Nuvole di Guerra. Poesie di Iannozzi Giuseppe

Nuvole di Guerra

di Iannozzi Giuseppe

bomba atomica

bomba atomica

NUVOLE DI GUERRA

Correvo, correvo perché,
perché avevo tanto, tanto da fare
ancora; e ancora non è finita

Volevo vedere il mare
prima che la guerra lo prosciugasse
Volevo incontrare una ragazza
e una pazzia che fosse tutta mia
Volevo sentire la salsedine
e una canzone dei Rolling Stones
prima che naufragasse il cielo
rosso di speranza alla sera
dentro il cuore blu oscuro del sale
Volevo solo questo,
ma non ce l’ho fatta
Sono morto prima
di calpestare la spiaggia
coi miei sconsolati nudi piedi
Sono saltato in aria
e non ho sentito niente,
neanche una fitta di dolore
Ho cessato di esistere
L’ho capito solo adesso
che da lassù
– uguale a nuvola fra tante –
guardo il mare rosso di sangue
sotto di me

Corro, corro ancora attraverso il cielo,
ma non sarà mai più come prima
E c’è ancora così tanto da fare!

CAPITA A TUTTI

Almeno una volta nella vita
capita a tutti di morire
Esperienza non proprio necessaria.
ma pare non si possa farne a meno

Capita a tutti di fare Pasqua
aspettando sempre il domani,
tra soli e improvvisi temporali

NELLA NEBBIA

Negli occhi d’una donna
soltanto cercano
uno specchio,
cercano sé stessi riflessi
ignorando la femminilità,
divina eternità
a portata di mano,
immensamente distante
quando non si è capaci
di riconoscerla e amarla

Per questa ignoranza
muoiono gli uomini,
in solitudine, infartati
dentro la nebbia
delle loro sigarette

IL MIO TESORO

Tesoro, non darti ai fantasmi
Nel Getsemani c’è l’insidia,
l’ombra d’una croce
e di trenta danari di sangue
E sull’alba di quella regione
soltanto un cappio
che non è per i tuoi occhi

Tesoro, vieni, torna in te
Non lasciarti a tutto questo

Tu sei il mio tesoro,
il battito di ciglia
che al mattino mi sveglia
Tu sei il battito di cuore
che di soprassalto m’innamora
tra la nera di sempre
e il pettegolezzo sui clown
al Gabinetto
Tu sei la mia Democrazia,
sei un giorno di sole e di pioggia:
eternità e un momento appena
Sei la mia sola Signora,
quella che mi spinge
a vivere come un gentleman

INGENUITA’

Respiro i tuoi pensieri
che passo dopo passo
metti in circolo
Che dopo ventiquattro scalini
resistono nel battito affannato
affamato d’altro amore
Respiro ogni tua parola
perché mi possa entrare dentro
e farmi un po’ bello
come te,
un po’ innamorato
come il tuo cuore
che lo so non sa battere per me

Rimango qui
con le labbra intatte
Amore non l’ha mai sfiorate
e le tue son per altri più belli
Non mi lamento
ma in segreto ci soffro
Così ti dico quel che sento
mentre cerco di starti dietro
passo dopo passo
forte solo dell’ingenuità
che non s’arrende in petto
nonostante sappia da sempre
che destinato sono alla sconfitta

AGNELLO

Dormi, dormi, dormi
E’ domani un altro giorno
Troppa stanchezza
non fa bene al corpo
e allo spirito, e nemmeno
al capro espiatorio
o all’agnello di Dio

Dormi dal tramonto
all’alba, dimentica l’orrore
della stanchezza,
di quella spada che hai retto
per giorni e giorni in mano
per difendere l’anima tua,
senza mai chiuder occhio

Dormi, dormi, dormi
E se in sogno m’incontrerai diverso
da come mi hai nei tuoi ricordi,
ti prego di farmi fuori presto,
con un colpo di spada
che mi spicchi dal busto il capo

CANZONE PER NEL

Nel, così capricciosa e sola
Avresti bisogno di tante coccole
e non d’una scopata e via
Avresti bisogno di tante sculacciate
per toglierti dal fango delle tue distrazioni
Avresti bisogno d’un paio di orecchini
per andare a messa a prender la comunione,
e di un taglio cesareo che ti sorrida
Avresti bisogno di cambiare l’acconciatura
Avresti bisogno di perdere un’altra volta
la verginità per darla all’avidità delle fiamme
come Giovanna D’Arco
Nel, hai bisogno di così tanto e sei così,
così tanto capricciosa che nemmeno la brioche
e il cappuccino nero ti stanno più bene al mattino

Ancora non riesci a perdonare lo sgarbo,
quel banco di scuola, l’equazione senza soluzione
e quel filosofo dietro di te che ti tirava le trecce
Ancora non riesci a dimenticare il primo morto,
la faccia di tuo padre abbandonata sul cuscino
senza un fiato né una parola in eredità per te
Ma sempre tutto hai avuto dalla vita
e non ti sei domandata mai da dove venisse
Nel, così capricciosa e sola

Hai tanta paura da imparare
e altrettanta da dimenticare
Una dose uguale di sculacciate e di coccole
per ridarti alla vita
Nel, così capricciosa, così tanto da far stare male
chi osa starti accanto con una carezza,
con una mollica di pane

Hai tanti luoghi comuni da sbagliare
e un pozzo di idee da dare alle ortiche
Una dose uguale di sculacciate e di coccole
per ridarti alla vita
Nel, così capricciosa, così tanto da far stare male
chi osa starti accanto con uno schiaffo,
con una piuma d’angelo caduto

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe detto Beppe, Iannozzi Giuseppe o King Lear, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.