Su Ponte Vecchio con il Conte. Un racconto di Iannozzi Giuseppe

Su Ponte Vecchio con il Conte

di Iannozzi Giuseppe

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

Era più pallido del solido.
Nonostante il dolore agli occhi, era riuscito a portare la sua gobba su Ponte Vecchio. Mi sentii in imbarazzo di fronte alla figura del poeta, intabarrato, più nero d’un corvo.
“Salute, Conte!”, dissi con malcelato fastidio, perché sì, devo ammetterlo, la vista di quell’uomo mi dava profondo fastidio.
“Salute a Voi”, squittì.
“State forse poco bene?”, cercai d’informarmi.
“Perì l’inganno estremo,/ ch’eterno io mi credei”, declamò Giacomo.
“Niuno è imperituro, persino Odisseo alla fine perì, nonostante avesse in pieno centrato Polifemo, l’ombelico del mare e scacciati i Proci.”
Giacomo fece un cenno d’assenso col capo tossendo forte. Per un momento temetti che il mal caduco lo ghermisse proprio sotto i miei occhi.

Invero non saprei dire, non con assoluta certezza, perché il Conte m’ispirasse al contempo ammirazione e ribrezzo. Così magnifico nello stile, eppur così catastrofico nell’imputare alla natura l’origine di tutti i mali dell’uomo. Come tutti ero al corrente che il Conte mai era stato con una donna. Era forse questo il motivo che me lo rendeva inviso?
Con insofferenza Giacomo distolse lo sguardo dalla mia persona per portarlo sullo specchio dell’Arno. Ebbi l’impressione che la sua anima s’involasse per chissà quali tragiche visioni. Se ne stava lì, impietrito, reggendosi con il bastone e la gobba sempre più bassa. M’era quasi impossibile guardarlo dritto negli occhi. Eppure di occasioni buone al Conte non ne erano mancate per andare con una donna, nonostante le tante restrizioni che la salute e la famiglia gli imponevano.
“Un sorbetto!”, gridò all’improvviso il Signor Conte.
“Non dovreste”, lo rimproverai tenendo un tono di voce basso.
Il Signor Conte mi guardò di sguincio, giusto per un attimo, con i suoi occhietti mentre le labbra gli tremavano insieme a tutto il corpo.
“Mi fate compagnia?”
Non me lo aspettavo, nutrivo difatti tema che il mio rimprovero lo avesse mal disposto. Ricusai l’invito, accampando diverse scuse. Ci salutammo senza troppi convenevoli. Lontano che fu, pensai a quell’uomo, alle malattie che si portava dentro, soprattutto nell’anima e tosto fui invaso da una zaffata che mi fece saltare lo stomaco in gola: Giacomo non aveva fatto un solo bagno completo in tutta la sua vita, per via della salute sì cagionevole, perlomeno così si diceva nei salotti letterari.
Qualche tempo più tardi venni a conoscenza del fatto che Giacomo s’era spostato a Napoli, in un periodo non propriamente felice: il colera dilagava e molti finivano sepolti vivi, nelle fosse comuni, sotto cinque piedi di terra. In cuor mio, pur non amando il Conte, pregai che un dio distratto e disgraziato, che un qualunque dio lo proteggesse.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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