“La notte… l’attesa”. Il Capolavoro letterario del grande chansonnier Salvatore Adamo. Recensione di Iannozzi Giuseppe

Salvatore Adamo – La notte… l’attesa

Il Capolavoro letterario di un grande chansonnier

di Iannozzi Giuseppe

La notte... l'attesa - Salvatore Adamo

La notte… l’attesa – Salvatore Adamo

Salvatore Adamo, chansonnier, è noto al grande pubblico soprattutto per le sue canzoni, che sempre sottendono una forte vena poetica, talvolta malinconica, altre ancora arrabbiata, come nella migliore tradizione francese: non a caso, Adamo, è anche figlio di quei grandi poeti-contestatori che oggi sono nella storia, Georges Brassens e Jacques Brel.
“La notte… l’attesa” è il primo romanzo di Adamo, pubblicato in Francia nel 2001. Perché arrivasse in Italia c’è voluta la lungimiranza di un editore come Fazi editore.
Più di qualcuno ricorderà La nuit (La notte):

“Se il giorno posso non pensarti/ la notte maledico te/ e quando infine spunta l’alba/ c’è solo vuoto intorno a me/ La notte tu mi appari immensa/ invano tento di afferrarti/ ma ti diverti a tormentarmi/ la notte tu mi fai impazzir/ La notte/ mi fa impazzir/ mi fa impazzir/ E la tua voce fende il buio/ dove cercarti non lo so/ ti vedo e torna la speranza/ ti voglio tanto bene ancora/ Per un istante riappari/ mi chiami e mi tendi le mani/ ma il mio sangue si fa ghiaccio/ quando ridendo ti allontani/ La notte/ mi fa impazzir/ mi fa impazzir/ Il giorno splende in piena pace/ e la tua immagine scompare/ felice tu ritrovi l’altro/ quell’altro che mi fa impazzir (…)”.

I versi, per quanto belli e accompagnati da una melodia preziosa, talvolta non bastano, non bastano per raccontare una storia come quella che è in “La notte… l’attesa” di Salvatore Adamo. Prendendo spunto da La notte, canzone che Adamo scrisse oramai parecchi anni or sono, l’autore dà voce a una miriade di personaggi, nonché di accadimenti alcuni dei quali biografici. Non si incorra però nell’errore di pensare che “La notte… l’attesa” sia un romanzo strettamente biografico o peggio ancora dozzinale, perché così non è: Adamo, con grande maestria, racconta fatti reali e altri inventati, operando una amalgama perfetta, con uno stile narrativo mai minimalista. Adamo, investendo situazioni e protagonisti con un umorismo talvolta nero, altre volte scanzonato, grazie a una molteplicità di ben calibrate quanto ardite metafore porta al lettore un romanzo ricco di poesia e malinconia, senza mai scadere nell’autocompiacimento del dolore sofferto o delle seppur piccole gioie provate. In una intervista rilasciata a Marco Zatterin (La Stampa, 23 febbraio 2015), l’autore sottolinea: “Sono stato influenzato dal senso dell’umorismo surrealista belga che ha molto in comune con quello siciliano. E’ un aspetto della mia personalità e del mio lavoro che in Italia non è conosciuta. Ho scritto molte canzoni umoristiche che hanno avuto successo in Francia e anche in Germania e in Spagna. In Italia mi riconosco per l’aspetto ‘amore finito male’, il che va bene, ma l’umorismo è anche qualcosa che sento molto mio”.

