Istantanea da “Angeli Caduti” (Cicorivolta edizioni) di Beppe Iannozzi

Istantanea

da “Angeli Caduti” (Cicorivolta edizioni) di Beppe Iannozzi

Angeli Caduti - Beppe (Giuseppe) Iannozzi

Angeli Caduti – Beppe (Giuseppe) Iannozzi

“Angeli caduti”Beppe IannozziCicorivolta edizioni – collana: i quaderni di Cico – ISBN 9788897424567 – pagine: 230 – € 13,00

Il cielo, forse grigio, si rifletteva nella sua anima.
Non era mai stato un poeta: la vita la conosceva semplicemente perché qualcuno si ostinava a ripetergli che lui era vivo, nonostante tutto.
Quando si guardava allo specchio, vedeva un volto ma non era sicuro che fosse il suo. E non sapeva dire se lo specchio fosse veramente una superficie riflettente. Però vedeva nello specchio la sua anima, qualcosa di grossolano e superfluo: un’oscenità. Erano tratti tracciati col carbone quelli che disegnavano Friedrich.
“Il mio sospiro sedeva su ogni tomba umana e non riusciva più a rialzarsi; il mio sospirare e chiedere facevano sinistri presagi e soffocavano e rodevano e si lamentavano giorno e notte: ‘Ah, l’essere umano ritorna in eterno! Il piccolo uomo ritorna in eterno!’”, amava ripetere Friedrich. Altro non sapeva, o meglio non ricordava. Del suo passato, ricordava solo questo frammento, ma gli era sufficiente a farlo sentire profondamente male: nella sua anima era stata conficcata una lama di vetro, e, adesso, questa sanguinava una impotente rabbia che non sapeva spiegare né a sé stesso né al riflesso che lo guatava dallo specchio. Il riflesso, con quella sua stupida aria saccente, gli diceva che ‘tutto’ era vero, ma Friedrich si ostinava a non riconoscere la verità, ammesso che una qualsiasi verità esistesse ancora, per lui.

ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI

ANGELI CADUTI – BEPPE IANNOZZI

Erano quasi le due di notte: un vento freddo avvolgeva il suo corpo mortale. Tra le labbra, una sigaretta accesa bruciava. Alzò lo sguardo al cielo e questo si capovolse nella sua anima sanguinante: neanche l’infinito riusciva a tamponare la sua profonda ferita, interna.
Si sorprese di sé stesso quando un alito di vento gli strappò via la sigaretta tenuta strettamente fra le labbra, perché il suo cervello era tornato a elaborare pensieri. Da tanto, tanto tempo ormai aveva perso il vizio di pensare.
“Il corpo mortale è l’anima. Altro non ho. Altro non sono!”
Sorrise al nulla. Da un profondo ‘lontano’, l’eco parlava una lingua muta, eppure Friedrich ne comprendeva ogni singola parola. Era la fabbrica dietro alle sue spalle a proiettare sul suo corpo un’ombra di malvagità. Ebbe paura di sé stesso. Poi provò un sentimento di tenerezza: si sentiva fragile. Ma anche cattivo, cattivo come l’ombra della fabbrica.
Si accese un’altra sigaretta: lentamente, respirò ogni boccata di veleno. Pensare, un brutto vizio che credeva di aver perso con il passare degli anni sempre uguali a sé stessi.
Qualcuno lo chiamò, e lui la ignorò quell’identità che era solo una voce dietro alle sue spalle.
acquistaEra insistente: la voce lo chiamò di nuovo e lo svegliò da sé stesso. Friedrich ormai non poteva più tornare indietro, in sé stesso.
Friedrich ricordò l’“Io” del passato, quello che per colpa della voce era stato risvegliato.
La voce, la voce l’aveva violentato un’altra volta. Nell’intimo.

Il manganello si era abbattuto sul cranio come pesante immane sasso: sulla fronte si era aperta una ferita. Il sangue caldo gli scivolava sul volto. No, il sangue non gli faceva paura. Neanche il dolore. Ma il manganello, quello sì.
La piazza era tutto un brulicare di emozioni: “Fascisti di merda!”
La polizia aveva caricato la folla, tutti i manifestanti.
Friedrich fu sbattuto dentro a una macchina nera: attraverso le sbarre, con la coda dell’occhio, ancora riusciva a distinguere le cavernose bocche aperte dei manifestanti, che gridavano rabbia e dolore, tutti prigionieri della fragilità e dei loro ideali brutalmente calpestati.
Un altro colpo rovinò contro il suo cranio: fu il buio.

Quando si svegliò, il sangue rappreso era una maschera sul suo volto.
Vedeva il buio.
Si nettò gli occhi con le mani callose: non era cieco ma era come se lo fosse perché cacciato in un ‘dove’ a lui sconosciuto e segreto.
Un cigolio. Uno spiraglio di luce a mortificare il buio che lo avvolgeva. Una voce metallica.
Usando tutta la forza di cui disponeva, l’aguzzino l’aveva strappato da terra.
Friedrich cominciava a capire.
Un calcio in culo e si trovò nuovamente a terra, costretto a respirare il puzzo degli escrementi di chi prima di lui aveva abitato quel ‘dove’ di tortura.
Un ghigno. Ma non era il ghigno a ferire l’anima. Era il dopo. O più semplicemente, il futuro.
Entrarono altri due bravi: erano le camicie nere, lui lo sapeva.
Gli strapparono i pantaloni: una cosa meccanica gli fu dentro. Ripetutamente.
E ripetutamente le urla della piazza echeggiarono nel suo cervello. Queste sole gli facevano male.
Friedrich perse il vizio di pensare quando le urla divennero violente, troppo violente negli infiniti labirinti del cervello, forse più violente di quell’arnese che gli avevano cacciato in culo.

“Datti una mossa!”, berciò l’identità nascosta dietro di lui.
Friedrich si voltò a incontrare l’uomo: lo conosceva, era di carne mortale come lui.
Subito gli fu addossò. Una gragnola di pugni si abbatté contro l’uomo.
Uomo contro uomo.
La fabbrica comandava questo: uomo contro uomo, fragilità contro fragilità.

I due corpi furono trovati il mattino dopo da un netturbino.
L’uomo era avvinghiato a Friedrich e viceversa.
I loro volti raccolti nell’eternità della morte erano l’uno lo specchio oscuro dell’altro.
Tratti disegnati con il carbone, tratti oscuri, eppure riconoscibili, osceni.

“Morte in una istantanea: lo scandalo del presente futuro”, gridava in strada il ragazzo dei giornali.
Il sole non era mai stato così incerto, un nuovo giorno appena abbozzato: non era né di luce né di buio. E non era neanche il grigio a illuminare la fabbrica. Era la luce del futuro. Una luce impossibile, inintelligibile.
La folla sciamava lungo le strade: colletti bianchi e operai confusi nella stessa massa umana, indefinita. Tutti provavano fastidio: tutta colpa del ragazzo dei giornali che urlava, un ragazzetto rachitico, malaticcio, bagnato di freddo sudore. Ma la sua voce era possente, troppo possente, nonostante la malattia del vivere. Nonostante la fragilità del corpo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Istantanea da “Angeli Caduti” (Cicorivolta edizioni) di Beppe Iannozzi

  1. Rosy ha detto:

    Leggerò anche questo….. ❤ ❤ ❤

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Questo è un libro di racconti. Qui ne ho presentato uno molto molto breve a puro titolo di esempio. Come avrai notato è un lavoro piuttosto impegnato sul fronte sociale.

    ❤ ❤ ❤

    tuo beppe

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