Leonard Cohen. Il Futuro: poesie e canzoni di Cohen tradotte da Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

Il Futuro. Poesie e canzoni

Traduzione e adattamento: Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

Leonard Cohen

Il Futuro
(The Future)

from “The Future”

Dammi indietro la notte lasciata a metà,
la stanza di specchi, la mia vita segreta
E’ un posto solitario,
non c’è più nessuno da torturare
Dammi il controllo assoluto
su ogni anima viva
E sdraiati accanto a me, Bambina,
è un ordine!

Dammi crack e sesso anale
Prendi il solo albero rimasto
e ficcatelo su per il buco
della tua cultura
Restituiscimi il Muro di Berlino,
dammi Stalin e San Paolo
Ho visto il futuro, fratello:
è un macello

Le cose stanno per fuggire in ogni direzione
Non ci sarà nulla,
più nulla che tu possa misurare
La tormenta, la tormenta del mondo
ha varcato la soglia
e ha rovesciato
l’ordine dell’anima
Quando dicevano Péntiti, Péntiti
mi chiedo cosa intendessero
Quando dicevano Péntiti, Péntiti
mi chiedo cosa intendessero
Quando dicevano Péntiti, Péntiti
mi chiedo cosa intendessero

Non sai distinguermi dal vento,
non lo farai mai, non l’hai mai fatto
Sono il piccolo ebreo
che ha scritto la Bibbia
Ho visto sorgere e cadere nazioni
Ho sentito le loro storie, le ho sentite tutte
ma l’amore è l’unico motore della sopravvivenza
Al tuo servo qui gli è stato ordinato
di dirlo chiaramente, di dirlo a sangue freddo:
è finita, non si andrà
oltre
E ora le ruote del cielo si fermano,
senti il frustino del diavolo
Preparati per il futuro:
è un macello

Le cose stanno per fuggire in ogni direzione

Ci sarà l’infrazione
dell’antico codice occidentale
La tua vita privata all’improvviso esploderà
Ci saranno fantasmi,
ci saranno fuochi sulla strada
e il ballo dell’uomo bianco
Vedrai la tua donna
appesa a testa in giù,
i tratti di lei coperti da una veste penzolante,
e tutti i poetastri da strapazzo
che ringalluzziranno
cercando di poetare alla maniera di Charlie Manson

Restituiscimi il Muro di Berlino,
dammi indietro Stalin e San Paolo
Dammi Cristo
o dammi Hiroshima
Spazza via, qui ora, la vita all’ennesimo feto,
non ci piacciono affatto i bambini
Ho visto il futuro, bambina:
è un macello

Le cose stanno per fuggire in ogni direzione
Non ci sarà nulla,
più nulla che tu possa misurare
La tormenta, la tormenta del mondo
ha varcato la soglia
e ha rovesciato
l’ordine dell’anima
Quando dicevano Péntiti, Péntiti
mi chiedo cosa intendessero
Quando dicevano Péntiti, Péntiti
mi chiedo cosa intendessero
Quando dicevano Péntiti, Péntiti
mi chiedo cosa intendessero

La moglie Zingara
(The Gipsy Wife)

from “Recent Songs”

E dove, dove,
dov’è la moglie Zingara stanotte?
Mi son giunte le dicerie più disparate,
ma non possono essere vere.
Ma di chi è la testa
con cui lei balla sull’aia?
Di chi la tenebra che s’infittisce,
fra le sue braccia, un po’ di più?

E dove, dov’è la moglie Zingara stanotte?
Dove, dov’è la moglie Zingara stanotte?

Scintillano coltelli d’argento
nel caffè vecchio e stanco.
Un fantasma s’alza in piedi sul tavolo
in un négligé da sposa.
Lei dice: “Il mio corpo è la luce,
il mio corpo è la via.”
Levo il braccio contro tutto questo
e prendo al volo il bouquet della sposa.

E dove, dov’è la moglie Zingara stanotte?
Dove, dov’è la moglie Zingara stanotte?

