Il critico d’arte al telefono

Il critico d’arte al telefono

di Iannozzi Giuseppe

critico d'arte

– Ho un lavoro per te.
– D’accordo. Spiegami.
– Tu ci sai fare con i pennelli.
– Non sono Caravaggio, ma diciamo che ci metto non poco coraggio a dipingere quel che poi dipingo.
– Sì, bene. Però m’interessa la tua esperienza in qualità di critico d’arte.
– Nessuno si è mai lamentato. Le mie critiche sono sempre puntuali e precise, questo ben lo sai.
– Bene, allora è fatta. Sei libero?
– Dipende…
– Domani arrivano delle tele d’un giovane artista. Vorrei che gli dessi un’occhiata.
– Dove?
– Alla Galleria Napoleone Bonaparte.

– A che ora?
– Alle dieci in punto.
– Si può fare.
– E giacché che ci sei, mi faresti davvero una cortesia se per ogni opera buttassi giù una critica per iscritto.
– Sì, certo.
– Bene, allora a domani.
– Un momento…
– Che c’è?
– Non vorrei sembrarti indelicato, ma per questo lavoretto chi paga?
– Chi paga e chi paga! Dettagli, dettagli, null’altro che dettagli.
– Non mi starai forse lasciando a intendere che per la mia prestazione professionale un pacca sulle spalle e un calcio in culo?
– Non la far tragica. Per te è una bella opportunità.
– Non capisco davvero di cosa tu stia parlando. Non vado a esporre le mie tele.
– Ma che vuoi?! Ti fai vedere in giro.
– Se è per questo, mi faccio vedere sin troppo in giro, a destra e a manca. Non ho bisogno di far vedere il mio brutto grugno domattina alle dieci…
– Insomma, che diavolo vuoi?
– Senti, amico mio, a vedere le tele di questo bamboccio viziato, io non ci vado. Se qualcuno vuole il mio parere professionale, bene, il pagamento è sull’unghia.
– Tu sei fuori di testa.
– Come vuoi tu, amico. Cercati qualcun altro che lavori gratis per te. Chi non si fa pagare per le sue prestazioni professionali è di sicuro un coglione che non vale una sega.
– Non mi puoi lasciare così, di punto in bianco, brutto bastardo.
– Posso, eccome se posso. Stammi bene, ti saluto. Dal cesso Picasso grida come un ossesso.
– Senti… lascia perdere Pablo…
– Non posso lasciarlo così, col culo sporco di merda. Ti lascio. Ci sentiamo. Devo proprio scappare…

Clic!

Il critico d’arte (gridando) – Pablo, Pablo carissimo, arrivo in un battibaleno, non ti preoccupare. Ti porto subito la carta igienica che ti serve. Lo sai che adoro le tue opere, sempre così moderne, sempre così estreme, sempre così provocatorie.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Il critico d’arte al telefono

  1. furbylla ha detto:

    due pesi due misure?
    ciao
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ una chiave di lettura.
    E’ la solita vecchia storia che la professionalità e il talento non vengono riconosciuti e quindi non vengono pagati. Un ennesimo atto d’accuso contro un sistema culturale che non funziona.

    beppe

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