“Giusto un topo in gabbia”. Poesie zappiane. E segnalazione libri di Iannozzi Giuseppe

Giusto un topo in gabbia

di Iannozzi Giuseppe

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Topo in gabbia

Giusto un topo in gabbia
Qualcuno mi spieghi perché
Sembrava che tutto fosse finito
e invece è solo l’inizio
Non mi dovrei sorprendere,
mamma l’aveva predetto
innaffiando il cranio di papà
nel vaso di fiori

Giusto un topo pieno di rabbia
Qualcuno mi spieghi
quando ha cominciato a buttar male
Quegli otto fessi in tv si litigano il mondo,
io cerco soltanto di uscire da questo labirinto

L’altra sera eri davvero uno splendore
vestita di champagne con gli occhi allucinati
Nessuno ti scollava lo sguardo di dosso
Fossi stato più pratico sarei stato geloso,
e invece ho fatto finta di niente,
continuando a ripetere come un mantra
che domani sarebbe stato un altro giorno
L’altra sera eri calda, eri la donna dei sogni,
ogni maschio ti sbavava a un fiato appena
di distanza…

Giusto un topo in gabbia
Giusto un topo assetato di vendetta
Se trovo l’uscita, giuro, cambierà tutto
Se ho l’imbeccata giusta, questa volta non sarà
uguale alle altre, lacrime ad allungare
il whisky nel bicchiere e a disfarti il rimmel

Se esco da questa vita…
Se esco da questa maledetta prigione,
giuro su Minosse che te la faccio pagare cara
Se esco da questa vita prendo il toro per le corna
Giusto un topo, giusto un topo, giusto un topo…

Non può essere così sempre
Non può essere così per sempre
Non può, non può essere sempre così
Non può, non può esser così per sempre

Bella mia

Baci, Bella mia
Io vado via
Non lo so dove
Dove andrò
non lo so
davvero

Non ho un’amante,
ho in tasca niente
così puoi star sicura
che non ti tradirò

Davvero però
non lo so
per dove passerà
questo lungo treno
d’affamati ammazzati
Toccherà città
e al di là di esse
infine si porterà
Questo immagino
e non lo vorrei,
Bella mia

Il postino suona due volte

Non ti preoccupare
E’ il postino
Quello ha preso il vizio
Suona sempre due volte
Anche quando
in casa non c’è nessuno,
il postino suona e suona
Un brutto tipo sul serio
L’ho incontrato una volta
lungo la tromba delle scale:
voleva sapere
d’un nome e cognome
che non gli riusciva di trovare
E io che cadevo dalle nuvole
gli dissi che non sapevo,
e allora quello ha preso
a imprecare manco fosse matto
E forse lo era, da legare…
il Matto di Collegno fuggito
e ora a piede libero

Suona due volte sempre
Il postino, brutto e al verde
Non dovresti aprirgli
Non ti preoccupare,
suona sempre due volte
Sempre due, almeno due

Tu, Vipera gentile

In gattabuia,
Tu, Vipera Gentile,
m’hai sbattuto
La porta in faccia,
sul naso
tutta l’ho presa
E dici d’amarmi
Certo che sì,
mi ami
E allora
spiegami un po’ perché
mi sento così,
come una goccia d’acqua
sputata in un deserto
di sabbie e di rabbie
E mai un filo di vento

Mi sento così,
così triste
Non lo puoi capire
Non c’è donna
che mi consoli,
non c’è una gonna
che si alzi
e mostri levigata avvenenza
Domina solo l’assenza
Lacrime negli occhi
fuggono veloci:
non fanno in tempo
a toccarmi il mento
che già sono svaporate

Apri quella porta,
aprila quella maledetta!

Qui, non ci voglio stare
Stanco d’andare
su e giù per dune
col sole che mi becca
in fronte per miraggi
di gobbe di cammelli
cavalcate da barbute veline

Aprila la porta
Fammi entrare dentro
Così stanco, così tanto
Voglio entrare
di nuovo nel tuo letto
anche se oramai
m’hai fatto il naso nuovo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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