C’è la notte, c’è l’amore e c’è la morte anche in “La notte… l’attesa” di Salvatore Adamo, un romanzo che è una preghiera, un requiem di sconfinata dolcezza e dolore, una discesa agli inferi. Julien è un giovane trentenne che sogna l’amore, quello che ha perduto. Non lo sa il perché, ma da un momento all’altro la donna amata si è fatta “lontana lontana”, parafrasando Luigi Tenco. Julien non sa più niente di lei, sa però che ancor l’ama e che non può perderla. Tuttavia la vita deve andare avanti. Julien è un rital, ovvero un figlio di immigrati italiani in Belgio. Non ha nessun particolare talento, eccetto quello di cacciarsi suo malgrado in situazioni a dir poco rocambolesche, nonostante sia lui una persona pacifica, timida quasi. Per un colpo di sfortuna, o di fortuna, viene licenziato dal grande magazzino dove lavorava in qualità di addetto alla qualità nel reparto biancheria intima femminile. A ogni modo quel posto era già da tempo che aveva cominciato ad andargli stretto, per cui si getta a capofitto in strada, senza un mèta, quando s’imbatte nell’impresa di pompe funebri del Signor Legay, che sta cercando un apprendista becchino. Julien è nato il 2 novembre, in un giorno fatidico. Legay lo benedice, subito lo rassicura che farà una gran carriera, tuttavia il giovane è tutt’altro che convinto. La prima lezione che Legay fa a Julien è tanto macabra quanto divertente: ai vecchi tempi infatti i becchini mordevano l’alluce al defunto al fine d’accettarsi che il morto lo fosse veramente, perché, non di rado, in passato erano state seppellite persone che poi avevano cominciato a raschiare con le unghie le bare! Dalla biancheria intima Julien passa alle casse da morto; ben presto si rende conto che non è facile il mestiere del becchino, soprattutto quando si tratta d’andare dal defunto in questione. Julien riceve il suo battesimo, vede il primo morto, un anziano che è scivolato su una saponetta mentre faceva la doccia. La vecchia moglie non si dà pace. Mentre Julien si accinge a preparare il compianto defunto, ha una visione che gli suggerisce che non deve prenderlo per la testa bensì per le ascelle perché così il suo lavoro sarà più facile. La visione è quella dell’anima del trapassato, che tutto tranquillo spia dalla finestra i preparativi per interrare il suo corpo mortale in una bara di tutto rispetto. I defunti gli passano sotto gli occhi e nell’intanto la memoria lo riporta indietro nel tempo, a come gli italiani vengono trattati in Belgio. Sono essi quasi tutti dei minatori, come suo padre, morto per un infarto fulminante: nel tentativo di salvare delle bambine dal mare mosso, nonostante avesse buttato giù nella panza una ben più che generosa dose d’anguria, non ci pensa su due volte a tuffarsi in acqua. Il padre di Julien non muore per colpa del grisou in miniera, bensì nel sale dell’acqua di mare: strana la vita, più strana ancora la morte.
Non c’è giorno che Julien non si strugga per Charlie: non sa dove essa sia, se pensa a lui, e non sa dove cercarla. Nell’intanto la figlia dell’impresaria funebre gli fa una tragica confessione, dopodiché non perde tempo a metterlo sotto, perché sì, si è presa bene di lui e a questo punto il povero Julien non può fare a meno di appellarsi a Dio.

Salvatore Adamo porta al lettore un romanzo di grande respiro, un romanzo che parla d’amore per una donna ma anche per le proprie origini italiane ricordando una Sicilia tanto sinistra quanto commovente, dove un ragazzino non avrebbe faticato a diventare una soppottiera di professione se solo lo avesse voluto. Salvatore Adamo con questo romanzo, “La notte… l’attesa”, dimostra, senz’ombra di dubbio, d’essere uno scrittore di gran classe, che fa Letteratura senza mai scadere nella banalità dei luoghi comuni. Avrebbe potuto investire il suo talento per un semplice romanzo di formazione, ma l’autore ha giustamente optato per un romanzo totale, dove finzione e realtà si fondono in maniera perfetta: ne “La notte… l’attesa” non c’è soltanto la storia di Julien e del suo amore, c’è la storia di tanti italiani loro malgrado costretti a cercare lavoro all’estero, in Belgio, e c’è la storia della Sicilia, di questa terra magnifica e ancora in gran parte rurale, ben ancorata alle tradizioni e al suo folclore nonostante la piaga della mafia. Portato in Italia da Fazi editore nella collana Le strade, nell’ottima traduzione di Nilo Pucci, “La notte… l’attesa” è un lavoro che merita di essere letto, di essere gustato pagina dopo pagina, accadimento dopo accadimento, fino alla fine, fino a toccare con mano, con l’anima, il ‘peccato adamitico’ per cui ogni uomo deve, per forza di cose, fare almeno una volta una “deviazione per l’inferno” e poi organizzare un corteo di maschere che “si daranno la mano” per cantare per lei la condanna in una “lingua di bambina condannata all’infanzia”.

