Fare satira in Europa. Non sempre siamo Charlie

Fare satira in Europa

Non sempre siamo Charlie

di Iannozzi Giuseppe

Mosaico Verdiales

Mosaico Verdiales

Affinché ci sia libertà di parola, al di là del buono e del cattivo gusto, in primis, è più che mai fondamentale che i popoli depongano le armi. Le armi e il loro uso, da parte di chiunque, è segno estremo di una barbarie che non può essere tollerata dall’uomo civile che ricerchi il dialogo. Quand’anche uno venisse offeso per la sua religione, anche in maniera dubbia, nessun Dio comanda all’uomo di uccidere in suo nome. Chi si fa latore di violenza è un estremista, qualcuno che non obbedisce a Dio, ma al contrario soltanto a sé stesso e alla sua sete di onnipotenza terrena. La libertà di parola è anche la possibilità che io vada in giro, lungo le strade, vestito da pagliaccio, nel caso lo ritenessi opportuno come forma di protesta, di satira, etc. etc.

Ci sono delle regole, delle norme Europee – che invito a prendere in considerazione, a leggere con attenzione in caso non lo aveste già fatto – dove si dice espressamente che nell’Unione Europea vige la libertà di espressione, tra cui anche la satira. Tanti politici europei sono oggetto di satira, ma non solo. A volte la satira è bella, altre volte è di dubbio gusto. Rimane il punto fermo però che le regole della Comunità Europea sanciscono il diritto a fare della satira. Sta poi a ognuno di noi rientrare o meno nei parametri del buon gusto. Ma non è difendibile chi uccide perché è stata fatta della satira di cattivo gusto. La dignità di un popolo sta anche nella libertà di fare della satira. Alla satira si risponde con un’altra satira, o con un elzeviro. Non con le pallottole.

Gli incitamenti all’odio razziale, all’odio religioso, alla violenza, alla discriminazione sessuale, sono invece parte in causa di un altro argomento. Purtroppo, in molti, ancora non hanno ben compreso che la satira è una cosa e che è tutt’altra cosa invece proclamare l’odio razziale, religioso, etc. etc.

L’attenzione mediatica è tutta incentrata su Charlie Hebdo. Ritengo che le vignette sul Profeta Maometto siano di cattivo gusto e che abbiano il chiaro intento di offendere, senza portare alcuna denuncia sociale e/o culturale. Non fanno ridere, non solleticano lo spirito neanche per un pallido sorriso. A mio avviso sono state concepite per offendere, in perfetto stile fascista. Ciò non toglie che rispondere con un atto terroristico, che ha falciato le vite di molti innocenti, non è la risposta per difendere la propria religione e il proprio credo.

“I terroristi offendono l’Islam più dei nemici dell’Islam, che hanno insultato il Profeta (Maometto) con i film o con vignette e i musulmani devono sforzarsi di isolare, assediare, e, per dirlo apertamente, sradicare questi gruppi takfiri (sunniti estremisti – n.d.r.)”: così il capo del movimento sciita libanese, Hassan Nasrallah.

Nasrallah Hezbollah

Nasrallah Hezbollah

Ci sono a tutt’oggi stragi impunite ben più vecchie di quelle di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, dell’Italicus, del Cermis, di Ustica, di Calabresi e di Pinelli… E ancora non hanno una risposta se non di puro stampo storico e quindi fallace. Non mi illudo che le stragi dagli anni Sessanta a oggi trovino una risposta. Quando c’è una strage, o si appura subito chi sono i colpevoli e i mandanti, o dopo non servirà a nulla condurre indagini su indagini. Queste potranno forse, e sottolineo il “forse”, appurare una minima (ridicola) parte della verità, ma niente di più. La Storia (il tempo che scorre e fugge) inquina gli animi degli uomini che la scrivono la Storia.

RESPONSABILITÀ CIVILE – DIFFAMAZIONE, INGIURIE ED OFFESE – IN GENERE – DIRITTO DI SATIRA

Esercizio – Espressioni lesive dell’altrui reputazioni – Ammissibilità – Limiti – Fattispecie relativa ad affermazioni calunniose in danno della persona oggetto di satira.

