Aldo Busi. Un parere di lettura su “Vacche amiche” – Iannozzi Giuseppe

Aldo Busi – Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata) – Marsilio

Non vedo perché dovrei parlare e per giunta bene dell’ultima belinata che dio avrebbe scritto in appendice ai dieci comandamenti, quando posso invece parlare delle Vacche amiche di Aldo Busi, magari facendo pure una puntatina a Davos, senza però la compagnia di una tisica per amico. Non un romanzo, ma un manuale di sopravvivenza in forma di romanzo, senza gli utili consigli di inutili mozzi e di capitani di ventura mozzati e marinati: geniale. – Giuseppe Iannozzi

Aldo Busi - Vacche amiche - Marsilio

Aldo Busi – Vacche amiche – Marsilio

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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11 risposte a Aldo Busi. Un parere di lettura su “Vacche amiche” – Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    ormai mi hai talmente incuriosita fra commenti e post che dovrò proprio acquistarlo
    Buongiorno come stai
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    L’unico problema di questo libro, busiano dalla radice dei capelli sino all’alluce valvo (operato quattro volte), è il prezzo di copertina: quindici euro per centottanta pagine. Troppo poco. Non è possibile che io vada in libreria per aggiornarmi sugli ultimi pettegolezzi – chiaramente tutti in corso di canonizzazione – di Padre Pio santo grazie all’olio di colza e trovi indicato un prezzo che non è inferiore ai 18 Euro e 50 centesimi… Se mai fossi così matto da buttare tutti ‘sti soldi per un ambiguo “pio pio” gridato a squarciagola e un “ahia ahia, donde esta Maria?”, che almeno ci sia inclusa nel prezzo (e non pretendo mica che sia inclusa nel libro il cui valore letterario, per il sottoscritto, è destinato a rimanere vergine e inviolato nei secoli dei secoli) una visita guidata – possibilmente senza cadere col pullman in un prepuzio tagliato male, per colpa e fede di un autista alcolizzato; perché, se ancora non si fosse capito, non ci tengo proprio a diventare famoso a causa d’un incidente di percorso – sino a Pietralcina con tanto di coro parrocchiale e foto ricordo a fine giornata affinché possa dimostrare anch’io che il pellegrinaggio l’ho fatto ed è servito a rendermi un poco più deficiente di quanto non lo fossi già… costretto ad ascoltare alla radio come un pappagalletto castrato le voci bianche, quelle che avrebbero vinto Sanremo grazie all’intercessione di Padre Pio.

    Beppe

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Il suo commento è così pregno di maleducazione che m’è impossibile farlo passare, ma le rispondo brevemente: a Padre Pio preferisco Cip & Ciop, che perlomeno loro, seppur nella finzione disneyana, sanno tirarli bene i tiri gobbi. Se ha Lei voglia di sputare bile sul sottoscritto bene, se invece com’è sua intenzione le va di sputarla addosso ad Aldo Busi, allora no, perché leggendo il suo inutile e biblico commento, m’è chiaro che Lei non ha letto un’acca di Aldo Busi e se sì, la prima e l’ultima pagina di un libro, forse due, voglio essere generoso. Così, se io adesso le chiedessi a bruciapelo, di dirmi de “Il manuale della perfetta umanità”, che non ha una voce su Wikipedia, Lei subito saprebbe rispondermi, giusto? E se le chiedessi quali differenze tra la prima edizione di “Sentire le donne” e la nuova riveduta e corretta, Lei saprebbe rispondermi, giusto? Seppellisco dunque Padre Pio e non i libri di Aldo Busi come lei vorrebbe, ma spero comunque che sia stato seppellito per tempo il caro Padre, lo spero per noi, perché un cadavere che se ne andasse a zonzo in lungo e in largo per l’Italia, toccando il Nord e il Sud, l’Est e l’Ovest, be’, non inquieterebbe nemmeno un cane in una Italia come la nostra, di cadaveri che s’illudono d’essere pure pensanti. E la informo che da piccolo ero un genio malefico con il “piccolo chimico”, riuscivo infatti a procurarmi certe stimmate che ancora ne porto i segni, non a caso sono stato il terrore della mia professoressa di Chimica, che subito comprese che io potevo essere soltanto un venditore di acido fenico e morta lì.

