Il suicida anarchico. Un racconto nero di Iannozzi Giuseppe

Il suicida anarchico

di Iannozzi Giuseppe

suicida

Serge lo avevano trovato morto, suicida.
Né Yves né Alizée avevano mai pensato che l’amico nutrisse in seno qualche tendenza suicida. Serge era un tipo solitario, di poche parole, ma quando si trattava di fare bisboccia, era il primo a render onore a Bacco e Venere. Adesso giaceva mezzo raggomitolato nella vasca da bagno, con i polsi tagliati.
L’acqua calda straripava dal bordo della vasca. Tutto il pavimento del piccolo appartamento era bagnato d’un tenero color rosa.
Il corpo dell’amico s’era svuotato d’ogni goccia di vita. Pallido, quasi marmoreo, simile a un Cristo michelangiolesco, gli mancava solo la parola. Nella morte appariva agli occhi dei due più bello che mai.
“Ricordi come s’infiammava quando si parlava di politica?”, fece Alizée, con un mezzo sorriso a fior di labbra.
Yves accennò di sì con la testa. Serge era una testolina calda, nonostante fosse un misantropo, una sorta di spirito francescano, un tipo strano, che viveva in un mondo tutto suo; quando però si toccavano argomenti politici, si faceva rosso, quasi iracondo e cominciava a straparlare, vomitando dalla bocca una pletora di luoghi comuni sull’anarchia, sul popolo sovrano, etc. etc. Leggeva libri impossibili, dei noir scritti da un ex terrorista italiano, che aveva trovato rifugio in Francia grazie alla Dottrina Mitterand. Una volta Yves gli aveva chiesto perché leggesse quella porcheria e l’amico, per poco, non gli era saltato al collo. Tuttavia Yves non aveva mai visto l’amico fare a pugni, era del tutto incapace di far del male a chicchessia. A parte quell’incidente di poco conto, i rapporti con Serge erano sempre filati lisci come l’olio.

“Dobbiamo chiamare qualcuno…”, squittì Alizée, mentre l’acqua mischiata al sangue di Serge le lambiva i giovani malleoli.
Con il capo, Yves accennò un sì distratto.
Era un pasticcio. Che avrebbero dovuto raccontare alla polizia? Si era tolto la vita, di punto in bianco, senza un perché, ma i flic non gli avrebbero creduto, avrebbero rovistato nell’appartamento mettendolo a soqquadro e, mon Dieu, non avrebbero trovato niente; ed allora li avrebbero torchiati ben bene, forse ricorrendo anche alle maniere forti, pur di fargli sputare una verità che non esisteva. Serge s’era levato di torno, in maniera silenziosa. Yves lo conosceva sin da quand’era bambino: l’amico non aveva motivi seri per farla finita, né nascondeva chissà quale orribile segreto nel suo passato. Era sempre stato un tipo silenzioso, poco incline a fare amicizie, capace però, quando si trovava in compagnia, di far emergere il suo spirito dionisiaco. Lui lo conosceva forse meglio di sé stesso e questo era un problema: Serge non teneva scheletri nell’armadio. Era un libro aperto, un sempliciotto nonostante il suo sfegatato amore per l’anarchia, sempre e solo letta su libri dappoco, e mai portata in piazza con atti inconsulti. Aveva la fedina penale più pulita che uomo potesse desiderare.
“Secondo te, perché l’ha fatto?”, pigolò Alizée mentre si ravviva con una mano i lunghi cernecchi neri che le piovevano sul volto.
Yves finse di pensarci su alcuni istanti, poi, a bruciapelo, le rispose: “Credo che volesse provare qualcosa di nuovo, di definitivo. Tutto qui.”
“Dobbiamo chiamare qualcuno…”, squittì di nuovo.
Yves tacque. Quando erano piccoli e andavano in giro nei prati, senza una mèta, Serge non uccideva le lucertole al pari dei suoi coetanei, né si azzardava a catturare le farfalle. Non toccava neanche i fiori. Faceva una maledetta attenzione quando si muoveva in mezzo all’erba alta, preoccupato di schiacciare un verme o un qualsiasi altro essere strisciante.
Non era possibile far capire alla polizia chi era Serge, com’era fatto: di questo Yves ne era certo. Una volta che gli avessero detto che Serge leggeva libri di anarchici sfigati, che era un tipo sulle sue, un francescano, uno scalmanato quando in compagnia, i poliziotti avrebbero preso lui e la sua ragazza e, senza tanti complimenti, se li sarebbero lavorati a dovere.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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