La satira costituisce una modalità corrosiva e spesso impietosa del diritto di critica, sicché, diversamente dalla cronaca, è sottratta all’obbligo di riferire fatti veri, in quanto esprime mediante il paradosso e la metafora surreale un giudizio ironico su di un fatto, pur soggetta al limite della continenza e della funzionalità delle espressioni o delle immagini rispetto allo scopo di denuncia sociale o politica perseguito. Conseguentemente, nella formulazione del giudizio critico, possono essere utilizzate espressioni di qualsiasi tipo, anche lesive della reputazione altrui, purché siano strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall’opinione o comportamento preso di mira e non si risolvano in un’aggressione gratuita e distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato, non potendo invece, essere riconosciuta la scriminante di cui all’art. 51 cod. pen. nei casi di attribuzione di condotte illecite o moralmente disonorevoli, di accostamenti volgari o ripugnanti, di deformazione dell’immagine in modo da suscitare disprezzo della persona e ludibrio della sua immagine pubblica. (Nel caso di specie, si sono ritenuti travalicati i limiti del diritto di satira, essendosi indicato un soggetto come imputato per aver ricevuto indebitamente denaro o altre utilità da smaltimento di rifiuti tossici, mentre costui – sebbene effettivamente coinvolto in un procedimento penale, a carico di altri – non aveva mai assunto tale qualità).

Corte di Cassazione, Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 21235 del 17/09/2013 – Fonte: ForoEuropeo.it

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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10 risposte a Fare satira in Europa. Non sempre siamo Charlie

  1. mondidascoprire ha detto:

    Penso che la satira non faccia male a nessuno, grave è invece perseguire a livello legislativo chi pensa diversamente dagli altri , penso all’obiezione di coscienza su temi caldi come l’aborto, l’eutanasia, la famiglia. Siamo tutti violenti quando deve vincere l’idea della vita e non la persona e la sua dignitàe libertà. La libertà di Charlie è veramente la libertà del cuore davanti alle circostanze della vita..

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La satira ha dei limiti: quando diventa un atto di persecuzione programmato per offendere e null’altro non siamo più di fronte a della satira. Saitra, dal latino satura lanx, ha lo scopo di veicolare una attenzione critica alla politica e alla società, evidenziandone le contraddizioni affinché si possa andare incontro a un possibile cambiamento. Ma le vignette contro il Profeta Maometto, a mio avviso, sono fini a sé stesse: non sono un atto di satira intelligente, sono di cattivo gusto, studiate per offendere senza portare alcuna vera critica sociale e/o culturale. Con ciò non sto dicendo assolutamente che l’atto terroristico nei confronti di Charlie sia giustificato. Tutt’altro. I terroristi offendono l’Islam “più dei nemici dell’Islam, che hanno insultato il Profeta (Maometto) con i film o con vignette” e i musulmani devono sforzarsi di “isolare, assediare, e per dirlo apertamente, sradicare” questi “gruppi takfiri”, ovvero sunniti estremisti. Il capo del movimento sciita libanese, Hassan Nasrallah.

    Gli altri temi da te toccati, sono altra materia e non poco difficile. 😉

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  3. mondidascoprire ha detto:

    Hai perfettamente ragione, e grande la dichiarazione di Hassan. Ciao e buona domenica!

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  4. furbylla ha detto:

    Non so nessuno si accorge di come in modo molto sottile si sta tentando di giustificare quanto accaduto (non parlo di te il tuo scritto è molto equilibrato) Molti scritti attaccano le vignette (a me non piacevano almeno non tutte) facendo la morale sulla libertà di parola e sulla satira ma nessuno di questi aggiunge, se non stimolato, che uccidere per una vignetta offensiva ,di cattivo gusto, schifosa che sia è un atto infame….. è questo che mi fa andare il sangue al cervello E non aggiungo altro che è meglio perchè non voglio essere fraintesa io “sono quella” che ha postato l’articolo che hai condiviso.
    Cinzia