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  4. Antonio Coda ha detto:

    Gentile Iannozzi, innanzitutto complimenti per la censura: si vede che Lei legge letteratura, e che la letteratura Le ha insegnato molto. Il mio commento non è affatto maleducato: lasci, se ne ha il coraggio, decidere il “grado di maleducazione” del mio intervento ai lettori del sito; molto più facile è censurare. Aver letto i “Manuali della perfetta umanità” (un caso di fondamentalismo religioso al contrario in cui Busi riduce l’essere umano in una prospettiva funzionalista da sacrificare ad un totem come un altro: la Società) o “Sentire le donne” (in cui Busi esorta gli uomini ad offrire alle donne la cosa più volgare che un uomo possa offrir loro: l’amicizia; – per inciso, le donne non vogliono “essere amiche” degli uomini: da questi vogliono essere amate; se Lei e Busi non capite niente delle donne, il problema è vostro -) non dà alcuna garanzia di cultura letteraria. Però dà garanzia di sberleffo facile e di ricamo dell’aria fritta utile a nascondere il vuoto intellettuale e culturale, sulla scia di tutti gli pseudointellettuali (Busi in testa, ma se ne potrebbero citare molti altri) che negli anni Ottanta e Novanta si sono intronati sul palcoscenico di qualche Teatro Parioli a scodellare una banalità dietro l’altro, ma pronunciata con quel tanto di arroganza e di supponenza da fare breccia nel cuore (e, putroppo, nella mente) di chi, come Lei, tenta penosamente di ripeterne le modalità e lo “stile” (sic!). Ne vuole qualche esempio? Volentieri.
    “sputare bile su di me e su Aldo Busi”: mi dispiace, carissimo, ma io non sputo bile su nessuno; ho fatto delle osservazioni pensando di ragionare con una persona che avrebbe saputo rispondermi puntualmente e circostanziatamente (come io ho appena fatto citando i due libri suddetti), ma evidentemente non ho tenuto conto del grado di plagio cui Lei è sottoposto e ho ricevuto una “risposta” (se così si può chiamare) da talk show di trent’anni fa;
    “inutile e biblico commento”: espressione discretamente ‘a effetto’, ma anch’essa superata dal tempo che fu dei reality e dei talk; di fatto Lei non mi spiega né perché il mio commento è inutile, né perché è biblico: e ciò perché non potrebbe farlo dal momento che Le mancano le ragioni che presiederebbero ad una spiegazione logica della sua definizione: altro residuato da mentalità televisiva: non si dice niente per spiegare qualcosa, anzi la si censura: complimenti!, davvero una grande onestà intellettuale.
    Mi dispiace che le Sue pulsioni masochistiche (le ferite procuratesi da bambino con “Il piccolo chimico”) con gli anni non abbiano trovato una risoluzione e si siano incancrenite in un fanatismo da ultimo stadio della serie “guai a chi mi tocca Aldo Busi” e in una egocentratura che risuona malamente con quella del Suo beniamino (la Sua patetica imitazione dell’arroganza busiana – già di per sé pateticissima – è qualcosa su cui farebbe meglio a riflettere).
    Ma così stanno le cose. Mi dispiace di averLa disturbata, ma quando ho letto il Suo post non ho potuto fare a meno di usarLa come cavia per un mio piccolo esperimento: saggiare il livello di deformazione cognitiva che molti personaggi della televisione, della politica e della pubblicistica di regime (rifletta sul fatto che Busi è il più berlusconiano dei pubblicisti italiani; fa il paio con tutta quella brodaglia subculturale che ha nel narcisismo patologico e nell’insulto i suoi unici punti di forza; dire “io sono lo scrittore con la esse maiuscola” è lo stesso che dire “io sono il più grande presidente del consiglio degli ultimi 120 anni”: ci ha mai pensato?) hanno inflitto al pubblico dei più sprovveduti; e come al solito ho constatato che ormai l’unico criterio di ermeneutica letteraria (e non solo) riconosciuta è la villania.
    Lei crede di essere progressista e intelligente perché rifà alla meno peggio il piglio busiano (che è già di per sé un piglio che non significa nulla e che è tipico dei pagliacci catodici di trent’anni fa, alla cui subcultura Lei mi sembra si sia abbondantemente abbeverato).
    Già il fatto che Lei mi censuri la dice lunga su quanto Lei abbia letto poco e male, e su quanto sia aristocratica e fascistoide la Sua idea di letteratura.
    In più, se vuol continuare a sparlare di Padre Pio (o di qualunque altro argomento) senza cognizione di causa faccia pure: Lei ha il diritto di confinare se stesso nel cerchio del pregiudizio e della disonestà intellettuale come più Le aggrada; perché di questo stiamo parlando, non di altro.
    Un ultimo appunto: “Lei” inteso come formula di cortesia si scrive con la elle maiuscola; altrimenti è articolo determinativo femminile singolare.
    Voglia gradire i miei più cordiali saluti. Antonio Coda.

