La gobba di Giacomo Leopardi

La gobba di Giacomo Leopardi

Ovvero, la sfiga è alle tue spalle

di Iannozzi Giuseppe

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi (R.I.P.)

Se leggo il Leopardi
mi prende presto l’angoscia
come in una giornata di sole
subito sconsolata dentro a una tempesta
di lacrime, di sale su mille ferite aperte

Se l’avessi qui davanti
non esiterei un sol momento:
sì, gli sparerei in pieno volto
per far centro, un buco tondo
perfetto in fronte
E allora un po’ soddisfatto
me ne andrei bello bello
a costituirmi libero colpevole
con in faccia tutto il sole
dell’amore stuprato sciupato
sui bianchi fogli, pallidi,
tali e quali a cadaveri dissanguati

Quanta polvere lascerei
volar via, e quanta cenere!
Aprirei le mani e urlerei di gusto
Ti direi qualcosa di banale,
tipo “io t’amo veramente”
E tu mi schiaffeggeresti la faccia
con un risata piena di cattiveria

Se leggo il Leopardi
mi vien la gobba,
m’assale quella triste voglia
di non muovere un solo dito
Mi prende il negro pensiero
che solo una corda al collo
cancellerebbe l’universo intero

Non darti pena

Per me non darti pena
Giovane ancor sono
Lo spirto mio invaso è
più di seme che di speme;
e se trovi sia io volgare,
ti dirò che il Leopardi,
sommo poeta
da me amato,
pure lui nei suoi sogni
mai consumati osò dire;
e allora non far di me
croce senza delizia,
Amica Mia

Caprone segaiolo

Ti sfilerò
dolcemente la gonna
E in faccia ai maligni
il nostro ghigno risplenderà,
in uno spazio che s’eternerà
da infinito a infinito
per tutta invidia di quel caprone,
di quel segaiolo del fu Leopardi

Grande sfiga

Il nostro amore grande
praticamente alla mano
non ci porta fortuna
sotto la luna

Il nostro amore un’emorragia,
un ponte di guai tra poesia
e gelosia – il nostro amore così

Ah, il nostro amore immaginato,
che infinita rottura di coglioni!
Col Leopardi poi, sfiga fatta

Il gobbo favoloso

Come vampiri sul limite resistiamo
Si sciolgono i ghiacciai, i nevai, i viavai
Rimane quel che rimane,
e non lo sappiamo mai bene cosa
Ma questa cosa, questa cosa
tu non la chiamare primavera, radice, face
I granchi camminano all’indietro
Dovremmo farlo anche noi
invece di cercar fortuna in un ferro di cavallo,
di battere il ferro, di far d’Efesto il mestiere

Come vampiri sul limite ci affacciamo
per un momento soltanto;
e ciao ciao al gioco, testa o croce,
addio alla tradizione, alla ginestra

Come vampiri lasciamo la bellezza
Come l’inganno che in fronte ci baciò
lasciamo il suicida libero di volar via
La bruttezza al gobbo Leopardi, perché no!
Favoloso e di più, con o senza di noi
si sciolgono i ghiacciai, i nevai, i giammai

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a La gobba di Giacomo Leopardi

  1. furbylla ha detto:

    ti odio ahahahah
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Diavolo, non mi piace quel piagnone del Leopardi.
    Mi sono tolto ‘sto sassolino dalle scarpe. Eccheccazzo! Sempre a lamentarsi quello. Bravo, non dico di no. Ma dal punto di vista umano, diavolo, era un piagnone e basta.

    beppe

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