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cinzietta, il mio articolo, che è poi frutto di diversi interventi che ho fatto un po’ qua e un là, vuole essere equilibrato. Hai detto giusto. Sono fortemente indignato per l’atto esecrando accaduto, una tragedia che non trova scusanti. Tuttavia, in questo momento, la prima cosa da fare è di non farsi coinvolgere in una spirale di odio. E io vedo tanto odio in giro, soprattutto in Francia. L’odio non porta mai a nulla di buono. E’ chiaro che uccidere gli ideatori delle vignette contro il Profeta Maometto è un atto esecrando, ed è ancor più esecrando il fatto che nell’attentato sono morte persone innocenti e non coinvolte con le vignette. La tragedia che si è consumata, gli Iman l’hanno condannata fortemente, in primis il capo del movimento sciita libanese, Hassan Nasrallah. Papa Francesco ha condannato questa tragedia senza senso, ha ricercato il dialogo con gli Iman: ed è questa la via da perseguire, per onorare la memoria degli innocenti che sono stati falciati dal terrorismo che non appartiene al vero Islam.

    La mia impressione è che oggi si voglia creare un nemico a tutti i costi: l’Islam non è il nemico e non lo è il Profeta Maometto. Il nemico è invece rappresentato dai terroristi, che offendono l’Islam, così come ha mirabilmente detto con forti parole di condanna, l’inclito Hassan Nasrallah. Ecco, mentre c’è da una parte ci sono gli Iman che condannano il terrorismo e Papa Francesco che cerca il dialogo, dall’altra parte invece troviamo personaggi ambigui che invitano il Papa a non parlare con gli Iman… per non parlare poi di certi personaggi politici della Francia che già stanno pensando a una guerra. E’ un nuovo 11 settembre? E’ quello che qualcuno vorrebbe. Ricordiamoci che con l’11 settembre (2001), con il crollo delle Torri Gemelle, è stata fatta una campagna di pace – chiaramente è un eufemismo – contro il mondo islamico tutto senza badare se sotto il fuoco finivano dei soldati, delle donne, dei bambini. Tutto questo è a dir poco scandaloso e mi fa venire la pelle d’oca.

    beppe

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sì, è quello che penso anche io. Questo è il vero Islam, quello di Hassan.

    Buona domenica a te

    Beppe

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  7. furbylla ha detto:

    in ogni caso mi rileggerei la divina commedia…
    notte Beppe bacio
    Cinzia

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ohhh… guarda che Dante lo so a memoria, a differenza d’un certo leghista che ha scoperto l’acqua calda. E ci metto anche certi giornalisti d’accatto dentro.

    Il punto è che Dante scrive nel suo tempo, in un tempo “bruto”: non ne sapeva granché di Islamismo, nonostante fosse il Sommo Vate; e in ogni caso lui fa alta poesia, Charlie fa quel che fa, robetta, talvolta robaccia, senza alcun gusto, né satirico né artistico… etc.etc.

    In molti farebbero anche bene a rileggersi l’Ariosto e il Tasso: si potrebbe parlare di fondamentalismo cattolico in molti casi, indi per cui roba da mettere al bando!!! Che ne dici?

    Bacio e dolce notte

    beppe

    Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
    guardommi, e con le man s’aperse il petto,
    dicendo: «Or vedi com’io mi dilacco! (30)

    vedi come storpiato è Maometto!
    Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
    fesso nel volto dal mento al ciuffetto. (33)

    E tutti li altri che tu vedi qui,
    seminator di scandalo e di scisma
    fuor vivi, e però son fessi così.
    (36)

    Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVIII

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  9. furbylla ha detto:

    oh beh credo manco orasi sappia molto dell’islamismo nel bene e nel male no no non metterei al bando nulla comunque non erano questi i versi ai quali mi riferivo
    ciao Beppaccio 🙂
    Cinzia

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Chiaro, tu non metteresti al bando. Ne sono sicuro.
    Oggi dell’islamismo si sa poco perché è più facile gridare che si è anti-islamici e farla finita così, cioè male.

    A quali altri versi ti riferivi allora? Questi?

    Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
    com’ io vidi un, così non si pertugia,
    rotto dal mento infin dove si trulla.

    Tra le gambe pendevan le minugia;
    la corata pareva e ‘l tristo sacco
    che merda fa di quel che si trangugia.

    Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
    guardommi e con le man s’aperse il petto,
    dicendo: «Or vedi com’ io mi dilacco!

    vedi come storpiato è Mäometto!

    Buonanotte, Stregaccia… Devo ricordarmi dove ha messo Dante le streghe. 😀

    beppaccio

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