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Antonio Coda,

    diciamoci del tu. Ovvio che l’ho fatto apposta di imitare lo stile di Busi: è una strategia per invogliare la gente a leggere. Va da sé che lo imito alla bell’e meglio (ogni tanto leggi il portale de La Crusca o un buon vocabolario Treccani, perché alla “meno peggio” non esiste). Era questa una puntualizzazione.
    Ho imitato lo stile di Busi, è però ovvio che è solo una imitazione, una provocazione, per stuzzicare i lettori a leggere quello vero, l’Aldo Busi di Montichiari.
    Non ti ho fatto passare il precedente commento perché: uno, andava “fuori tema” difendendo a spada Padre Pio; due, perché hai sparato una sequela di nomi noti e arcinoti che con il post non hanno niente a che fare, e io di beccarmi una denuncia da certi personaggi per un commento scritto alla boia d’un Giuda non ho alcuna intenzione, giacché sono io il responsabile di questo spazio. Non si è trattata di censura, ma di una forma di tutela nei miei confronti. L’ho detto un milione di volte: chi vuole commentare lo faccia pure in libertà, ma la libertà non significa mai e in nessun caso dare contro a terzi in maniera gratuita.

    Ho letto il tuo lungo commento: è pieno zeppo di commonplace. Non ami Busi e in sostanza lo riduci a un personaggio da talk show di serie B. Io stesso non mi trovo d’accordo con alcune posizioni di Aldo Busi, ma perlomeno io l’ho letto e l’ho compreso appieno. Busi non ama granché Lucio Dalla e nemmeno Oscar Wilde, mentre io sì, se mi toccano Wilde e Lucio rischio di perdere la bussola e di mandare a quel paese qualcuno. Tuttavia, calandomi nel pensiero busiano, posso comprendere perché non gli piacciono. Come vedi, Busi non è un intoccabile e in realtà, anzi in verità, nessuno è un intoccabile: basta che quando si parla di un personaggio, sia esso grande o piccolo, si usi un po’ di costumatezza, non fosse altro per non mettere nei casini il sottoscritto.