Un breve estratto:

Fazi editore«Al calar della sera eravamo partiti da Vittoria, villaggio natale di mio padre, per trascorrere la giornata dell’indomani a Scoglitti, la spiaggia popolare più vicina, a quindici chilometri, ovvero a sette ore di carretta… Ci risvegliammo all’alba sulla riva del Mediterraneo in un fantastico fiammeggiare di corallo. Un’ostia immensa s’innalzava sull’orizzonte incandescente: il sole! Che bellezza! Guardavamo tutti e nove affascinati, senza parlare, incapaci di dare un giusto significato alle nostre parole senza rischiare la rovina e la perdita di quella briciola di eternità che ci era offerta.»

Salvatore AdamoSalvatore Adamo è nato a Comiso nel 1943. Dopo l’infanzia povera da figlio di minatore riesce già nei primi anni Sessanta a emergere come talentuoso cantautore. Il suo primo album, Tombe la neige, lo trasforma in una celebrità mondiale. Inizia a pubblicare album anche in Italia, raccogliendo un grande successo soprattutto con i brani Perduto amor, La notte, Lei, Inch’Allah. Questo è il suo primo romanzo.

La notte… l’attesaSalvatore Adamo – Fazi editore – collana: le strade – pagine: 288 – codice isbn: 9788876256400 – prima edizione 2015 – prezzo: € 17,50

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a “La notte… l’attesa”. Il Capolavoro letterario del grande chansonnier Salvatore Adamo. Recensione di Iannozzi Giuseppe

  1. eden Fleur ha detto:

    Ho letto il romanzo in francese (Le souvenir du bonheur est encore du bonheur) e questa recensione di “La notte… l’attesa” fa che vorrei leggere anche la versione italiana. Qui, in Francia, si conosce benissimo Salvatore Adamo, grande cantautore, sia con le canzoni d’amore, con quelle impegnate o quelle umoristiche… Ne ha tante ! Già, al inizio della sua lunghissima e straordinaria carriera artistica, ha scritto canzoni umoristiche, grandissimi successi, è vero. Che sia un poeta, non c’è nessun dubbio, anzi un grandissimo poeta che ha scritto anche libbri di poesia, etc.
    Fa piacere che in Italia, il suo paese di nascita, si parli cosi bene di questo bravissimo autore / cantautore. In fine !
    Vi ringrazio di scusare il mio italiano che non è molto buono.

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  2. eden Fleur ha detto:

    Bisogna, anche, dire che Salvatore Adamo ha ricevutto il Premio Internazionale di Poesia Francofona nel 2010 (Grand Prix International de Poésie Francophone). Questo è importante.

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  3. Marianna ha detto:

    Salvatore Adamo, un Grande artista a tutto tondo, conoscetelo meglio su: http://www.webalice.it/adamo-salvatoreadamo/

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Giusto, cara Marianna. Non un semplice chansonnier, un Poeta la cui scrittura ha davvero pochi eguali oggi come oggi. Leggere “La notte… l’attesa” è leggere poesia in prosa, un libro che lascia sconcertati tanta è la bellezza in esso contenuta, palpabile.

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