Troppo presto per l’arcobaleno,
troppo presto per la colomba.
Questi sono gli ultimi giorni,
questa è la tenebra, questo è il diluvio.
E non c’è uomo o donna
che possa esser toccato,
ma tu, che ti metti tra loro due,
sarai giudicata.

E dove, dov’è la moglie Zingara stanotte?
Dove, dove, dov’è la moglie Zingara stanotte?

La tua morte

from “Death’s of a Lady’s Man”

Sei un morto
che scrive una lettera
I tuoi occhiali da sole sono accanto a te
sul tavolo quadrato
sul feltro verde
Scrivi con cura
una frase dopo l’altra
per rendere chiaro il senso
Il senso è
che sei morto
morto alla speranza
morto alla primavera
morto al colibrì maculato
morto alla brama
di brillare ancora
nei dettagli del passato
E rimani attaccato alla tua morte
con la speranza
con la speranza di scivolare via
da sotto la tua morte
e poi alzarti
e brandire una cicatrice
nel palmo della mano
come un invito alla prossima ordalia
Trascorri la notte
con la causa della tua morte
tentando di lodarla
tentando di venderla
tentando di toccarla
La tua morte è carina con me
Ti ha dato
la stupenda testa che desideravi
il viso dai bei lineamenti
e anche se
non puoi abitare questo teschio
io posso e lo faccio
e ti ringrazio
per il profondo eroismo
della tua inutile corrispondenza

Sembra tanto tempo fa, Nancy
(Seems so long ago, Nancy)

from “Songs from a Room”, April 1969

Sembra tanto tempo fa,
Nancy era sola come un cane.
Guardava lo Show delle Piccole Ore
attraverso una pietra semipreziosa.
Nel Palazzo dell’Onestà,
suo padre era sotto processo,
nella Casa del Mistero,
non c’era anima viva,
non c’era anima viva.

Sembra tanto tempo fa,
nessuno di noi era abbastanza forte,
Nancy indossava lunghe calze verdi
e dormiva con tutti.
Non disse mai che ci avrebbe aspettati
anche se era sola come un cane.
Credo che s’innamorò di noi
nel Sessantuno,
nel Sessantuno.

Sembra tanto tempo fa,
Nancy era sola come un cane,
una quarantacinque puntata alla tempia,
il telefono sganciato.
Le dicevamo che era bellissima,
le dicevamo che era libera
ma nessuno di noi l’avrebbe incontrata
nella Casa del Mistero,
nella Casa del Mistero.

Ed ora ti guardi intorno,
la vedi in ogni dove,
molti usano il suo corpo,
molti le pettinano i capelli.
E nel cuore della notte,
quando sei intirizzito dal freddo,
allora la senti parlare liberamente,
è contenta che tu sia venuto,
è contenta che tu sia venuto.

Come un uccello sul filo elettrico
(Birds on the Wire)

from “Songs from a Room”

Come un uccello sul filo elettrico,
come un ubriaco in un coro di mezzanotte
ho cercato a modo mio di essere libero
Come un verme sull’amo
come un cavaliere in un vecchio libro
ho conservato tutti i miei brandelli per te.
Se io, se sono stato scortese,
spero tu possa passarci sopra.
Se io, se sono stato disonesto
spero tu sappia che non lo sono mai stato con te

Come un bimbo nato morto,
come un animale con il suo corno
ho straziato chiunque abbia cercato di arrivare a me
Ma giuro su questa canzone
e su tutto quello che ho fatto di sbagliato
che rimedierò a tutto
Ho visto un mendicante piegato sulla sua stampella di legno
Mi ha detto: “Non devi chiedere così tanto”
E una donna graziosa accucciata nella sua buia porta,
mi ha urlato: “Hey, perché non chiedere di più?”

Come un uccello sul filo elettrico,
come un ubriaco in un coro di mezzanotte
ho provato a modo mio di essere libero

Canzone dell’Estraneo
(The Stranger Song)

from “Songs of Leonard Cohen”

E’ vero che tutti gli uomini che conoscevi
erano giocatori che dicevano di averne abbastanza
di giocare a carte ogni volta che davi loro un riparo.
Lo conosco, quel genere di uomini.
E’ difficile tenere le mani di qualcuno
che le alza al cielo soltanto per arrendersi,
che le alza al cielo soltanto per arrendersi.