    Ti rispondo brevemente su Padre Pio (che è comunque in “Vacche amiche”), altrimenti non lo avrei chiamato in causa. Ti rispondo anche se non sarebbe necessario, in quanto si sta andando in OT: le presunte stimmate di Padre Pio sono sui palmi delle mani. Ecco, sui palmi delle mani. Gesù Cristo fu crocifisso dai Romani che, come ben saprai, crocifiggevano piantando dei bei e grossi chiodi al di sopra dei polsi e non in mezzo alle mani. Le stimmate però a Padre Pio apparvero sui palmi delle mani. L’iconografia vuole un Gesù Cristo crocifisso con chiodi alle mani e ai piedi: SBAGLIATO. Storicamente sbagliato, i Romani non crocifiggevano così, non erano degli stupidi. In secondo luogo, mentre ad esempio abbiamo prove storiche (quindi scientifiche) dell’esistenza di Maometto, di quell’uomo che si dice fosse Gesù Cristo non abbiamo nessuna prova, tranne un sudario che è stato prodotto centinaia di anni dopo. I Vangeli stessi, quelli accettati dalla Chiesa cattolica, sono quattro e tutti e quattro sono stati scritti ben dopo la presunta morte di Cristo: dopo 75 e più anni dalla presunta nascita di Gesù. A tutt’oggi non esistono prove storiche dell’esistenza di Cristo. Esiste la fede, ma la fede è un’altra cosa. Io sposo la filosofia razionalista di Bertrand Russell, tanto per capirci. Se hai delle prove inconfutabili della nascita ed esistenza di Gesù, bene, puoi portarle in Vaticano. 😉 Non posso dunque neanche credere alle stimmate di Padre Pio, che si dice apparvero in punti del corpo dove il presunto Gesù fu ferito. Un uomo accorto, ecco quel che vedo guardando a Padre Pio, che, probabilmente, non sapeva come in realtà usavano crocifiggere i Romani. Si è affidato all’icononografia cattolica, che però è sbagliata ab imis quando ritrae Cristo crocifisso come lo vediamo. Un errore grossolano che nel corso dei secoli è stato portato avanti. Ma si spera che qualcuno, prima o poi, ci presenti un Cristo crocifisso in maniera autentica e non storicamente sbagliata, pur sottolineando ancora che di Cristo come uomo non v’è alcuna prova storica. E la Storia è una Scienza: da qui non si scappa.

    Sorvolo su alcune cosette seppur presenti nel suo commento, perché non ritengo di dovermi difendere. Pensa pure quello che vuoi di me. Sinceramente non me ne frega niente.

    Saluti

    Giuseppe Iannozzi

    P.S.: Ho scritto quasi sempre “Lei” con la elle maiuscola; se mi sono scappate elle minuscole in luogo di commento, be’, errori di battitura.

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  6. Antonio Coda ha detto:

    Salve Iannozzi, le scrivo qualcosa di cui non le fregherà niente, com’è giusto che sia.

    Il mio nome è Antonio Coda, sono un lettore di Aldo Busi di quelli che è meglio perderli che felicitarsi perché se ne è trovato uno che lo dica senza che nessuno lo batta con lo sprone, tanta è l’ammirazione e la gratitudine che prova per la sua letteratura dagli Anni Duemila, da quando cioè ho iniziato – torno all’indicativo – a leggerlo, iniziando praticamente da “Nudo di madre”, dopo essere stato ricacciato indietro da “Seminario sulla gioventù” e “Sodomie in corpo 11”, opere per le quali non avevo ancora sviluppato la bella e necessaria capacità di ascolto, quindi di lettura.

    Nel mio caso sarebbe ora che qualcuno mi spronasse per non dirle più, in commenti occasionali online, le ragioni per cui le opere di Aldo Busi mi entusiasmano (mica facile, sono ragioni che evolvono e cambiano continuamente…).

    Ci sono persone che non so come riescono a leggerli tutti, questi miei commentini che non sanno essere tecnici, e che mi hanno fatto notare come non se ne possa più, che o divento più ‘critico’ (viva la critica letteraria a Busi!, però oltre a Cavalli e a un pochino e malino di Marchesini, critici che si siano dedicati seriamente e sistematicamente alla letteratura di Busi non me ne sono pervenuti) oppure passo da fanatico perso, per di più sorpassato da un altro fanatico che da un po’ va in giro firmandosi Antonio Coda, come me, ma sarà solo un caso, mica perché cerca di diffamare Aldo Busi usando il nome di un Antonio Coda che invece deve aver rotto le palle, attestando di volta in volta la sua ammirazione proprio per Aldo Busi.

