Nikola P. Sovic: un romanzo brutto e sgrammaticato

Nikola P. Sovic: un romanzo
brutto e sgrammaticato

di Iannozzi Giuseppe

P. Savic - Vita migliore

P. Savic – Vita migliore

Negli ultimi tempi, non dico d’esser stato meno cattivo e quindi meno giusto, però non ho usato il pugno di ferro. La critica letteraria non ha bisogno di cuori teneri. E’ deprecabile quel critico che concede anche una sola virgola agli autori che recensisce, cercando di venire loro incontro perché giovani, perché ancora inesperti, perché pubblicati da un piccolo editore, o perché venuti fuori da un talent show. Il critico letterario deve sempre usare il pugno di ferro, senza mai guardare in faccia nessuno, senza preoccuparsi se l’autore sia giovane o che altro. Il critico deve considerare il libro bell’e finito, e fregarsene altamente dell’autore, del suo vissuto.

Oggi imperano tanti libri di formazione – un’altra terribile moda letteraria che presto sarà dimenticata, Deo Gratias! -, perlopiù scritti alla boia d’un Giuda, non poche volte in maniera a dir poco sgrammaticata: questa non è arte né cultura, è invece altra cosa, l’inappellabile segnale che autori ed editori sono a corto di idee. Se si vuole annoiare un lettore, o potenziale tale, non c’è niente di peggio che mettergli sotto il naso la storia personale di Caino, o di Abele, rimaneggiata da un editor. Se si vuole suscitare il disgusto di un critico letterario, niente di più facile: basta proporgli l’ennesimo libro di formazione, possibilmente di origine pseudo-esterofila. Le storie di formazioni non servono alla Cultura. E se uno ha proprio bisogno di sentire le storie di Caino piuttosto di quelle di Abele, ha solo da ascoltare, con orecchio attento, i tanti drammatici e veritieri resoconti della gente, di chi vive ai margini, di chi il lavoro lo ha perso, di chi vive in strada chiedendo l’elemosina.

Vita migliore (Bompiani) di Nikola P. Savic mette a disagio, mette a disagio perché, oltre ad essere un libro scritto in maniera disorganizzata e sgrammaticata, è l’ennesimo romanzetto di formazione. Non basta scrivere, non è sufficiente mettere nero su bianco la propria esperienza di vita in un sistema totalitario: ogni immigrato ha una storia crudele alle spalle, di soprusi immani e di morte, una storia che i più non conosceranno mai. Nikola P. Savic è dunque stato fortunato a poter raccontare la sua storia, la sua vita a Belgrado. Ma la sua non è una storia originale. Ce ne sono di ben peggiori e mortificanti, sparse su tutta la faccia della Terra, di questa sporca umanità sempre meno umana. Non basta davvero a Savic mettere nel suo costrutto narrativo, sfilacciato e sgrammaticato, un infarcimento stereotipato: prime esperienze sessuali, rivalità fra coetanei, sogni persi lungo la strada, una briciola di fede religiosa calpestata, e pistola alla mano per sentirsi protetti, o meglio adulti, uomini (forse) capaci di uccidere se molestati. Sono tutti ingredienti che non fanno di un romanzo un buon romanzo. Storie come quella di Savic, per chi vuole ascoltare, si trovano a bizzeffe,
entrando in qualsiasi bar di quart’ordine.

Vita migliore di Nicola P. Savic è uno di quei rari libri che ho mollato a metà lettura: il perché è presto detto, la sua storia è una delle tante, una storia comune a molti altri che hanno vissuto a Belgrado, o in altri paesi ben più disgraziati e massacrati. Quello che non ho letto, lo immagino, lo immagino perché l’ho sentito da persone che non si sono riciclate nelle vesti di scrittori. E nemmeno serve l’introduzione di Andrea De Carlo, che forse è più costruttivo in qualità di scrittore (seppur piuttosto seriale), che non in quella di critico e giudice.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in critica, critica letteraria, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe sconsiglia, libri, recensioni, stroncature e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Nikola P. Sovic: un romanzo brutto e sgrammaticato

  1. furbylla ha detto:

    stroncatura è un eufemismo…
    cinzia

    "Mi piace"

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Purtroppo, quando ci vuole ci vuole. Il fatto che sia stato scritto da un autore, che la lingua italiana, l’ha appresa a modo suo stando in Italia, non interessa al vero critico: semplicemente è sgrammaticato, davvero molto sgrammaticato. E’ strapieno di frasi che non si capisce assolutamente cosa l’autore intenda dire. Suppongo, e lo sottolineo che lo suppongo, che abbiano voluto premiare Nikola P. Sovic per via del suo nome, dal sapore un po’ esotico. E’ una cosa che non mi sarei mai aspettato. Illeggibile è dir poco. E presumo non sia stato operato alcun editing: gli sarebbe costato una botta, perché, a volerlo mettere a posto, più della metà del romanzo andrebbe riscritta, in pratica un lavoro della madonna. E’ per questo che costa poco, pur essendo un libro Bompiani. Così come è stato scritto, così lo hanno pubblicato, e non mi chiedere con quale coraggio. Senti che scrive Andrea De Carlo nella sua nota, contenuta nel libro:

    “Nikola P. Savic è un raro caso di romanziere originale. Non imita nessuno, non si adatta a convenzioni, non assume atteggiamenti. […] La sua prosa è scarna, eppur tutt’altro che povera. […] è un autore che usa la nostra lingua in modo molto più interessante e creativo di tanti che la parlano da sempre.[..]”.

    Certo che è così: usa la lingua in maniera selvaggia, disgraziata, costruendo frasi impossibili e sbagliando uso di termini, aggettivi, etc. etc. Un disastro su tutta la linea.

    Italo Svevo, nato Aron Hector Schmitz, aveva anche lui problemi con la lingua italiana. Ma, a differenza di Sovic, Svevo era ed è uno scrittore enorme, uno Scrittore con la “S” maiuscola. Ai suoi libri ci lavorava per degli anni e quando si trovava in difficoltà, chiedeva consiglio, a James Joyce, ad esempio. Ecco perché Svevo è un Gigante della Letteratura Italiana e Mondiale, mentre Sovic, al massimo, è uno che usa la penna come gli viene e morta lì. Ho dovuto interrompere la lettura, perché è da farsi un male boia: non è neanche un italiano maccheronico, è ben al di sotto. Ho interrotto per via della grammatica inesistente e perché la storia che racconta è uguale a tantissime altre. Non c’è niente di speciale in questo “Vita migliore”. Persino il titolo è sgraziato, povero, banale.

    Torniamo a leggere e a riscoprire Svevo, questo colosso della Letteratura e dimentichiamoci di questa operazione editoriale e televisiva.

    Bacione

    beppe

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.