E raccogliendo tutti i jolly che si è lasciato dietro,
scopri che non t’ha lasciato molto, neanche una risata.
Come ogni giocatore, stava cercando quella carta
così alta e da sballo
da non aver mai più bisogno di giocare un’altra mano.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.

E poi, sporgendosi dal tuo davanzale
un giorno ti dirà che sei stata tu
a schiantarlo col tuo amore, col calore e il rifugio.
E tirando fuori dal portafogli
un vecchio orario del treno, dirà:
“Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero un estraneo.
Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero uno estraneo.”

Ma ora sembra che un altro estraneo
desideri che ignori i suoi sogni,
come fossero il fardello sulle spalle d’un altro.
Oh, quell’uomo l’hai già visto,
il suo braccio d’oro a distribuir carte
adesso però è di ruggine dal gomito fin su le dita.
E vuole barattare la mano che gioca con un rifugio.
Vuole barattare il gioco che sa con un rifugio.
Vuole barattare il gioco che sa con un rifugio.

Ed ora non lo reggi proprio di vedere un altro uomo stanco
che abbandona i suoi sogni,
come se abbandonasse per sempre il Sacro Gioco del Poker.
E mentre dice di voler mettere i suoi sogni a dormire,
ti accorgi che c’è una strada maestra
che s’aggroviglia come fumo sopra la sua spalla,
che si alza in spire di fumo sopra la sua spalla.

Gli dici d’entrare e di mettersi a sedere,
ma qualcosa ti fa voltare.
La porta è aperta e non puoi più chiudere il rifugio.
Provi con la maniglia dalla parte della strada.
Si apre. Non aver paura.
Sei tu, amore mio, sei tu ora l’estranea.
Sei tu, amore mio, sei tu ora l’estranea.

Bene, ti stavo aspettando. Ero sicuro
che ci saremmo incontrati tra i treni che aspettavamo,
e credo sia tempo di prenderne un altro.
Cerca di capirmi, non ho mai avuto la mappa del tesoro
che mi portasse al cuore di questa cosa
o di qualunque altra.
Ecco, quando ti parla in questo modo,
non t’importa quale sia il suo gioco.
Quando ti parla in questo modo,
non t’importa quale sia il suo gioco.

Vediamoci domani, se ti va,
sulla spiaggia, sotto il ponte
in costruzione, su qualche fiume senza fine.
E quando lascia quel binario per un vagone letto riscaldato,
capisci che sta reclamizzando solo un altro rifugio.
E capisci che non era mai stato uno sconosciuto.
E dici: “Va bene, il ponte, o da qualche altra parte più tardi.”
E dici: “Va bene, il ponte, o da qualche altra parte più tardi.”

E poi, raccogliendo tutti i jolly che si è lasciato dietro,
scopri che non t’ha lasciato molto, neanche una risata.
Come ogni giocatore, stava cercando quella carta
così alta e da sballo
da non aver mai più bisogno di giocare un’altra mano.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.
Era solo un altro Giuseppe in cerca d’una mangiatoia.

E poi, sporgendosi dal tuo davanzale
un giorno ti dirà che sei stata tu
a schiantarlo col tuo amore, col calore e il rifugio.
E tirando fuori dal portafogli
un vecchio orario del treno, dirà:
“Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero un estraneo.
Ti ho messa in guardia quando sono arrivato che ero uno estraneo.”

Ciao, Marianne

from “Songs of Leonard Cohen”

Vieni alla finestra, tesorino
Mi piacerebbe provare a leggerti la mano
Un tempo mi credevo una sorta di zingarello
prima che da te mi lasciassi portare a casa

Ciao, Marianne
E’ ora di ricominciare
a ridere e piangere e piangere e ridere
di tutto ciò

Lo sai che amo vivere con te,
mi fai però dimenticare davvero tante tante cose
Dimentico di pregare per gli angeli
e così gli angeli dimenticano di pregare per noi

