisfare certi vizietti. Non ero convinto che le marchette fossero l’unica via per raggranellare del danaro, ma ero lì e tanto valeva che ci provassi a fare la puttana. I cessi erano a portata di mano: entrai nella stazione, girovagai per un po’, poi mi cacciai in una toilette: il puzzo di merda e piscio subito m’assalì il naso. Non ci feci caso più di tanto. Tirai fuori una sigaretta che avevo trovato in terra e me la cacciai in bocca, ma non la accesi subito. Feci finta di fumare per un paio di minuti senza pensare a nulla in particolare. Poi l’accesi con l’unico cerino che m’era rimasto e aspirai avidamente il fumo. La consumai nel giro d’un minuto. Entrò qualcuno, mi vide e se ne andò. Passò un altro minuto e un altro fece il suo ingresso: un prete.

La cattiva strada - Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta

La cattiva strada – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta

“Salve.” La sua voce non aveva nessuna sfumatura particolare. E subito capii che non aveva il vizio e che da lui non avrei avuto una Lira! Forse.
“Che fa qui, padre? E’ un’ora tarda…”, e nella mia voce c’era nascosta tutta la malizia di cui ero capace.
“Affari, fratello.”
“Ahhh…”.
“E tu?”
“Io… Io lavoro qui.”
Il prete non disse nulla e subito si sfilò il colletto bianco. Quello che credevo essere un prete si sedette sulla tazza del cesso senza calarsi i pantaloni e subito prese a fissarmi con occhi sospettosi. Poi, in ultimo, disse con piena naturalezza: “Tu sei un Caino come me. Nessuno ti amerà mai. Penso che questo tu già lo sappia. E suppongo che te l’abbiano già detto, magari una donna. Sbaglio?”
Ero sorpreso. Feci un cenno affermativo con il capo.
“Allora non stiamo a raccontarci frottole. E passiamo al sodo.”
La mia sorpresa aumentò sensibilmente: quello non mi si voleva inculare, era chiaro, glielo leggevo in faccia. Aveva in mente qualcosa… E non mi sbagliavo.
“Io non sono un prete, non nel senso canonico del termine comunque.”
Studiai quel prete non prete: rubicondo, il volto severo ma non troppo, occhi che brillavano d’una luce animale, bocca sottile, naso foruncoloso, e capelli nerissimi pettinati con il gel. Un tipo da galera, ecco l’impressione che ricevetti.
“Tu non sei un marchettaro e io non sono un prete. Ed entrambi siamo come Caino: la società ci odia e non ci può sopportare”, esordì il tizio. “Il mio nome non ha importanza. Chiamami pure come diavolo preferisci. Lo stesso farò io con te. L’importante è che siamo della stessa razza.”
“Va bene”, dissi io. “Ora passiamo al sodo. Che vuoi da me?”
“Forse sei tu che vuoi qualcosa da me.”
Silenzio.

