Il naso caduto. Racconto satirico sulla Russia

Il naso caduto

di Iannozzi Giuseppe

Putin uguale a Hitler

Putin uguale a Hitler

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič gli faceva le pernacchie.
“Ti cadrà il naso, poi morirai”, lo minacciava Dmitrij.
Lo aveva sempre odiato quel sovversivo.
Stalin, più di là che di qua, per il momento, riusciva ancora a rispondere al suo accusatore, con delle frasi breve o brevissime.
Era il 28 febbraio.
Mai più si sarebbe aspettato di tirar le cuoia in maniera sì tanto miserevole.
Non aveva più il controllo di nessuna parte del suo corpo.
Sol più subiva le minacce di Dmitrij.
“Te la sei fatta sotto. Hai il culo sporco.”
“Non è vero. Tu menti. Hai sempre mentito.”

“Non mento. Lo sanno tutti che sei spacciato. Nessuno ti cambierà le mutande. La merda che hai appiccicata al culo ti farà compagnia per sempre.”
Dmitrij gli appariva rubicondo, oltremodo felice, come uno che avesse ingollata una generosa dose di vodka.
“E ti cadrà il naso. Mi correggo, esso si sta già staccando da quella faccia che c’hai.”
“Menti…”, gli gridò contro Stalin, dando sfogo a tutta la residua rabbia che ancora stazionava nel suo cervello cortocircuitato.
“Il piede sinistro, con le dita fuse insieme, sarà messo a nudo e tutti potranno vedere il mostro. Non ci saranno onori, solo pernacchie.”
“Tu sei un maestro in questo.”
Ebbe un sussulto.
“Stai per morire. E’ il primo giorno di Marzo. Il cinque morirai.”
“Tret’jakov mi è fedele.”
“I medici sono arrivati troppo tardi. In Russia si è sempre in ritardo su qualcosa. Tu, più di chiunque altro, dovresti saperlo bene. In ogni caso, quei tuoi cerusici non avrebbero potuto far niente, brutto nano zoppo.”
“Non mi chiamare così, dannato”, bofonchiò il dittatore.
“E come dovrei chiamarti? Sei un nano, sei questo, un ritardato abominevole. Centosessantaquattro centimetri appena. Sei più vicino a un nano che non a un uomo. Sei un nano malfatto, butterato e stroppio.”
Suo malgrado Stalin si accorse di piangere.
“E’ tipico dei tiranni essere di bassa statura”, continuò Dmitrij. “Chi sta dalla parte di un tiranno come te, baffone butterato, non si confronta sui contenuti ma censura in maniera ossessiva e diventa un potenziale stupratore.”
Stalin continuava a tacere.
Il naso gli si staccò dalla faccia.
Una lacrima d’orrore gli corse lungo il viso butterato.
“Le menzogne zoppicano, vecchio mio. Il naso si è staccato dal tuo volto. Ma, per me, la tua immagine ci ha guadagnato. Puoi credermi.”
Stalin sentiva ma non sentiva più. Il suo cervello devastato dall’ictus non riusciva più neanche a dar corpo ai pezzi del puzzle delle sue più intime paure e insicurezze.
Dmitrij trasse un lungo sospiro, ma sotto i baffi se la rideva della grossa, mentre le note della Decima sinfonia si sparsero in lungo e in largo, in tutta la Russia. Il secondo movimento, Allegro, con le sue spaventevoli eppur giuste sonorità, esplose in tutta la sua potenza e la Russia si illuse d’essere finalmente libera. Anche Dmitrij osò pensare che la Russia sarebbe stato un altro paese, dimenticando che ‘si è sempre in ritardo su qualcosa’.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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