    Eppure io non ci credo che frega solo a me, ne dico una, registrare il sentimento, l’amore, di Busi per la scrittura, da come lo attesta in “La camicia di Hanta” a come lo conferma in “Vacche amiche”; su Facebook c’è un intero gruppo dedicato allo scrittore e partecipato dai suoi distinti estimatori, e sono tutti più stringati e persuasivi di me: se cominciano a dire anche loro la loro e dappertutto, i busofobici sono spacciati. Se dessero vita a un sito, ben monitorato e gestito, nel quale condividessero il loro materiale d’archivio e di riflessione, poveri tutti gli Antonio Coda, di questo e quel segno, la loro spettegolante marginalità diventerebbe chiarissima, nel ghetto della Rete.

    Di solito, quest’altro Antonio Coda (che nel suo ultimo commento credo si sia espresso in maniera correttissima, condivisibile o no, io dico no, che sia) è uno che ha capito tutto del berlusconismo per aver guardato attentamente per chissà quanti anni, la televisione berlusconiana e che si picca se si gioca coi santi ovvero con gli ex-fanti ma di successo – sui fanti e sui santi c’è una bellissima pagina in Vacche amiche, se interessa la cerco e la dico giusta. Devo stargli particolarmente antipatico, perché nel ghetto della Rete si aggira o per offendermi o per utilizzare il mio(?) nome per affermare il contrario di quello che affermerei io.

    Non dubito ci siano molti Antonio Coda in giro, nel caso io sono quello che ieri ha letto per la seconda volta “Vacche Amiche” e che ora ha sul tavolo “Per un’Apocalisse più svelta” e “Manuale della perfetta Gentildonna”; l’altro non si sa cosa abbia letto, si sa che ha guardato molta tivvù e che è rimasto a quando Berlusconi aveva ancora i capelli suoi e gli italiani credevano pure nei suoi miracoli oltre a quelli dei pii padri di questa o quella religione capace di fare le indagini scientifiche sui miracoli, che futurismo medioevale, poi dite che non si aggiornando. Il fatto che Renzi non abbia televisioni sue deve destabilizzarlo.

    Iannozzi, mi è capitato di leggere suoi interventi, hanno sempre una autonomia di giudizio , per questo mi sarebbe dispiaciuto che lei associasse il mio nome a un Antonio Coda fanatico ma non del mio fanatismo. Nel caso volesse rendere pubblico la casella mail dell’altro “Antonio Coda” (c’è chi mi ha detto ci sono gli estremi per denunciare il furto di identità: se mi urgessero quattrini, ci penserò), oltre che il mio naturalmente, secondo me sarebbe ben fatto.

    Condivido con lei, mi scusi: gli stringati e i persuasivi sono gli altri, cosa sto imparando da questo equivoco virtuale: scribacchiare qualcosa in Rete equivale a non scribacchiare niente nel Niente, e nel Niente è corretto che ciascuno sia un nessuno il cui nonome sia utilizzato da altri centomila o, povera mia vanità!, solo da un altro uno oltre te.

    Per fortuna c’è chi resiste e chi scrive libri infischiandosene del terrorismo dell’oblio supersonico attuale, come Aldo Busi, tanto per fare un nome.

    I miei cari saluti. Antonio Coda.