“Non capisci. Mi spiego subito. Quando avevo più o meno la tua età entrai in una specie di setta. I Raeliani mi hanno tenuto prigioniero per un po’… Al tempo non sapevo chi fossero e neanche oggi ti saprei dire chi o cosa siano veramente. Degli invasati che aspettano un essere superiore che si manifesti qui, sulla Terra! Tutte cazzate ovviamente, ma pericolose. Ho fatto parte della loro setta per molti anni, ho fatto quello che mi hanno ordinato. Poi li ho traditi e oggi sono qui a raccontartelo. Ti stai chiedendo perché, non è vero? Perché siamo simili. Sono entrato nella setta perché ero uno senza nerbo e la vita di strada non mi sembrava tanto attraente. Avevo bisogno d’una casa, così scelsi di unirmi a quelli di Raël. Lì non mi odiavano perché… Beh, non è importante. Insomma con i Raeliani i rapporti furono amichevoli, diciamo pure così. Il fatto è che la setta pubblicizzava l’idea che dovesse venire un messia da un altro pianeta. La verità è che lì si era tutti viziosi, pedofili. Ecco cosa. A ogni modo, quegli stronzi hanno un sacco di soldi che neanche ti puoi immaginare: ogni adepto, per poter entrare nella setta, deve rinunciare ai suoi beni materiali e consegnarli nelle loro mani. Io stesso diedi tutto quello che avevo nelle mani di Raël. Forse per questo facevano finta di non odiarmi. Comunque! Non è che avresti una sigaretta?”
Scossi la testa.
“Lo immaginavo. Peccato! Con un po’ di nicotina nei polmoni la storia te l’avrei raccontata meglio. Ho avuto culo io con quei matti invasati.”
Ero seccato: perché cazzo non si decideva ad arrivare al punto?
“Senti, non me ne frega niente di questi tizi. Arriva al punto!”. Ero minaccioso, ormai non ero più nello spirito di fare la puttanella smorfiosa per fottermi un patetico stronzetto.
“Ti capisco. Questa situazione è assurda. E poi, da un momento all’altro potrebbe entrare qualcuno, uno sconosciuto. Bene, arrivo al sodo, anche perché ti devo confessare che ho poco tempo. I Raeliani, dopo il tiro che gl’ho giocato, saranno sicuramente sulle mie tracce e se m’acchiappano è finita. Quindi le cose stanno così: ho fregato un bel gruzzolo a quei figli di puttana e…”.
Entrò qualcuno ma se ne pentì subito, perché mi gettai addosso all’uomo con un impeto animale tale che questi se la fece sotto e scappò via come se avesse visto il demonio in faccia.
“Quello l’ho sistemato. Col prossimo te la vedrai tu, quindi vedi d’arrivare al punto e basta con le cazzate”. Era un ultimatum.
“Il punto… Che ne diresti di prenderti una parte del gruzzolo?”
La cosa mi puzzava.
“Perché dovresti darmi dei soldi?”
“Perché ho bisogno di qualcuno che mi protegga le spalle. E che non si prenda troppo cura delle mie palle!”
La cosa diventava di battuta in battuta più sporca.
Caino non ama un altro Caino, così vanno le cose al mondo.
“Cosa dovrei fare per te?”
“Spogliarti dei tuoi vestiti e passarmeli. Io ti darò i miei e se qualcuno è sulle mie tracce le perderà perché tu li porterai lontano da me.”
Mi sorrise.
“Non funzionerà mai: siamo troppo diversi.”
“Diversi? Puzziamo allo stesso modo. Siamo Caino entrambi. E’ abbastanza per quei finocchi. Servirà a confonderli.”
“Anche ammesso che funzioni, io rischio molto di più del culo se le cose stanno effettivamente come mi dici.”
“Avrai la tua parte.”
“Quando?”
Il finto prete ex raeliano ignorò la domanda: “Non ce l’hai proprio una sigaretta che ti avanza?”
“Quando?”
Silenzio. Caino s’illudeva di poter tirare un colpo gobbo a Caino: illuso.
“Quando ci saremo scambiati i vestiti, ti darò la tua parte. Ti sta bene?”
“Come faccio a sapere che ce li hai davvero i soldi di cui vai blaterando?”
Qualcuno stava entrando nel cesso; io fui più veloce e bloccai la porta prima che questa potesse essere aperta. Il tipo provò a spingere, senza risultato. Desistette ben presto. Probabilmente avrà pensato che qualcuno stesse facendo le sue cose.
L’ex raeliano mi mostrò una valigetta ammanettata al polso. Non ci avevo fatto caso. L’aprì per un breve istante sotto i miei occhi: un mucchio di soldi, sufficienti a sistemare un uomo per il resto della vita
“Sei convinto ora?”
No, non ero convinto: i soldi ce li aveva, io però non avrei mai visto la mia parte. Caino non aiuta Caino, neanche quando ha bisogno d’un complice che gli copra le spalle.
“Mi sta bene. Scambiamoci i vestiti. Ma ci spogliamo insieme. Non voglio scherzi, capito?”
“Ok, amico!”
Cominciammo a spogliarci, lentamente. L’ex raeliano aveva un po’ di difficoltà a sfilarsi i panni di dosso: non s’era staccata la valigetta ammanettata al polso. Anche lui non si fidava di me. Avrebbe fatto bene a staccarsela quella maledetta valigetta… Stava lottando con i pantaloni: la testa gli si era quasi incastrata in mezzo alle gambe, quando gli saltai addosso mezzo nudo. Gli tappai la bocca con una mano, poi gli sbattei la testa contro il bordo della tazza del cesso. Un copioso rivolo di sangue gli mascherò il volto mentre perdeva i sensi: i suoi occhi rabbiosi mi fissarono un attimo prima di spegnersi. L’avevo fregato. Non mi restava che strappargli la valigetta, rivestirmi e squagliarmi. Non potevo stare a guardare troppo per il sottile: gl’afferrai il polso e cominciai a tempestarglielo di calci. Niente da fare. Il polso a pezzi, e la valigetta non si scuciva: la mano troppo grassoccia impediva che la manetta si sfilasse. Per un momento mi dissi che stavo facendo una cazzata. Poi ebbi l’illuminazione divina! In fretta e furia calzai le mie scarpacce. Un rantolo. Si stava riprendendo.
‘Niente da fare amico!’, sibilai fra i denti, e gli assestai un calcio in piena faccia e lo spedii di nuovo nel mondo dei sogni. Gli stritolai la mano sotto il peso di ripetuti colpi di tacco. Anche così facendo la valigetta continuava a rimanere attaccata all’ex raeliano. Provai a strappargliela, ma di staccarsi dalla mano ormai ridotta in poltiglia non ne voleva proprio che sapere. Maledette manette! A quel punto o gli staccavo la mano all’altezza del polso o lasciavo perdere. Oramai dovevo giocare il gioco fino in fondo. La situazione era assurda, a dir poco splatterosa. Tuttavia anche a volergli segare il polso, non avevo i mezzi necessari. Continuai a tempestargli la mano a forza di colpi di tacco. Tirai la valigetta… il sangue fuggiva copioso dal polso brutalmente fratturato: alcuni frammenti di osso avevano aperto la viva carne e il sangue oliò le manette, per così dire. La valigetta finalmente si staccò da quel gran pezzo di merda. Non avevo tempo per interrogarmi su quello che avevo fatto. Finii di rivestirmi e nascosi la valigetta coi soldi dei Raeliani sotto l’impermeabile e mi squagliai non prima però d’aver bloccato la porta del cesso con un pezzo di legno che incastrai nella serratura.
Non avevo fatto un lavoro pulito. A mia discolpa posso solo dire che non potevo permettermi d’esser un professionista. Dopo un minuto buono un urlo belluino echeggiò nella stazione. Io ero già lontano.

