“Suicidio” da “Requiem per l’amore” di Iannozzi Giuseppe. Ultimo breve estratto

“Suicidio” da “Requiem per l’amore”

di Iannozzi Giuseppe

diabolico

Ultimo breve estratto, ancora in stato di bozza, dal nuovo romanzo che sto scrivendo, il cui titolo, in via del tutto provvisoria è Requiem per l’amore. – iannozzi giuseppe

[…]

Talvolta anche i santi, o meglio quelle persone che da altre persone vengono dette tali, tengono una gran voglia di mandare al diavolo qualcuno. Di solito non lo fanno, in ogni caso non ad alta voce, perché più importante è restare fedeli alla parte che è stata loro assegnata. E a forza di restare fedeli alla parte assegnatagli rischiano sul serio di diventare dei santi, non degli immortali però.
Di spettacoli osceni ne ho visti a bizzeffe. Parigi sarà pure la città dell’amore, ma sarebbe forse più vero dire che è un postribolo a cielo aperto.
L’oncologo era stato categorico: anche intervenendo chirurgicamente, le chance di farcela rimanevano sotto la soglia del dieci per cento. Non ci pensai su due volte, mi sarei tenuto il tumore. La mia decisione non dovette piacere granché al dottore, che si fece più bianco d’un cencio. Gli pagai comunque la parcella, sicuro che avrei campato più a lungo se non fossi finito sotto i ferri.
Quando accettai l’incarico, non sapevo in quale guaio mi sarei andato a cacciare. In realtà me ne fregava poco o niente, purché non stessi con le mani in mano a pensare al cancro.
Non sarebbe stato facile occultare il cadavere per il tempo sufficiente alle indagini. E i miei clienti, sempreché si possa definirli così, erano due bambocci con il latte alla bocca nonostante il ragazzino, Jacques, si atteggiasse a fare il duro. Alizée invece non faceva niente. Era preoccupata, più preoccupata per le sue scarpe che non per il ragazzo dissanguato nella vasca da bagno.
Li avevo interrogati in quattro e quattr’otto. Era evidente che il loro amico si era levato la vita, ma la polizia non gli avrebbe mai creduto. Jacques era preoccupato per la sua tipa, non voleva che le accadesse niente di male.
Quei due bambocci mi facevano quasi tenerezza, mi ricordavano me alla loro età.

Tossii forte, forse troppo forte.
“Non sta bene?”
“Tutto bene, non si preoccupi, Mademoiselle. Un banale raffreddore. Piuttosto, mi dica chi era questo vostro amico, Serge.”
“Gliel’abbiamo già detto”, intervenne Jacques. “Non sappiamo molto di lui. Non era un tipo che si sbottonava.”
“Ma tu, Jacques, eri suo amico dai tempi dell’infanzia. O non è più vero?”
Non notai segno di titubanza nella risposta: “Sì, è così. Serge era un sempliciotto nonostante le sue letture strambe.”
“Perché si è suicidato?”
“Lo avessi saputo, non avrei chiamato lei.”
Sbuffai.
“Mi hai detto che secondo te voleva provare qualcosa di nuovo, di definitivo.”
“Esatto.”
“Perché?”
“Non lo so. Forse per via di quei maledetti libri che leggeva. Non lo, maledizione.”
Non gli feci ulteriori domande. Inutile torchiare un mollaccione con il gli occhi gonfi di lacrime.
Lasciai i due bambocci con la raccomandazione di tenere sotto ghiaccio il loro amico Serge. Non c’erano soluzioni alternative se volevano uscirne fuori, non dico puliti, con la coscienza a posto, ma, perlomeno, non compromessi più di tanto, anche se l’occultamento di cadavere non è uno scherzo.
Jacques aveva fatto storie, troppe per i miei gusti, la ragazza invece era subito andata in panico. Dopo averli consigliati per il loro bene, finalmente Alizée aveva smesso di preoccuparsi per le sue belle scarpette sciupate dall’acqua e dal sangue. Gli sparai il mio onorario e per i due fu un’altra botta. Alla fine acconsentii a prendere quel che potevano scucire, più che altro per non stare con le mani in mano. Tutti oramai sapevano che Patrick Brel aveva i giorni contati. Non contavo di farmi degli amici o di tirare a campare più del dovuto, ma gli incarichi scarseggiavano. I potenziali clienti non ne volevano che sapere d’aver a che fare con un investigatore con due piedi nella fossa che non si decideva a tirar le cuoia. La polizia poi aveva fatto il suo sporco lavoro facendo circolare presto e bene la notizia che il fascista Brel stava per andare a far visita al diavolo. Forse proprio per questo accettai di aiutare quei due bambocci, per tirare l’ultimo colpo gobbo ai flic.
Cacciai nel lettore cd una compilation di Johnny Hallyday, di quel diavolaccio amico Nicolas Sarkozy. La Renault Laguna tossiva dal motore peggio di me. Anche lei se la passava male, ma non avevo né tempo né soldi per una revisione, e a dirla tutta non sarebbe stato conveniente in ogni caso.

[…]

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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5 risposte a “Suicidio” da “Requiem per l’amore” di Iannozzi Giuseppe. Ultimo breve estratto

  1. tuA ha detto:

    si davvero…si respira un clima nataliiiiiiiiiiiiiizio………………………….

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  2. tuA ha detto:

    buonanotte …

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  3. furbylla ha detto:

    mi piace si respira un’aria reale ,ciò che prova Brel è palpabile
    Cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sì, infatti. Il romanzo vuol essere, tra le altre cose, molto radicato alla realtà, anche alla realtà sociale, indi per cui non ci sono elementi fantastici o anche solo vagamente surreali. Non funzionerebbero in un noir come quello che sto scrivendo. E’, come avrai ben intuito, una cosa del tutto diversa da quanto precedentemente ho scritto. Vuole anche essere letteratura a pieno titolo e non della semplice narrativa.

    Bacione, Cinzietta

    beppe

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