Ci siamo conosciuti ch’eravamo quasi giovani
giù vicino al parco dei lillà appena sbocciati
Ti aggrappavi a me come a un crocifisso
mentre in ginocchio attraversavamo l’oscurità

Tutte le tue lettere dicono che mi sei vicina ora
Allora perché mi sento così solo?
Me ne sto su questo scoglio e la tua sottile ragnatela
lega la mia caviglia a un sasso

Adesso ho bisogno del tuo amore nascosto
Sono freddo come la lama d’un rasoio nuovo
Te ne sei andata quando ti ho raccontato ch’ero curioso
Non hai mai detto che ero coraggioso

Oh, sei davvero tanto carina
Capisco che te ne sei andata e hai cambiato il nome di nuovo
E proprio quando ho scalato l’intera parete montagnosa
per lavare le mie palpebre nella pioggia

I tuoi occhi, dimentico i tuoi occhi
Il tuo corpo è a casa in ogni mare
Com’è che hai dato tue notizie a tutti
quando dicevi ch’era un segreto solo per me?

Ciao, Marianne
E’ ora di ricominciare
a ridere e piangere e piangere e ridere
di tutto ciò

Il motivo per cui scrivo 

from “Selected Poems”

Il motivo per cui scrivo
è creare qualcosa
di bello come te

Quando sono con te
voglio essere il tipo d’eroe
che volevo essere
quando avevo sette anni
un uomo perfetto
che uccide

Non devi amarmi

Non devi amarmi
solo perché
sei tutte le donne
che ho mai voluto
Sono nato per seguirti
ogni notte
mentre sono ancora
i molti uomini che ti amano

Ti incontro a una tavola
Prendo il tuo pugno fra le mie mani
in un solenne tassì
Mi sveglio da solo,
la mia mano sulla tua assenza
all’Hotel Discipline

Ho scritto tutte queste canzoni per te
Ho consumato candele rosse e nere
la cui forma era d’un uomo e d’una donna
Ho sposato il fumo
di due piramidi di legno di sandalo

Ho pregato per te
Ho pregato che mi amassi
e che non mi amassi

Il vero amore non lascia tracce

(from “Death of a Ladies’ Man”)

Come la nebbia non lascia ferite
sul verde cupo della collina
così il mio corpo non lascia ferite
su di te e non lo farà mai

Oltre le finestre nel buio
i bambini vengono, i bambini vanno
come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
si perde nei nostri abbracci
come stelle contro il sole

Come una foglia che cade
rimane un momento sospesa nell’aria
così la tua testa sul mio petto,
così la mia mano su i tuoi capelli

E molte notti resistono
senza luna, senza una stella
Così resisteremo noi
quando uno di noi sarà via lontano

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
si perde nei nostri abbracci
come stelle contro il sole

Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

from “Various Positions”

Lasciami ballare fino alla tua bellezza
con un violino infuocato
Lasciami ballare oltre il panico
finché non sarò raccolto tutto d’un pezzo
Sollevami come un ramo d’ulivo
e sii la mia colomba verso casa
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Lasciami vedere la tua bellezza
quando i testimoni se ne saranno andati
Lasciami sentire che ti muovi
come fanno a Babilonia
Mostrami lentamente ciò di cui io solo
conosco i limiti
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Ora lasciami ballare fino alle nozze
lasciami ballare ancora e ancora
Lasciami ballare molto teneramente e
lasciami ballare a lungo
Siamo entrambi al di sotto del nostro amore,
siamo entrambi al di sopra
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Fammi ballare fino ai bambini
che chiedono di venire al mondo
Fammi ballare oltre le cortine
che i nostri baci hanno consumato
Adesso tiriamo su una tenda per riparo
anche se ogni filo è strappato
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Lasciami ballare fino alla tua bellezza
con un violino infuocato
Lasciami ballare oltre il panico
finché non verrò raccolto tutto d’un pezzo
Toccami con la tua nuda mano
o toccami col guanto
Lasciami ballare fino alla fine dell’amore

Ritorno da te

from “Various Positions”

Forse mi fa ancora male,
non riesco a porgere l’altra guancia.
Ma sì, ti amo ancora;
è solo che non riesco a parlare.
Ti ho cercata in ogni altra
e anche loro mi hanno chiesto di farlo;
vivevo da solo ma ero solo di
ritorno da te.