Una volta a casa, nascosi la valigetta nell’unico posto sicuro che mi potevo permettere, ovvero sotto il letto. Ero su di giri. Tirai fuori un paio di centoni dal gruzzolo e uscii in strada, di notte con l’adrenalina a mille nelle vene. Avevo intenzione di farmi una gran scopata, altro che dar via il culo. E l’indomani avrei lasciato la città.
E a puttane andai senza rimorso alcuno e con una slava m’addormentai usando il suo bel culetto bianco e sodo come cuscino. Dormii come una pasqua e al mattino accompagnai la puttana, che non capiva una sola parola di italiano, a fare colazione in un bar, poi la liquidai e me ne tornai a casa per prendere i soldi e lasciare Torino. Finalmente.
Aprii la valigetta e cominciai a tirar fuori le banconote, c’era però la sorpresa: circa tre milioni di Lire in banconote di piccolo taglio nascondevano un pacco di titoli di credito.
“Diavolo!”, gridai come una scimmia impazzita. “Tre fottuti milioni e un botto di obbligazioni. Che cazzo ci faccio io co’ ‘sti pezzi di carta? Che cazzo ci faccio?”
Non potevo più rimanere: presi il malloppo di cartaccia e lo cacciai dentro a quello che doveva essere un lavandino, poi gli diedi fuoco. Raccolsi i tre milioni, me li cacciai in tasca e mi squagliai da lì. Ormai non potevo più rimanere. Troppo pericoloso. Me la svignai da Torino a piedi e solo a notte fonda mi concessi un’ora di riposo. Sentivo una stanchezza incredibile addosso e sognai.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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