L’editore che lavora male pianga se stesso

L’editore che lavora male pianga se stesso

di Iannozzi Giuseppe

editoria

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I lettori prendono i libri che trovano sui bancali. Se il libro non c’è, può essere anche di un grande editore e di un autore per così dire blasonato che tanto non si sprecano di cercarlo. Pigrizia? Forse. Colpa però è anche di molti librai. I librai non ci sono quasi più, quelli che ti consigliano un libro per la qualità e non per il marchio editoriale. Esistono invece catene librarie dove c’è quel che c’è esposto.

In moltissimi casi gli editori non hanno un rappresentante che presenti i libri dei piccoli o medi editori presso le librerie: questa è una tara pesantissima, per l’editore e per l’autore che suo malgrado ha pubblicato con un dato editore. Senza rappresentanti per le librerie, gli editori, per quanto di qualità, possono ottenere riscontri vicino alla zero presso le catene librarie.

La promozione di un libro deve essere un lavoro coordinato fra editore e autore. Quell’editore che pensa che l’autore debba promuovere il libro da sé e morta lì, probabile che non sia un editore ma qualcos’altro: uno stampatore, ma questa figura non è riconducibile a quella di un editore.

Il web è una vetrina. Ma non cadiamo nell’errore che da solo possa assolvere al compito di promozione di un libro. Il pubblico vede il prodotto (il libro), fra un milione di altri: e rimane imbarazzato. Potrebbe forse reagire in modo diverso? E si tenga poi conto che in Italia le connessioni alla rete non sono così forti come qualcuno vorrebbe far credere: i più navigano dal posto di lavoro.

Le istituzioni sono un altro problema ancora. Non hanno soldi le istituzioni? Ne hanno pochi, ma anche in questo caso, un editore che non ha rappresentanti editoriali non potrà mai sperare di entrare in contatto con le istituzioni culturali, siano esse provinciali o nazionali.

L’editore che lavora male pianga se stesso. In fondo nessuno obbliga nessuno a dirsi editore e nessuno obbliga uno che scrive a dirsi scrittore.

Va da sé che nessun scrittore può campare con i diritti d’autore, neanche nel caso vendesse milioni di copie e pubblicasse a ritmo vertiginoso.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a L’editore che lavora male pianga se stesso

  1. Paolo Lacqua ha detto:

    Ciao Giuseppe ed anche un saluto ad i Tuoi Lettori,
    concordo pienamente su quanto da Te scritto,
    purtroppo ne abbiamo parlato molte volte di questa era di relativismo assoluto indirizzato al peggio dove il “convento” passa solo quel poco che vuole, ed il “pubblico” ormai assuefatto alla mediocrità “premia” il pressoché nulla che gli viene riversato addosso…
    Questo capita esattamente con altre forme d’arte (musica e cinema in primis…) ma temo anche purtroppo a livello socio-politico…
    Parere scomodo e personale di chi cerca “verità per vivere” e non “menzogne tranquillizzanti solo per essere intrattenuto”!
    Buon proseguimento, Paolo.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ciao caro Paolo,

    il convento passa quel che passa, ma c’è da sottolineare anche, che il più delle volte, il convento è piccolo; ciò nonostante pensa di essere “grande”.
    Distribuzione e pubblicizzazione sono il vero tallone di Achille degli editori. Molti editori, purtroppo, pensano che loro compito sia di stampare il libro e morta lì. No, non è così che funziona. Un libro che non venga promosso fisicamente presso le librerie, di fatto, ha ben poche possibilità di raccogliere anche e solo un minimo consenso da parte di lettori e critici. In primis, deve essere compito dell’editore, a patto che sia esso serio, portare il libro presso le librerie; e per far ciò ha bisogno di rappresentanti. Senza rappresentanti che presentano il libro (prodotto) nelle librerie, non si va avanti. Molte librerie e moltissimi critici si rifiutano di prendere in considerazione un libro perché non si trova in libreria, o si trova su quattro librerie online. Non gli si può dar torto: inutile parlare di un libro che non si trova sul mercato se non con grande difficoltà. Si parla di crisi editoriale, che nessuno nega ci sia, però molti editori non fanno niente per migliorare, per portare autori e libri presso le librerie, per farsi conoscere sul serio. Moltissimi editori delegano all’autore la promozione del libro: male, molto male. Anzi, malissimo. Editore ed autore devono collaborare perché il libro arrivi alla gente. Quell’editore che dovesse pensare che l’autore possa sbrigare da sé tutto il lavoro di promozione, sbaglia, punto e basta. Ci sono molti libri validi, stampati, che però non raggiungono alcuna visibilità: questo perché non promossi, in primis dall’editore.

    Purtroppo questo discorso è valido in tutti i campi dell’arte, musica, cinema, pittura, etc. etc. Un film che viene proiettato in una unica sala di periferia, a orari più o meno impossibili, per quanto possa essere bello, non raggiungerà mai il pubblico. Stessa cosa dicasi per la musica, per il cd, il vinile. Ci si lamenta sempre, però nessuno che abbia pensato che forse si venderebbe molto ma molto di più se uno andasse in una libreria, in un negozio di musica, e trovasse subito il prodotto che cerca. Certo che se se devo fare chilometri e chilometri, sbattendomi in diecimila negozi, per riuscire a trovare un determinato titolo, mi cadono i cosiddetti e rinuncio. Io no, ben lo sai. Ma la maggior parte della gente, non ha il tempo e forse neanche la voglia di girare a vuoto tutta una giornata per trovare un libro o un disco. Sin tanto che non ci si metterà in testa che la distribuzione, la facile reperibilità di un prodotto deve essere a portata di tutti e subito, il mercato dell’arte continuerà a sprofondare. L’arte, inutile negarlo, sta diventando qualcosa di elitario per chi può permettersi di perdere tempo e per chi ha soldi.

    Grazie infinite per il tuo intervento, caro Paolo.

    A presto

    beppe

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  3. Paolo Lacqua ha detto:

    Grazie a Te Giuseppe per la Tua dettagliatissima e da me condivisa risposta…

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ho solo detto quello che tutti più o meno sanno ma che si rifiutano di dire a chiare lettere. Grazie a te, caro Paolo.

    beppe

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