“Scomparso”. Un racconto nero di Iannozzi Giuseppe

Scomparso

di Iannozzi Giuseppe

Desaparecidos

Desaparecidos

Esco di casa di primo mattino.
Mi guarda intorno, come al solito. Non mi sento al sicuro. Questo paese, un tempo fin troppo luminoso, è oggi pieno di pazzi assassini, di diavoli in erba, di fanatici religiosi.
Faccio per accendermi una sigaretta e…

Quando riprendo i sensi non lo so dove sono.
Ho mani e piedi legati. Sono imbavagliato.
Non c’è un filo di luce e fa quasi freddo. C’è puzza di vino andato in aceto. Immagino d’esser stato relegato in una cantina.
Mi illudo che qualcuno abbia preso un abbaglio, la persona sbagliata. Non sono ricco e non sono una persona importante. Chiunque mi abbia rapito, da me non otterrà granché. Non ho famiglia e non ho il becco d’un quattrino. Vivo male, in un monolocale in affitto e non ricordo nemmeno com’è fatta una donna. Nessuna vuole imbarcarsi con uno con le pezze al culo. Con il tempo mi sono rassegnato. Non mi fa più male sapermi solo. Non devo render conto a nessuno e nel momento in cui affonderò del tutto, non lascerò figli o aborti a soffrire su questa terra infame.
Adesso sono qui.

Sento il cigolio di una porta che si apre.
Per pochi istanti una pallida lama di luce rischiara l’ambiente.
Non ho più dubbi. Sono proprio in una cantina, piena di botti di vino.
Un’ombra si para di fronte a me.
“Non è uno sbaglio”, dice.
Non capisco se sia una voce maschile o femminile.
“E’ da tempo che ti cerco.”
Un paio di mani trafficano sul mio volto.
Non sono più imbavagliato.
Respiro a pieni polmoni, ma non serve a granché, poi farfuglio un’idiozia: “Perché?”
Mi aspetto davvero che mi venga data una spiegazione? No. Cerco però di sapere il perché, come un bambino capriccioso.
Sono in un casino molto più grande di me. C’è ben poco da indagare. Questi sono tempi bui. La gente scompare da un giorno all’altro e chi scompare non fa più ritorno a casa. Di questi tempi scomparire è diventata una cosa normale. I pochi Sceriffi che sono rimasti non cercano di arginare il fenomeno. Si stringono nelle spalle e pregano battendo i denti, sicuri che prima o poi toccherà anche a loro d’esser inghiottiti dall’oblio. Non sanno che pesci prendere. Se la fanno nelle mutande, e come dargli torto! Sono poi solo dei figli di Dio con un distintivo e una pistola, o nel più fortunato dei casi con un fucile. Nel corso degli anni gli Sceriffi rimasti in piedi hanno smesso di contare quanti di loro sono scomparsi.
Farfuglio ancora: “Non ho niente.”
“Non è importante. Tu basti e avanzi.”
Nessuno sa che fine facciano i desaparecidos.
Nutro la quasi certezza che non uscirò vivo di qui; e nel caso dovessi riuscire a cavarmela, poco ma sicuro che sarò un uomo molto molto diverso.
“Siamo in una cantina”, dico.
“E’ così, sei nel cuore dell’Inferno.”
Mio malgrado mi scappa una risata strozzata.
“Scegli.”
Non capisco e glielo dico chiaro e tondo alla voce che mi sta parlando.
“E’ semplice, o stai con noi o questa sarà la nostra ultima chiacchierata.”
“Non è poco quello che mi chiedete.”
“O con noi o la fossa.”
“E se decidessi di stare con voi?”
“Avrai donne, qualche soldo, una vita, e farai quello che ti verrà chiesto di fare.”
“E non dovrò fare domande.”
“Il tempo è prezioso, oggi più che mai. Scegli.”
“Scelgo di vivere.”
Sono forse un vigliacco?
Questi sono tempi bui, molto bui.
Vengo slegato.
L’ombra mi dà la mano: “Hai fatto la scelta giusta. I più scelgono male.”
E’ una mano morbida, liscia, delicata. Penso sia quella di una donna. Fra me e me sorrido.
“Come riesci a vedere in questo buio pesto?”
“Imparerai anche tu.”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a “Scomparso”. Un racconto nero di Iannozzi Giuseppe

  1. Lord Ninni ha detto:

    Caro Beppe,
    l’ho letto e l’ho riletto. (Come mio costume e come ben sai).
    Il senso della pulizia, nei tuoi elaborati, è la prma cosa che ssi percepisce.
    Storia pulita.
    Pensiero pulito.
    Struttura pulita.
    Il bello viene dopo, ovvero quando, lungo i sentieri da te proposti, ci si trova ad essere da parte attrice a soggetto passivo dove, la tua penna, ci porta per mano a “vedere”.
    alcune volte quello che scrivi può essere bello, brutto, passabile, oppure grandioso.
    Ma l’immediatezza e lo spessore “filosofico”, lo sottolimeo, rimangono impagabili.
    Questa la tua forza.

    Un abbraccio e stima.

    Ninni

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Lord Ninni,

    come per alcuni romanzi, perlopiù di pagine in sovrappiù, credo che il racconto debba andare dritto al punto ed essere lineare, il più lineare possibile. Certi romanzi moderni, di centinaia di pagine, in realtà potrebbero esser la metà o meno. Inutile, a mio avviso, infarcire il “polpettone” fino all’inverosimile con idee non chiare. Un bravo scrittore non gira attorno a un fatto né si morde la coda. Quando lo fa è un imbrattacarte, e purtroppo di imbrattacarte ce ne sono fin troppi nel panorama editoriale odierno.
    Dopo questa parentesi che subito chiudo, il racconto vuole analizzare, sì, anche facendo un po’ di filosofia, che cosa accadrebbe in una ipotetica società dove le persone vengono rapite perché scompaiono o perché scelgano di entrare a far parte di una organizzazione di cui nulla sanno e di cui nulla sapranno mai.

    Grazie infinite per la tua analisi, sempre corretta e preziosa, caro Lord.

    Un forte abbraccio con stima e amicizia a te

    beppe

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