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  7. Vincenzo Politi ha detto:

    Questo commento non è stato ovviamente scritto dal “vero” Antonio Coda, che conosco, ma non importa. Anche se sono in disaccordo con molte delle cose dette da questo “pseudo-Coda”, le trovo comunque interessanti e sensate. Soprattutto, le trovo meritevoli di disamina critica e discussione, non di censura. Non si può rispondere “te non capisci una minchia perché non hai letto Aldo Busi” a uno che ha evidentemente letto Aldo Busi e ha sviluppato gli strumenti per criticarne l’opera – o certi aspetti della sua opera, o certi modi in cui la sua opera è stata presentata, o è stata accolta da certi Busiani. Alla fine, lo “pseudo-Coda”, parlando di Busi finisce col dire molte cose di certi Busiani, di coloro che imitano le pose dell’artista perché non sono in grado di imitare l’arte. È Aldo Busi stesso “responsabile” del dogmatismo acritico dei suoi adepti? Non saprei, ma il problema denunciato dallo pseudo-Coda merita comunque discussione, attenzione e, soprattutto, una mano sulla coscienza – quella critica, però.

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  8. Pingback: Aldo Busi tiene la lingua longa ma la sua penna lo è di più | Iannozzi Giuseppe – scrittore e giornalista

  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ci sono ancora dei commenti in coda di moderazione. Pian pianino li leggo e li sbocco. E sempre pian pianino vedrò di rispondere a Tutte/i.

    Giuseppe Iannozzi

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sul fatto che non fosse stato scritto dal vero Antonio Coda non avevo dubbio alcuno, avendo letto altri suoi commenti in rete di ben diverso tenore. Pensava forse di darmela a bere, ma sino a un certo punto sono stato allo gioco, non fosse altro per metterlo di fronte alla stupidità becera di certe sue affermazioni, in particolare su Padre Pio, perché di Aldo Busi, il sedicente Antonio Coda, non ha mai letto alcunché. E’ uno dei tanti classici troll che s’aggirano per la rete, ostentando una verve berlusconiana o se vogliamo, per dirla in maniera più corretta e attutale, una parlata tutta renziana (che è poi solo l’evoluzione-involuzione) del berlusconismo. Non è possibile parlare con una persona che i libri non li ha letti e non solo quelli di Busi, per cui non si tratta di parlare di busiani e non busiani. E’ invece uno che s’illude di essere un tuttologo solo per aver visto in tivù Aldo Busi e morta lì. Tanto gli è bastato per tirare le “sue” di somme, somme tutte sbagliate su di un piano critico. Non esistono adepti busiani. Io stesso, imitando lo stile di Busi, alla bell’e meglio, per scrivere di lui e della “Vacche amiche” non sono un adepto: non ho un piglio letterario busiano, né le capacità per scrivere come lui; ma quand’anche avessi le capacità di scrivere come lui, non vedo perché dovrei essere emulo di qualcuno. No, uno scrittore ha il suo carattere e chi prende a prestito il carattere di un altro scrittore è solo un fallito, e di pennivendoli l’Italia non ne può davvero più, nonostante vengano foraggiati da editori e sedicenti critici… tranne poi lamentarsi che l’editoria non funziona. E che cavolo! Chi è causa del suo male pianga se stesso: non m’interessano quegli editori che sfornano libri seriali tutti uguali. Non vendono: bene, colpa dell’editore che continua a immettere sul mercato libri seriali, sciroppose storie lialesche (ma almeno la Liala, quella originale vale milioni di volte di più di tanti pennivendoli volanti o starnazzanti) e thriller con i soliti morti ammazzati. Simili libri, buoni per il macero, sono il cancro dell’editoria italiana e di questo insulso tempo storico tardo berlusconiano oramai avviato fin troppo bene nel budello dell’uomo renziano.

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  11. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ciao Antonio Coda,

    avevo capito sin dall’inizio che quel tizio era un fake, ma sono stato al gioco sin tanto che mi ha divertito, ovvero per il tempo di sbugiardarlo. Certa gente crede, o s’illude, di poter spalmare merda a destra e a manca sotto falso nome, appropriandosi dell’identità altrui, Certo che sì, può farlo, ma con altre persone, non con il sottoscritto. Io stesso sono costretto a firmarmi con il cognome e il nome dopo a causa di certi personaggi che in passato si sono spacciati per il sottoscritto, ragion per cui adesso mi firmo Iannozzi Giuseppe e quando è possibile ci metto la mia di faccia nell’intervento che porto.