Chiudono la fabbrica proprio ora
quando scadono tutte le cambiali;
e i campi sono sotto chiave
anche se la pioggia e il sole li attraversano.
E la primavera inizia ma poi si arresta
nel nome di qualcosa di nuovo;
e tutti i miei sensi insorgono contro questo
ritorno da te.

E ora pronunciano la mia sentenza
e io so che cosa dovrò fare;
un altro miglio di silenzio mentre
ritorno da te.

Ci sono tanti nella tua vita
e tanti ancora ci saranno.
Visto che sei una luce splendente,
ci sono tanti che vedrai.
Ma devo superare l’invidia
quando scegli i pochi preferiti
che hanno lasciato il loro orgoglio sull’altro lato del
ritorno da te.

Persino tra le tue braccia so
che non lo capirò mai bene;
neppure quando ti chini
per offrirmi conforto nella notte.
Devo avere la tua parola su questo
o niente di tutto ciò è vero
e tutto quel che ho detto era solo in cambio del
ritorno da te.

E’ questo che volevi?

from “The Energy of Slaves”

Tu eri la promessa all’alba
Io ero il mattino dopo
Tu eri Gesù Cristo, il mio Signore
Io ero l’usuraio
Tu eri la donna sensibile
Io ero Sigmund Freud
Tu eri l’orgasmo manuale

Ed è questo che volevi?
Vivere in una casa che è infestata
dal fantasma di te e di me?

Tu eri Marlon Brando
Io ero Steve McQueen
Tu eri il budino del Kentucky
Io ero Vaselina
Tu eri il Padre della Medicina Moderna
Io ero Mastro Lindo
Tu eri la Puttana e la Bestia di Babilonia
Io ero Rin Tin Tin

Ed è questo che volevi?
Vivere in una casa che è infestata
dal fantasma di te e di me?

Tu diventavi vecchia e rugosa
Io restavo un diciassettenne
Tu sbavavi per molti
Io restavo qui con una sola
Tu tradivi la tua solitudine
Io ne uscivo da solo
Tu dicevi che mai avresti potuto amarmi
Io ti sbottonavo l’abito

Ed è questo che volevi?
Vivere in una casa che è infestata
dal fantasma di te e di me?

Muoio

from “The Energy of Slaves”

Io muoio
perché non sei
morta per me
e il mondo
ti ama ancora

Io scrivo questo perché so
che i tuoi baci
nascono ciechi
sulle canzoni che ti toccano

Io non voglio uno scopo
alla tua vita
Io voglio perdermi tra
i tuoi pensieri
nel modo che ascolti New York
mentre ti addormenti

A una compagna di studi

from “Uncollected Poems” 

Ho pensato tantissimo a te.
Ci penso tuttora.
Sedevi immobile,
le mani intrecciate sul grembo
come una scolaretta.
Ti è stato concesso di piangere
perché hai mantenuto fede al tuo dolore.
Ti ho vista oggi
seduta nello stesso modo,
le stesse lacrime sulle tue guance,
come se mai ti fossi mossa
in tutti questi anni:
lo stesso brutto mal di testa
nell’occhio destro,
la stessa mosca
che cerca di fecondare le tue labbra.
Vecchia amica, sei un casino
sotto ogni punto di vista
ma non nell’amore.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Leonard Cohen. Il Futuro: poesie e canzoni di Cohen tradotte da Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    che meravigliosa lettura grazie Beppe per me è stato un regalo
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Meravigliosa sì, ma il mio merito è poco o nulla: questa è la Poesia del Sommo Maestro Leonard Cohen. Io mi sono limitato a renderle in italiano, senza aggiungere o togliere, rispettando la poesia del Maestro. Ci sono altre traduzioni in giro, ma a mio avviso difettano, aggiungono o tolgono qualcosa per motivi di metrica. Io non ho rispettato la metrica, ho preferito portare al lettore il senso e la pienezza dei versi, optando per dei versi liberi.

    Immenso Leonard Cohen.

    beppe

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