Editoria, amore, religione e altre sciocchezze – di Iannozzi Giuseppe

Editoria, amore, religione
e altre sciocchezze

di Iannozzi Giuseppe

orsetto in croce

orsetto in croce

– Sembra non riesca a essere amico dell’establishment. Non riesco a sottomettere la mia integrità professionale e artistica alla stupidità imperante in un po’ tutti gli ambiti culturali. Sono un personaggio scomodo, ma l’”essere scomodo” non mi dà fastidio ben consapevole che è maggiore il fastidio che arreco a certa gente, senza aver alcun bisogno di mettermi in posa o di metter su ignobili maschere. Mi si può solo amare o odiare. Vie di mezzo non ce ne sono.

– La cultura non fa testo. Meglio sarebbe che scrittori in erba o no e pennivendoli si riciclassero in veste di attori porno o guardiani di zoo.

– La cultura era un tempo un campo da arare con sudore della fronte e gran fatica; oggi è sol più un deserto dove nemmeno i più poveri sciacalli si addentrano in cerca d’una carcassa in putrefazione, ben sapendo che non la troveranno.

– Entrare oggi in libreria è un po’ come addentrarsi in un cimitero sotto la pallida luce della luna; quando si è fortunati, molto fortunati, uno può anche incontrare un fantasma o due in catene, ma non fanno paura, solo una gran pena.

– Toccare un editore, in qualunque modo, è andare incontro a rovina certa, a una gambizzazione senza pari.

– In caso nei prossimi duemila anni non dovessimo incontrarci, sappiate che non è mia colpa… Sto per fare una brutta fine, una fine davvero molto brutta, una fine che non augurerei al mio peggior nemico pur avendone io tanti. Diciamo che ho commesso un piccolo errore e adesso ne dovrò subire le estreme conseguenze. In ogni caso non disperate per me, semmai pregate e pregate forte, più forte di tutte le frustate che presto, ora, si abbatteranno sulla mia povera schiena e sul corpo tutto fino a schiantarmi dal dolore.

– E’ vero, “chi è senza peccato scagli la prima pietra”: questo invito non è a esclusivo appannaggio di chi dalla società viene indicato come un “peccatore” o una “peccatrice”. Non ho mai amato granché le etichette e oggi, in questo tempo barbaro, men che meno. Tutti si sentono nella posizione di scatenare guerre fratricide nel nome del loro dio; e allora io mi chiedo – per dar ancor un anelito di vita alla retorica – quale dio ordinerebbe alla sua più alta creazione di autodistruggersi? Da tempo immemore sono areligioso, per cui rispetto ogni fede, purché la fede in un dio non venga stuprata per dar corso a una distruzione sistematica di persone e culture diverse. Cristo è per me un simbolo, il simbolo della sofferenza umana, ed è esso anche un mito, vale a dire una leggenda, non c’è difatti alcuna prova storica o scientifica che attesti in maniera inconfutabile che Gesù di Nazareth abbia mai calpestato il suolo di questo pianeta che noi chiamiamo Terra. Non uso della leggerezza chiamando in causa Cristo, perlomeno non secondo quello che è il mio modo di guardare alla sofferenza fisica e spirituale dell’uomo contemporaneo. Ognuno di noi è per me un Cristo con i suoi pregi e difetti, e forse proprio perché ognuno di noi è raffigurabile nella condizione di un Cristo è divino seppur mortale.

– Gli assassini (di donne e non solo), seriali o no, rimangono tali e basta, e io non capisco perché non gli vengano comminate ben più severe pene, minimo minimo l’ergastolo a vita a spaccar pietre sotto il sole o a scendere giù in pozzi profondi 300 metri per estrarre carbone. Va da sé che se dipendesse da me simili uomini – che tali in realtà non sono – finirebbero tutti impiccati per le palle.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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