Il bacio degli amanti. Poesie d’amore per Mariarosa Marchini – di Iannozzi Giuseppe

Il bacio degli amanti

di Iannozzi Giuseppe

Il bacio degli amanti

Il bacio degli amanti

al mio unico grande amore
Mariarosa Marchini

Rosy

Ero un dubbio, un’incognita,
una foto sbiadita
conosciuta e non conosciuta,
uno fra un milione,
forse un poco di buono

Ero uno che andava e veniva
con in mano una lettera e una poesia
Ero Il Sole di Mezzanotte,
la tigre di Mompracen fra l’erba alta,
il Giuseppe in cerca d’una mangiatoia
fra le pagine del Nuovo Testamento

Ero il consiglio,
il grido dell’albero abbattuto
in una foresta di eterni silenzi
Ero in bianco e nero,
un sogno e un incubo,
le pagine strappate
dagl’occhi ciechi di Omero

Ero il fumo d’una sigaretta
Ero l’amore e il dolore
sciolti nel latte e nella Coca-Cola

Ero l’opinione masticata
e sputata dalla bocca d’un clown

E tu sei sempre stata una,
Rosy

Doppio incontro

Da una storia
uscito strozzato,
per il collo impiccato
senza più ossigeno
o cognizione

Chi per caso m’incontrava
“un guaio” subito pensava

Vagabondo,
al mondo sconosciuto,
in cerca d’una mèta
vagavo io
sempre finendo
tagliato a metà,
disperato
grattando l’aria
che non respiravo

Nella saggezza degl’Antichi
conforto m’era di sapere
che l’ultimo non sarei stato
a vivere per non vivere
E indarno sospiravo
ché ispirazione non veniva
tranne il consueto fitto dolore
di riconoscere nell’intorno
il buio solito, una profondità
di cui il fondo non intuivo

Fastidio accusavo per il prete,
per l’uomo delle pompe funebri
e pure per il santo campanaro;
delle loro fedi forti, in coro
tutti gridavano stonati “Alleluia!”

E fuggivo io lontano
la lingua sputando
a un disgraziato
gettandogli distratto
una moneta o due
convinto quasi
fosse la croce sua
di carne e sangue
più grande della mia

E all’improvviso
l’azzurro su me,
folgorazione di salvezza;
come naufrago
col cuore e la carne
mi son subito a te legato
E com’ero
m’hai raccolto tu,
scalzo d’anima
ma ricco di speranza
poco a poco illudendomi
che dalla burrasca
fui io a salvare te

Tu, Lucille

Dove sei stata, dove
con questo tempo sì grigio
che colline e vallate scolora?
Mi avevi invitato al Blue Caffè
per un drink e una magia,
qui però rimangono
i tavolini soltanto, al loro posto,
con le ombre accomodate

Hai sentito pure tu, hai sentito?
E’ morto, è morto il Re
Non c’è, non c’è più disoccupazione
per maniscalchi e azzeccagarbugli
E il cielo diventa sempre più grigio
E le lacrime giù non sanno venire
Il Re non c’è più, non c’è più Blues

Fammi vivere questo dì
Le possibilità, lo sai bene anche tu,
non tornano più, non tornano più
Quando gli aquiloni alti in cielo
fra le nuvole perdono la coda,
volano in alto, si perdono lassù

Dove sei stata, dove
con questo tempo sì grigio?
La tua innocenza nel sesso
mi commuove ancora e ancora;
la tua ingenuità fra i gerani
quasi non mi fa dormire più
Quale fiore ho colto,
per Dio, lo so e non lo so
Ma il Re, il Re è morto,
e Lucille gli riposa accanto
spenta nel canto

Dove, dove sei stata?
I campi di cotone sono gonfi,
pronti a partorire nuove schiavitù
e le possibilità, lo sai bene tu,
una volta cadute non tornano più

L’avresti mai detto?
Ho fatto del mio meglio,
ho rifiutato il peggio di me
per stare al tuo passo,
per non inciampare
sotto la sferza della frusta
Non è stato però sufficiente,
qualcuno indica lo sbaglio
che è evidente ma non a me,
così adesso siedo al Blue Caffè
In attesa di zucchero, di te

Quadrifoglio

L’amor mio,
l’amor mio tutto
in quel quadrifoglio
in terra trovato
e da te subito raccolto

Il cuor mio,
la cura della fortuna
fra cielo e terra
finita che è la burrasca,
nell’ansimo
dopo l’affanno
in un bacio
ti schiude le labbra

Metti su Nyman,
indicami il piano
per accedere
alla passione,
per accendere
di me e di te
le candele
a questo tavolo
sì romantico

L’amor mio,
l’amor tuo
fra le mani
conchiuso
più non fugge
nella pioggia:
così Tu,
Mia Fortuna

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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