Cunnilingus e inquisizione. Poesie dimenticate e/o inedite

Cunnilingus e inquisizione

Dimenticate, alternative e/o inedite

di Iannozzi Giuseppe

Bernardo Gui

Bernardo Gui

I denti di Andersen

Per te più nessuna speranza
L’ha avuta vinta il destino
Nulla può risollevar
l’alma tua dimenticata
Presto un giorno arriverà
preso dal vespro e dall’oblio
e la mano monca d’un inquisitore
scriverà la tua biografia
imbrattando per benino le pareti
d’un volgare vespasiano,
e la verità sul tavolo una sola:
l’apparecchio per i denti –
tutti dannati storti e dolenti

Oh, povera anima di Andersen
Che pena perdonarsi
in giochi di fantasia,
in desideri di pederastia
mai consumati sino in fondo

La dolente Patria è di denti
che il cervello martellano
Nessun collante ci può:
quando cadono
cadono, e come arti amputati
nel profondo continuano
a produrre un male boia

Sì misero il bigolo di Andersen!
Che pena masturbarsi
sotto lo sforzo d’una tremula candela
per sterile filosofia sull’incudine
quando il ferro già freddo
più dell’eterna morte improvvisa

Ho sognato

Ho sognato ed ho sognato forte
cercando un dove
che non mi stesse stretto;
poi la strada in salita
e quella in discesa
sotto il peso dei piedi
andate per loro conto;
conto adesso
quante le nuvole ancora in cielo;
ammetto però che le ossa
le morde il freddo
e il dimenticato cuore
una croce di povero legno.

Carnefici

Non molto rimane
fra carnefici e burattini;
un corpo qua uno là,
e macerie di città,
finestre e vetri rotti
uguali a loculi violati

Non molto rimane
in mano al ragazzino
che sol ieri sognava
una donna,
un campo da arare
e sudore sotto il sole,
la fatica a fine giornata;
si vive l’oggi
temendo il domai
sotto il lacerante mitragliare
di stranieri in pompa magna
venuti ad assassinare la pace
che non c’è
e che forse mai ci sarà

Senza perdono

E che me ne frega, che me ne frega
La tua mano aperta, il tuo segno della croce
La mia risposta a denti stretti, pugno chiuso
Non dimentico né perdono, così sono

Ce l’hai su con me, io non ho seme da perdere
Gli zingari hanno occhi di fuoco, gli angeli non so
Gli uccelli però sono negri stormi attraverso il cielo
E che me ne frega, che me ne frega

Come sempre le strade si fanno pestare nel fango
E gli uomini si tirano su le braghe o se le calano
E la tua mano cerca la mia, il tuo segno segna la via
E che me ne frega, che me ne frega

E i tuoi occhi, belli non dico di no
E le tue mani, delicate non dico di no
E le tue gambe, lunghe non dico di no
Però quel tuo modo di condannare,
di prendermi la mano, a farsi in culo

Non cercare la mia mano incolore per giustificare la croce
Sono abbastanza cinico, pronto sempre a lasciarti sotto,
all’inferno della croce, nella solitudine di dio, di tuo figlio

Poesia

Il mio volto è di quercia, di legno
E’ vecchio all’occhio di chi lo fissa
E’ giovane solo all’anima inquieta
che osa cercare in me appoggio
Ho sentito ogni cosa che è al margine
[del bosco
E tutto quello che no, me l’ha portato
il vento dal Paese che sta lontano-ano,
ma mai così tanto perché io non possa
sapere dell’oggi e del domani
Viandante che vai, dove? Qui ti fermi,
qui ora ti fai solitudine sotto l’ombra
che m’appartiene; e cos’altro? Per chi,
per chi batte il tuo cuore sì giovane?
Ah, non sprecarlo! Non ti basterà esser
zingara e dalle stelle consolata – guidata
Sette giorni, sette, sette spade il destino
E tu, che ora riposi sotto le mie fronde,
domani che dirai? come aggiusterai
le parole perché non suonino di bugia
all’orecchio di colui che t’ama e non sa
che il tuo cuore da sempre è il mio?
Così smisurato e così vecchio sono
E tu tanto giovane, per il destino che è
qui, proprio sotto le foglie che ti vestono
di me, di me solo – che sogno in eterno!

Cunnilingus

Sono stonato
Non so cantare
Strimpello la chitarra
E la voce mi fa schifo
Sono stonato
più d’un impiccato

Credimi se ti dico
che è meglio per te
che non te la canti
una ninna-nanna

Non sognare a occhi aperti
Apri invece il tuo cuore
e rimettilo nelle mie mani
Lo saprò medicare
dai mali del giorno
e da quelli del passato

Non mi chiedere
di cantare,
non so usare l’ugola
La lingua però sa lavorare bene
sulla tua fica di carne di seta
Non sa cantare la mia bocca
Stono peggio d’un impiccato

Non mi chiedere
di cantare parole d’amore
Rovinerei l’indifesa carnalità
che mi sconquassa il petto
immaginandoti nuda in mio potere

Non mi chiedere
di cantare
Chiedimi invece
di essere dentro di te
per sempre

Stupida carezza

Disperazione m’ha colto
quando parea sereno il cielo

Ingrata la vita
in destino avuta
quando mio sol desio
un’esistenza d’amore
– una coccola
senza il taglio cesareo
del dolore,
di tutta quell’assenza
che viene dopo
e che mai si dimentica

Una stupida carezza,
una sola sarebbe bastata
a togliermi via
dal peso del negro sudario
che mi cade adesso addosso

Bagnato rimango
col cuore spezzato
a contare quante lacrime
dal cielo ancora su di me,
sul corpo mio fradicio
che le ossa ha esposte
in perenne magrezza

Per disperazione

Tu aspetta che ti leghi alla sedia
con rossi nastrini di seta
Tu aspetta che metta la penna
sulla carta per registrare sul bianco
ogni tuo vergine sospiro
Tu aspetta, e vedrai che sorpresa
l’amore, come non l’avevi immaginato
Aspetta che ti soffochi di domande,
che metta a nudo la tua anima,
che ti faccia sentire senza difese
in mio completo potere
E allora non avrai più scampo
Ti toccherà arrenderti, per disperazione
amarmi; e sarà triste e bello
allo stesso tempo, anche se ora
fatichi non poco a credermi

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Cunnilingus e inquisizione. Poesie dimenticate e/o inedite

  1. tuA ha detto:

    Per disperazione A mi parla di te più di tutte le altre, perchè è quello che hai vissuto e torni a rifare in una tragedia perenne

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cara Lorella, Disperazione è una bella poesia, almeno per me. Tuttavia non parla del sottoscritto. Non amo scrivere di me, di quello che faccio o non faccio. Racconto in poesia storie vissute da altri. Questo dovrebbe fare uno che scrive poesie. Parlare di me, in poesia poi, sarebbe orribilmente noioso. L’ho purtroppo fatto in passato, ma ero un ragazzo brufoloso e stupido al cento per cento. Fortuna che certe schifezze che ho scritto sono nei miei archivi, ma un giorno o l’altro me ne sbarazzerò, così come è giusto che sia.

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