    Come ho già risposto a Vincenzo Politi, il sedicente Coda è un fake, uno che ruba identità altrui, un berlusconiano, anzi un renziano che è ancor peggio, essendo il renzismo (si dirà così!) una amalgama bastarda di berlusconismo e fascismo e comunismo cubano-cinese: insomma, senza tirarla troppo per le lunghe, il peggio che ci possa essere sul mercato della politica. Va da sé che non hai mai letto un libro questo finto Coda, di Busi certamente: ha sparato luoghi triti e ritriti basandosi su quel che ha sentito in giro da certe malelingue, cioè da quelli che ne parlano in tivù. E lo avrà visto in qualche apparizione televisiva Busi: tanto gli è bastato per tirare le “sue” di somme. Pensava di farmi fesso, ma fesso non mi si fa, altrimenti non farei il critico letterario: ed è questo il motivo precipuo per cui il suo primo commento l’ho cassato, perché ingiurioso, perché arrogante, infarcito di stupidità all’ennesima potenza, tutto impegnato a difendere le stimmate di Padre Pio, un gran bel personaggio che ha sfruttato bene la credulità della gente.

    Caro Antonio Coda, non ti preoccupare: l’ho capito sin dall’inizio di non avere a che fare con il vero Antonio Coda. Ho letto diversi tuoi interventi e quelli lasciati qui dal sedicente Coda erano così tanto diversi che solo un bietolone li avrebbe creduti tuoi. Sono dunque contento che sei intervenuto per dire a Tutte/i che c’è un falso Antonio Coda che gira in rete e che si spaccia per te. Hai fatto benissimo. A ogni modo, credo d’averlo messo a tacere una volta per tutte dopo l’ultimo commento che ha ricevuto in risposta, indi per cui non disturberà più, perlomeno non in questo spazio dove ora ben sa che non è gradito, non è gradito perché solo dice un cumulo di sciocchezze e perché si spaccia per te. L’appropriazione indebita, che è sempre in debito di identità, non è una bella cosa, niente affatto, per cui se è un minimo furbo si terrà bene alla larga da qui.

    Il fake Coda “un cuore di troppo” non ce l’ha poco ma sicuro, né sa dei “Suicidi dovuti” e nemmeno sa che “Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo”, quindi… quindi per metterlo in culo al sottoscritto uno deve averceli i coglioni: non è il caso di questo fake indigesto.

    Scribacchiare in rete, con animosità invidia superficialità, non serve, non serve nemmeno a creare il Nulla (assoluto!). Non serve perché non ha un cuore né un cervello propri. Di scribacchini, in rete ma anche fuori, se ne trovano a iosa e tutti si pensano Proust (che peraltro come a Busi, a me Proust non è mai piaciuto, né come scrittore né come uomo… credo d’essermi abbioccato un po’ di volte leggendolo con un occhio no e con l’altro no… leggendolo così come si legge il bollettino parrocchiale).

    Non credo tu gli stia antipatico, o forse sì. A mio avviso, il sedicente Coda voleva dar contro Aldo Busi e morta lì. Voleva dargli contro senza aver mai letto alcunché dell’autore in questione. E ci ha tentato nel peggiore dei modi, sparando a ruota libera luoghi comuni, tutti ripresi di peso dalla tivù più demenziale e fascistoide. Gli è andata male, molto male: si è fatto prigioniero di quel Nulla che ha cercato di creare nel tentativo di intrappolare la scrittura, le “Vacche amiche” di Aldo Busi.

    Ci sono sì, gli estremi per denunciare gli estremi per denunciare il furto di identità. In caso volessi agire in tal senso, scrivimi pure in privato e ti fornirò tutti i dati del sedicente Coda, affinché tu possa, giustamente, difendere la tua onorabilità che è legata in maniera indissolubile alla tua identità.

    I miei più cari saluti a te, caro Antonio Coda.

    Iannozzi Giuseppe

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